Elena e Michela Martignoni – I Borgia. Il delitto. La vendetta. L’inganno

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Editore Corbaccio / Collana Narratori Corbaccio
Anno 2018
Genere Giallo storico
814 pagine – brossura e ebook

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Tornano per il piacere di chi ama il giallo storico i tre romanzi sulla saga dei Borgia ad opera di Elena e Michela Martignoni. Stavolta l’editore ha scelto di ripresentarli secondo un più corretto assetto e utilizzando dei nuovi titoli: Il delitto, La vendetta e L’inganno che facilitano al lettore la comprensione con il corretto susseguirsi temporale dei fatti della trama. E le autrici di buon grado si sono prestate. Quindi bentornati i Borgia, focosi spagnoli venuti da Xativa al seguito del primo papa della famiglia Calisto III, diventato cardinale rappresentante a Roma di Alfonso V d’Aragona. Fieri valenzani che vennero a dominare la Chiesa. Assetati di potere, spietati e superbi furono intriganti, intelligenti e magnifici, benché schiavi delle umane passioni e invisi a tanti rivali e nemici. Le vicende di questa saga vanno dal 1497 al 1502, dal barbaro omicidio del bello e sfrenato Juan secondogenito di Alessandro VI (al secolo Rodrigo Borgia) alla vendicativa trappola di Senigallia che portò al sanguinario eccidio dei congiurati ex grandi alleati, commesso da Cesare Borgia A cinque anni dall’ascesa al soglio pontificio, Alessandro VI, prima con il figlio Juan, da lui immeritatamente fatto Capitano della Chiesa e sostituito dopo la morte con il primogenito Cesare (ex cardinale), mira al dominio della Penisola e alla creazione di un regno familiare, depredando senza pietà le Signorie italiane, da secoli feudatarie di Roma.

La prima parte della saga: Il delitto parte il 15 giugno del 1497, quando Alessandro VI, viene informato della scomparsa, la sera prima, del figlio prediletto, Juan, recatosi presumibilmente a un incontro amoroso dopo aver cenato con i fratelli Cesare e Jofrè dalla madre, Vannozza Cattanei, nella sua villa sull’Esquilino. Juan non ha fatto ritorno a casa e la sua guardia del corpo è stata ritrovata morta davanti all’ingresso di una Stufa, sede di un postribolo di qualità. Due giorni dopo anche il corpo di Juan, l’amorale e incontrollabile Duca di Gandia, verrà ritrovato nel “letamaio” del Tevere, massacrato da nove pugnalate. Juan Borgia era inviso a molti e molti, anche a lui vicini, avrebbero avuto motivo di volere la sua morte, ma il colpevole pare svanito nel nulla. Pur stravolto e stremato dal dolore, suo padre, il papa, rinuncerà a scoprire e punire l’assassino, sia nel dichiarato intento di guardare allo spirito e perdonare i peccati ma e principalmente per salvaguardare il suo potere di “Sovrano assoluto e infallibile”. Sia nel primo capitolo della saga: Il delitto, che nell’ultimo: L’inganno, Elena e Michela Martignoni hanno scelto di usare come protagonisti la storia e soprattutto personaggi realmente vissuti, secondo una loro personale ma ben calibrata interpretazione, in La vendetta, storia e personaggi reali fungono invece da magnifico scenario e buona parte degli attori della trama, sono inventati ad hoc. E proprio a questi attori le Martignoni, affidano la soluzione di uno dei più brucianti “cold case” della storia: l’uccisione di Juan Borgia. Sono passati tre mesi da quel delitto e siamo a Roma, nell’autunno del 1497.

Nessuno conosce la vera identità di Segundo, il protagonista. Non ha volto e non ha passato. Ma ha una vendetta da compiere. Una vendetta, che per lui è una missione e un’ossessione che porterà avanti a ogni costo fino in fondo, anche a rischio di coinvolgere degli innocenti e senza risparmiare se stesso. Mimetizzato in un travestimento, eliminerà senza pietà, i mandanti e gli esecutori, sfruttando le loro debolezze. E con la natura scatenata anche contro la malvagità degli uomini, l’Urbe, che continua a mordere il freno sotto l’imperio dei Borgia, si tingerà di rosso porpora, mentre un significativo cameo viene dedicato alla potenza e all’arte di un giovane Michelangelo. Degno “conarratore” del terzo capitolo della saga: L’inganno avrebbe potuto essere Niccolò Machiavelli, che aveva dedicato a Cesare Borgia e alle sue capacità politiche di spregiudicatezza e di conquista la prima stesura del suo famosissimo “Il Principe” . Allora il Valentino, il ventisettenne figlio di papa, così chiamato perché fatto duca di Valentinois da re Luigi XII, dopo il suo matrimonio con la principessa Charlotte di Navarra, era all’apice del potere in Italia. Aveva conquistato con astuzia, promesse e crudeltà, una dopo l’altra, tutte le città della Romagna. Un uomo pericoloso, affascinante, in grado di trattare da pari a pari con Luigi XII e di mischiarsi ai popolani, capace di stringere nuove alleanze ma e soprattutto di smascherare i nemici che si fingevano amici. Ma fu un uomo o un mostro colui che alla fine del 1502, dovette controbattere il tradimento di signori e condottieri che volevano ribellarsi al crudele “dragone”? E anche loro erano uomini o mostri?

Il rinascimento è un’epoca di efferatezze e barbare crudeltà. Elena e Michela Martignoni non ci risparmiano biechi particolari che fanno a pugni con l’etica. Lo splendido mondo della corti rinascimentali, avvelenato da continue trame di palazzo, ospita senza fare sconti le storie dei tanti protagonisti: gli Orsini, i Vitelli, i Montefeltro, i Della Rovere, i Baglioni, gli Este, re Luigi XII, Leonardo da Vinci, Niccolò Machiavelli e tanti altri. Su di loro aleggia, quasi fosse un incubo, il tenebroso spirito e il diabolico volere del Borgia, ottimo interprete a tinte noir del Rinascimento. Ma ora facciamo qualche passo indietro. Tutto cominciò a Xativa, culla natale dei Borja, da un diplomatico giurista emerito, al servizio di Alfonso V il Magnanimo re d’Aragona e di Napoli, Alfonso Borja, vescovo di Valenza e precettore di Ferrante, suo unico figlio maschio legittimato che, come vice cancelliere e consigliere reale seguì e appoggiò il Magnanimo a Napoli nella guerra che lo vide vittorioso contro Renato d’Angiò e lo incoronò. Di là Borja venne nominato cardinale da papa Eugenio IV e ci fu la calata della nobile famiglia catalana a Roma. Nel 1449 due nipoti di Alfonso Borja: Rodrigo de Llançol Borja e Pedro Louis de Mila lo raggiunsero. Rodrigo, diciassettenne, andò a completare brillantemente gli studi di diritto a Bologna, tornò a Roma e iniziò a scalare i gradini del potere. Alfonso Borja a 77 anni fu eletto papa, mise in testa ai nipoti la berretta cardinalizia e nominò Rodrigo vescovo di Valencia e Vice Cancelliere. È fatta! Ci vorranno due pontificati ma Rodrigo è un predestinato: dopo la morte di Innocenzo VIII dal conclave del 1492 uscirà papa. Non sarà un pessimo papa. Ma fautore di un nepotismo esasperato, i figli come pedine per alleanze, il potere, le illusioni, la sconfitta? Perché scandalizzarsi allora del Machiavelli, che elesse Cesare, figlio del papa, a suo modello di principe? Ma poi, tramontata la stella dei Borgia, fu pronto a riconvertirsi al fianco di Giulio II che gli regalò i servigi del boia del Valentino, Michele Corella, che fece nominare Bargello a Firenze. Esistenze estreme, esasperate, da apparire talvolta volute e macabre invenzioni letterarie.

Ma questa era l’epoca, signori miei, e uomini e donne come i Borgia Rodrigo, papa Alessandro VI, passionale e scaltro, Cesare, detto il Valentino e Lucrezia, che dopo secoli di infamie, oggi la storia giudica più una vittima che non una peccatrice, furono tra i protagonisti di allora. Il Rinascimento è un ricco forziere dove bisogna saper attingere con conoscenza e rispetto. Cosa che le sorelle Martignoni – che inserisco a ragione tra i migliori esperti dei Borgia in circolazione – fanno con buon gusto e determinazione. E invece troppo spesso dei Borgia si è detto e inventato di tutto e magari di più, dimenticando cosa erano il mondo e i costumi di allora.

Patrizia Debicke

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Le scrittrici: