Intervista a Fabrizio Carcano

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Fabrizio Carcano, giornalista professionista, scrive per «Il Giorno», per «Superbasket», per «Bergamo Sera» e per «Affari Italiani». Milano assassina è il suo decimo romanzo noir dedicato ai misteri del capoluogo lombardo. Uno scrittore amatissimo dai lettori, il suo è un successo del passaparola. Decine di ristampe, 17mila download per il suo primo giallo, Gli angeli di Lucifero, durante l’iniziativa «Milano legge giallo». E’ uscito il suo ultimo romanzo, Milano assassina, pubblicato da Mursia e noi lo abbiamo intervistato.

1. Bentrovato su Contorni di Noir, la prima domanda è quasi d’obbligo: come è nata l’idea per la trama di Milano assassina?
F.: In realtà è la trama che mi è venuta a cercare, nell’estate 2018 quando le periferie di Milano si riempivano di scritte, murales o manifesti che inneggiavano al ritorno della lotta armata e delle BR, in un’escalation inquietante, soprattutto nella zona Est di Milano. Poi sono iniziati piccoli attentati incendiari a sedi di partiti o sindacati e allora è scoccata la scintilla per questo noir metropolitano diverso, come taglio, dai miei precedenti romanzi, mancando la mia tradizionale impronta esoterica-occulta.

2. Come anche da te spiegato al termine della lettura, la stesura stava avvenendo mentre il mondo seguiva le notizie su Cesare Battisti e il suo espatrio, era questo un caso che avevi già seguito o hai dovuto documentarti meglio?
F.: La finestra degli anni ’70 mi ha sempre incuriosito sotto il profilo della cronaca, della politica, degli intrecci tra potere, malavita e massoneria. E il terrorismo nero e rosso ha sempre catalizzato le mie attenzioni di lettore, ho letto biografie dei protagonisti degli anni di Piombo, ho visto documentari, filmati. Tutto questo senza mai pensare di scriverne. E ben sapevo che Battisti era una figura secondaria, un signor nessun, un criminale diventato famoso solo da latitante. Ma inevitabilmente la sua vicenda, soprattutto quando è scomparso dal Brasile, riempiva i notiziari e non poteva non condizionarmi, anche se il personaggio descritto nel mio giallo somiglia più ai vecchi irriducibili delle BR, quelli che non si sono mai arresi, tipo Casimirri oggi latitante in Nicaragua. E ricordo che parliamo di un giallo, appunto, non di un romanzo sul terrorismo.

3. Siamo ormai arrivati alla nona indagine del commissario Ardigò, come è nata l’ispirazione per questo personaggio?
F.: Me lo domando anch’io… a volte mi sento Viktor Frankenstein… in realtà nel mio primo libro, Gli Angeli di Lucifero, è un protagonista al 50% insieme al cronista di nera Federico Malerba che nei successivi romanzi ho ridotto a comparsa. Ardigò è diventato con il passare dei miei libri un’anima tormentata e inquieta, un po’ il peggio di noi stessi, quanto di negativo ci portiamo dietro e non vogliamo vedere al mattino davanti allo specchio. Poi negli anni è diventato anche un personaggio generazionale, oggi è un quarantacinquenne senza famiglia, senza figli, con la paura di invecchiare solo: lo tiene a galla l’adrenalina del ‘cacciatore di assassini’, una sorta di bracconiere metropolitano, che si nutre della tensione che ingaggia con gli assassini con cui deve raffrontarsi. Unico pregio: è un uomo onesto.

4. Ardigò è un uomo solo, ligio al suo lavoro, che scappa davanti alle relazioni, eppure si ha sempre l’impressione che quest’uomo abbia un lato che ancora non è stato mostrato al pubblico. Ce ne vuoi parlare?
F.: Ni… nel senso che non lo ha mostrato del tutto neppure a me. Certo prova dei sentimenti, come dimostra il fatto che abbia un cane semicieco e malandato a cui vuole un gran bene. Banalmente si è incastrato da solo in una corazza trasformata in fortezza, ha paura di aprire i suoi sentimenti all’esterno, di contaminarli, di condividerli con qualcuno, di dipendere da altri e di poter soffrire. E’ consapevole di ‘esistere’ ma sa di non vivere la vita, ma solo di spenderla ogni giorno inseguendo il male che alberga negli uomini. Vorrebbe avere di più, ma non ha ancora capito come. Di sicuro invecchiando dovrà cambiare, ma non ho idea di come farlo cambiare…

5. La Milano descritta è una Milano di lotte, di scontri tra ‘rossi’ e ‘neri’: quanto di questa Milano è sopravvissuto fino ai giorni nostri?
F.: I miei ‘rossi’ hanno 60 anni in questo noir, i miei ‘neri’ sono figure fuori dal tempo e patetiche. Sono tutti personaggi sconfitti dalla vita e dalla storia. Il tempo è passato, sono cambiate le barricate e gli schieramenti. Qualcosa ancora c’è altrimenti non ci sarebbero manifesti che invitano a liberare i terroristi come la Lioce o a sparare ai poliziotti e ai giudici. Certo parliamo di pochi esagitati, da una parte e dall’altra, ma posso ricordare che un anno fa un agente ha perso un occhio e una mano a Firenze per una bomba carta? E parliamo di un ragazzo di trent’anni, di un padre di famiglia. Forse oggi il terrorismo non spara, ma rovina un uomo, mutilandolo. E ogni tanto a Milano rivediamo quella violenza in piazza, penso alle devastazioni del primo maggio 2015.

6. Il passato è un punto centrale in quest’opera: i fantasmi di una città, i fantasmi di un uomo. Quanto è importante, come scrittore e forse anche come uomo, saper riportare a galla anche i propri fantasmi nelle opere?
F.: Tantissimo e io qualche fantasma lo affronto ogni giorno per i cavoli miei. Invecchiando mi rendo conto che tanti di noi hanno demoni interiori o esteriori da fronteggiare. E commentando la cronaca nera in una nota trasmissione televisiva locale mi rendo conto come tante persone insospettabili si trascinino dietro fardelli e segreti inconfessabili che spesso sono la causa scatenante dei delitti inspiegabili della porta accanto.

7. Il ritmo di Milano assassina è incalzante, i capitoli veloci e scorrevoli, lo stile fluido: come prepari la stesura delle tue opere?
F.: Non seguo schemi pre impostati, quando inizio un libro ho solo una scintilla iniziale, poi è la scrittura a portarmi da qualche parte, ovviamente come potrete immaginare scarto, riscrivo, riparto, rimetto e ritolgo, insomma un discreto lavoro di artigianato da tastiera, sbagliando parecchio prima di trovare la giusta direzione da seguire. Il mio modo di scrivere è giornalistico, del resto al mattino faccio lo scrittore e al pomeriggio il giornalista, per cui ho uno stile da reporter prestato alla narrativa.

8. Ora siamo anche interessati a conoscere i tuoi programmi futuri: avremo modo di conoscere altro del nostro tenebroso commissario o altri personaggi stanno già vagando nella tua mente?
F.: Ci saranno sicuramente nuove indagini di Ardigo’ e anticipo che una, la decima, è già nero su bianco e uscirà a novembre sempre per Mursia Editore, il titolo provvisorio è Nemesi, un giallo legato al difficile confine che separa la giustizia dalla vendetta, sulla base dell’antico codice biblico ‘vita per vita’. Stavolta racconterò molto i quartieri meridionali di Milano: Corvetto, Vigentino, Stadera… Però sto elaborando un nuovo investigatore, un moderno inquisitore religioso, con un oscuro passato alle spalle, che spero possa accompagnare i miei lettori dal 2020 in poi in nuove indagini alla scoperta dei misteri di Milano, la mia Milano, quella esoterica, religiosa e artistica che ho momentaneamente abbandonato con Milano Assassina.

Intervista a cura di Adriana Pasetto