Gustavo Malajovich – Il giardino di bronzo

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Editore SEM
Anno 2019
Genere Thriller
505 pagine – rilegato e epub
Traduzione di P. Marchetti

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Ecco quella che definirei “lettura d’urgenza”: urgenza di scorrere velocemente, pagina dopo pagina, per cercare di arrivare il più in fretta possibile all’epilogo della storia. Urgenza di saltare i capitoli come potrebbero fare i cavalli davanti agli ostacoli, perché Malajovich, con uno stile guizzante, conclude spesso  con un colpo di scena, lascia una situazione sospesa. E tu ti chiedi: “E ora?” Lo stesso Malajovich, con arguzia e capacità, quella situazione, quella scena, le riprende solo dopo parecchie pagine e tu corri, corri e leggi più in fretta che puoi, perché proprio non riesci ad aspettare.
L’urgenza è la storia stessa: Fabiàn e Lila, i genitori di Moira, una bambina di quattro anni, sono disperati. La figlia e la baby sitter sono scomparse. Stavano andando a una festa di compleanno, ma a quella festa non ci sono mai arrivate.
Dopo due mesi, non è stato scoperto ancora nulla, la polizia vive di contraddizioni interne, i capi delle diverse sezioni agiscono come membri di caste diverse alle prese con una disputa ancestrale.

Siamo a Buenos Aires, una città che, come tante, è vittima di corruzione e povertà. La polizia spesso fa finta di non vedere e le indagini possono affossarsi semplicemente per la superficialità di chi la conduce. Quanto può cambiare la vita di un genitore quando si trova a dover combattere tutti i giorni con l’assenza di un figlio? Quanto può essere devastante non poter intervenire, sentirsi impotenti, non condividere i comportamenti della polizia?
Fabiàn Danubio e Lila sono una coppia come tante altre, con le crisi che si attraversano nel corso della vita insieme, oltre a una forte depressione della moglie che costringe Fabiàn a dubitare di lasciarla sola in casa. Dopo la scomparsa della figlia, poi, le cose sono estremamente peggiorate e, anziché essere uno per l’altra un’ancora di salvezza durante il tempo delle ricerche, sembra che si allontanino sempre di più. Lila aveva una percezione del mondo così acuta, così sensibile. Per lei era molto difficile essere felice.

Il padre di Moira percepiva la sensazione di essere superiore agli altri, per il fatto di essere stato colpito così duramente e credere che chi non aveva sofferto viveva da mediocre.
Aveva attraversato un regno intero di sofferenza e ne era uscito vivo. Ogni persona scomparsa è l’inizio di un urlo impossibile da contenere.
La morte almeno è liberatoria, qualcosa che, sia pure tristemente, offre una risposta.
Ma chi scompare è una domanda senza fine.

Malajovich sa come risucchiare il lettore nella storia, lo fa mostrandoci il lato debole, quello dei genitori che vivono di ansie nei confronti dei propri figli, ma che non possono controllarli in ogni momento, quelli che cercano di educarli nello stesso modo ma non è facile. Quelli che non perdono mai la speranza nonostante l’inettitudine della polizia.
Quelli che, proprio per questo, si affidano anche agli investigatori privati “sgarruppati” come Cesar Doberti: i suoi principali lavori sono verificare relazioni extraconiugali e truffe nelle assicurazioni, ma non si è mai occupato di persone scomparse.
Un’accoppiata, quella di Fabiàn e di Doberti, che rivelerà molte sorprese e arriverà dove la polizia non è riuscita (o non ha voluto riuscirci?).

Il giardino di bronzo non è solo un titolo, ma un luogo, un’avventura, un intrico pericoloso nel quale addentrarsi, il morso di un serpente.
Questa opera prima di Malajovich è sicuramente adatta ad una trasposizione cinematografica, tanto da essere già diventata una serie su Netflix intitolata “El Jardin de Bronce”.
Bello, bello, l’ho già scritto bello?

Cecilia Lavopa

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Lo scrittore:
Gustavo Malajovich (1963), architetto e scrittore, vive a Buenos Aires ed è autore di sceneggiature per diverse reti televisive argentine e spagnole. Il giardino di bronzo è il primo dei suoi romanzi noir con protagonista Fabiàn Danubio, ed è diventato una serie Netflix.