Bernard Minier – Una fottuta storia

773

Editore Baldini + Castoldi
Anno 2019
Genere Thriller
574 pagine – brossura e epub
Traduzione di Raffaella Patriarca


“Chi non ha mai dubitato dei propri ricordi, della loro autenticità? Chi non si è mai domandato in che proporzioni li abbia aggiustati, abbelliti? Siamo tutti dei bugiardi. Ci mascheriamo, falsifichiamo, modifichiamo, riempiamo i vuoti. Siamo dei mitomani; è solo il grado di millanteria a cambiare.”
Ho terminato da una manciata di ore “Una fottuta storia” (“Une putain d’histoire” il titolo originale) di Bernard Minier, edito per l’Italia da Baldini+Castoldi.
Ragionando e meditando sul finale ho prolungato la lettura con i ringraziamenti finali dove l’autore spiega l’origine e la natura dell’ambientazione fittizia del romanzo (Glass Island, un’isola a nord di Washington).
Minier dichiara di essersi ispirato in realtà a ben quattro isole, uno delle quali, più a nord di tutte, si trova nella Columbia Britannica. Mi sono ricordata di cosa l’autore aveva scritto invece nell’introduzione: “I lettori che hanno familiarità con la geografia del Nord-America lo sanno: una particolarità della sua topografia vuole che il nome Washington sia associato sia alla capitale federale – situata sulla costa est (distretto della Columbia) – che allo stato di cui si parla in questa storia, nel Nord-Ovest degli Stati Uniti.”

Ho proseguito a sfogliare il libro, rileggendo le prime pagine, con la consapevolezza del finale e con il piacere frutto di tale consapevolezza. Come capiterà di sicuro a tutti i lettori di gialli e di thriller, l’atteggiamento di fronte allo svolgersi dei fatti narrati è sempre di malafede. La soglia di attenzione deve essere sempre alta, sappiamo che niente è casuale, che ci saranno una miriade di indizi buoni e altrettanti “cattivi” nascosti in bella vista per portarci fuori strada e allontanarci dalla rivelazione dell’assassino e dal disvelamento della verità. Non è da meno “Una fottuta storia” che riesce a tenere sempre alta la tensione e a non essere scontato nella sua soluzione. Posso dichiarare con una punta di orgoglio di aver capito alcune cose in corso d’opera ma di essere poi stata sapientemente portata più volte fuori strada.

Le vicende sono narrate nella maggior parte del tempo in prima persona da Henry Dean Walker, un ragazzo di sedici anni che vive a Glass Island, una location aspra e ardua da vivere per la maggior parte dell’anno a causa della posizione e del clima: nebbie, piogge, nembi e flutti indomabili. Nei mesi estivi gli elementi si placano facendo spazio a turisti attirati dalla natura esotica e selvaggia e dalla possibilità di poter avvistare le orche che abitano le difficili acque del posto. Henry vive con le due mamme, anche se non è nato qui ed è da subito chiaro che il suo breve passato è stato tutt’altro che tranquillo e che le due genitrici hanno molto da nascondere e che sono in fuga da molto tempo.
Sono a Glass Island ormai da sette anni e Henry è riuscito a legare con un gruppo di coetanei con i quali vive e cresce in maniera simbiotica. Charlie è il suo migliore e inseparabile amico, ma ci sono anche Kaila, Johnny e soprattutto Naomi, la sua adorata fidanzata.

La storia comincia con un litigio tra i due adolescenti, che si trovano sul traghetto che li trasporta dalla terraferma all’isola. Non sono chiari i motivi dei dissapori, quello che è certo è che Naomi è stanca di questo rapporto e vuole prendersi la famosa pausa. Il litigio è acceso, la ragazza spintonata e sfavorita dalle onde, rischia addirittura di cadere in acqua, ma poi si rialza e si allontana da Henry e dagli altri del gruppo. Da questo momento in poi sembra sparire nel nulla. Verrà ritrovata giorni dopo senza vita e vittima di quello che sembra un omicidio. Henry diventerà il sospettato numero uno, a causa proprio di quel litigio, ben documentato dalle telecamere del traghetto.
Con l’aiuto dei suoi amici il ragazzo comincerà ad indagare in modo autonomo rispetto alle indagini ufficiali ricostruendo il passato prossimo di Naomi e tentando di fare luce su passaggi troppo oscuri della sua vita e di quella di tanti altri abitanti dell’isola. In parallelo viene narrata un’altra indagine: Quella che Grant Augustine, deputato in corsa per le elezioni e in piena campagna elettorale, sta facendo svolgere privatamente per ritrovare suo figlio scomparso sedici anni prima, con modalità piuttosto misteriose. Questo figlio sembra essere proprio il “nostro” Henry.

Minier dedica questo romanzo Agli amici di Infanzia. Mi è venuto naturale pensare alle storie di Stephen King, alla complicità dei ragazzi di It, o a quelli di The Body, al dolore e allo smarrimento di adolescenti feriti di tanta altra buona letteratura. È lo stesso autore a dichiarare, mettendo umilmente da parte il solito orgoglio francese: Questo non è un vero romanzo americano: è però un autentico omaggio al romanzo americano (e al cinema americano) scritto da un autore francese. Ed è soprattutto un romanzo sull’adolescenza e sulla paura dell’età adulta – le quali hanno qualche tratto in comune, ovunque avvengano.
Confermo, è vero, c’è dentro questo e anche altro. La voce narrante di Henry mi è risultata forse troppo matura e poco caratterizzata rispetto a quelle degli adulti, ma anche questo, che potrebbe essere un difetto, ha in realtà una ragione e una spiegazione. Comprate il biglietto quindi per Glass Island…buona lettura, ma soprattutto buon viaggio.

Susanna Durante


Lo scrittore:
Bernard Minier è nato a Béziers e vive a Parigi. I suoi libri, tra cui Il demone bianco (vincitore del Festival Polar de Cognac) e Nel cerchio (Piemme 2014), ne hanno fatto uno dei maestri del thriller francese. Dai romanzi con protagonista Martin Servaz è stata tratta una serie televisiva vincitrice del premio come migliore serie al Festival di La Rochelle 2016. Non spegnere la luce è stato pubblicato in Italia da La Nave di Teseo nel 2017, seguito nel 2018 da Notte (La Nave di Teseo).