Intervista a Dario Crapanzano

1756

 

[divider] [/divider]

Dario Crapanzano, nato a Milano, nel 1970 ha pubblicato la guida sentimentale A Milano con la ragazza…e no. Ha esordito come romanziere nel 2011 con Il giallo di via Tadino (Fratelli Frilli Editori, riproposto da Mondadori nel 2014). Tutte le successive indagini di Mario Arrigoni e del commissariato di Porta Venezia, acclamate da pubblico e critica, sono state pubblicate da Mondadori. Il suo libro La squillo e il delitto di Lambrate è stato pubblicato da SEM nel 2018. Oggi lo abbiamo incontrato per il suo ultimo romanzo, Arrigoni e l’omicidio nel bosco, pubblicato sempre da SEM e uscito da poco nelle librerie.

1. Dario, lei ha sempre scritto in ambientazioni reali e milanesi. Adesso ha deciso di ambientare ad Arbizzone Varesino, paese inventato. Come mai?
D.: Mi sembrava giunto il momento di mettere alla prova Arrigoni anche fuori del suo contesto abituale, cioè la città di Milano. Inoltre, ho pensato potesse essere interessante proporre un’ambientazione “provinciale” raccontandone usi, costumi e abitudini e modo di vivere.

2. Far muovere Arrigoni fuori Milano. Qual è stata per lei la cosa più difficile rispetto ai precedenti di Arrigoni?
D.: Far agire Arrigoni fuori Milano ha significato, per lui… e per me, muoversi in località e ambienti privi di quei punti di riferimento che hanno accompagnato tutti i precedenti romanzi. Ma quest’ultimo è la dimostrazione, credo, che una indagine poliziesca sempre un’indagine poliziesca è, dovunque si svolga.

3. Qual è stata la spinta che l’ha portata ad ambientare i suoi romanzi negli anni ’50?
D.: Ho pensato di ambientare le mie storie negli anni ’50 per due motivi. Il primo consiste nella mia passione per quel periodo, che ho vissuto da bambino, un’epoca dove i milanesi, e gli italiani, uscivano dall’incubo della guerra e si rimboccavano le maniche per costruire un futuro migliore. Il secondo motivo è un po’ egoistico: descrivendo indagini in quel periodo, potevo mettere in risalto solo le qualità personali dell’investigatore: le uniche armi per risolvere il caso sono state dunque un buon cervello e il ricorso a una logica stringente, senza l’aiuto delle tecnologie del giorno d’oggi (dna, luminol, computer e chi più ne ha più ne metta)… che non conosco perfettamente.

4. Le donne sono sempre una parte importante dei suoi romanzi, figure forti. Ci può raccontare le donne nei suoi romanzi?
D.: Raccontare tutte le donne dei miei romanzi richiederebbe troppo tempo. Mi limito a citare la bella moglie del commissario, il cui acume a volte riesce persino a dare una valida mano al marito per la soluzione di un caso. C’è poi l’anziana madre, la vedova Arrigoni, con la quale il figlio intrattiene un rapporto schivo ma profondamente affettuoso. Fra tutte le altre “bellezze” che compaiono nei romanzi, ricordo, una per tutte, la splendida prostituta di casa chiusa de “La bella del Chiaravalle”, una giovane donna dotata di grande fascino, trascinata sulla “via della perdizione” da un destino avverso e una adolescenza tribolata. Va infine detto che, in tutti i romanzi, le figure femminili hanno grande importanza sia nello sviluppo della storia sia nella sua conclusione.

5. In tutti i suoi romanzi uno sfondo sociale, anche se accennato c’è sempre. Qui parla del contrabbando e della provincia, la chiusura verso l’altro. Come sono cambiate queste cose? Sono sparite o si sono trasformate?
D.: A questa domanda ho in parte già risposto. Aggiungo che i reati che affliggono la società, apparentemente immersa nel benessere, presentano aspetti di ferocia e crudeltà sconosciuti all’epoca in cui si muovono i miei romanzi.

6. Sta già pensando ad una prossima avventura per Arrigoni o lo rimetterà in stand-by ancora una volta?
D.  Arrigoni ha “riposato” un po’ per dare modo all’affermazione di un nuovo personaggio, una delle prime investigatrici femmine: la dilettante “squillo” del romanzo “La squillo e il delitto di Lambrate”. Ma, dopo questa pausa, Arrigoni è tornato e non ho intenzione di metterlo nuovamente “in panchina”.

Cecilia Lavopa