Intervista a Romano De Marco

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1. Ciao Romano, benvenuto su Contorni di noir. Oggi esce il tuo nuovo romanzo, Il Cacciatore di Anime. In realtà questo è il titolo del libro di Angelo Crespi, un personaggio molto particolare del tuo romanzo. Come hai “conosciuto” Crespi?
R.: Ciao Luciana, grazie a voi per l’ospitalità. Ho sempre amato, nella narrativa e nel cinema, i personaggi che hanno un passato oscuro alle spalle, uomini e donne le cui azioni nel presente sono irrimediabilmente dettate da esperienze che li hanno forgiati, piegati, messi a dura prova. Penso che un narratore abbia molte opportunità con questo genere di protagonisti che esprimono una forte personalità per il solo fatto di essere in scena. È un valore aggiunto sfruttare la forza evocativa e tragica di eventi passati che non è nemmeno necessario raccontare in maniera dettagliata al lettore. Anzi, a volte è proprio il mistero, l’indeterminazione a rendere un personaggio più forte, più interessante. Angelo Crespi lo avevo in mente da tempo, mi serviva solo lo scenario adatto in cui farlo agire e alla fine… l’ho trovato.

2. Molto suggestiva è la scelta della località in cui hai ambientato la storia, ovvero la Valdera in Toscana. Solitamente nei tuoi libri il territorio ha un ruolo marginale, ma a Peccioli non solo hai dato un ruolo da protagonista, ma lo hai menzionato anche nella dedica. Come mai questa scelta?
R.: Peccioli, negli ultimi anni, è diventato il mio vero e proprio luogo del cuore. Un paese suggestivo e abitato da persone splendide e lungimiranti che investono le risorse economiche a disposizione per la valorizzazione del territorio, dell’arte, della cultura, e per creare un meccanismo virtuoso del quale tutti possano raccogliere i frutti in quanto generatore di turismo e di attenzione intorno al paese. Un modello che andrebbe adottato a livello nazionale visto che in Italia l’unica cosa che davvero non manca è il patrimonio artistico, storico, culturale.

3. Mauro Rambaldi è un mindhunter, ovvero un esperto di disturbi comportamentali legati ai crimini. Il successo delle serie televisive dedicate ai “cacciatori delle menti” ha in qualche modo influito sulla tua scelta?
R.: John E. Douglas, autore del libro da cui è tratta la serie e inventore della sezione “scienze comportamentali” dell’FBI (dalla quale nasce la figura del profiler) è un uomo a cui molti autori della mia generazione, devono qualcosa. Per quanto io cerchi di essere originale, di diversificare storie, ambientazioni, personaggi, quando mi ritrovo nell’ambito procedurale e investigativo, non posso non attingere da un bacino comune di maestri fra i quali Douglas spicca in maniera evidente. La serie, per la cronaca, la considero buona, anche se non completamente nelle mie corde. C’è qualcosa nei tempi della narrazione che non mi convince. Dilatazioni, vuoti, momenti di stallo che non riesco a spiegarmi e che mi irritano. Ovviamente è solo questione di gusti, in molti l’hanno trovata straordinaria.

4. Un omicidio rituale in un paese molto tranquillo ha scatenato diverse reazioni e molti sentimenti: innanzitutto la paura, ma emergono anche gli inganni, l’amore, il desiderio di vendetta, il senso di giustizia… da chi o cosa sei stato ispirato quando hai scritto questa storia?
R.: Non so da cosa sono stato ispirato. Il grande scrittore Mario Vargas Llosa paragonava l’autore a un pescatore a strascico che getta la sua rete e la trascina, catturando ogni sorta di ispirazione. La pesca è la vita di ogni giorno durante la quale ciascuno di noi riceve infiniti stimoli, dalla realtà vissuta, dalla cronaca, dalle letture, dalla TV, dal cinema. Alla fine quello che resta impigliato lo si usa per creare storie, ma non sempre ci ricordiamo in quale luogo abbiamo catturato un particolare spunto, l’idea per la storia che vogliamo raccontare. Nel mio caso, di certo, hanno influito le suggestive atmosfere di Peccioli.

5. La musica è una tua passione e non manca mai nei tuoi romanzi. Qual è la colonna sonora di Il Cacciatore di Anime?
R.: Nel romanzo vengono fatti nomi e cognomi di molti musicisti e gruppi di musica contemporanea che va dal rock al grunge al pop alla dance e vengono citate anche molte canzoni. Mi piace parlare di musica nei miei romanzi e sottolineare quanto io sia contrario, da sempre, allo “snobismo musicale” che alcuni ostentano come un vanto. Le emozioni che entrano in gioco quando si ascolta musica , sono questioni molto personali e intime e io considero una sciocchezza giudicare una persona da ciò che ama ascoltare. Tuttavia la musica di cui si parla nel romanzo non è necessariamente quella che definirei la sua colonna sonora. Per un luogo magico come Peccioli occorrerebbe un sottofondo suggestivo, intenso, un po’ angosciante. Chissà, magari un giorno qualcuno sarà chiamato a cimentarsi su una colonna sonora.

6. Il protagonista di questo ultimo lavoro è molto diverso da Rinaldo Ferro, Luca Betti, Marco Tanzi, Laura Damiani, Giulio Terenzi, Chris Lupo. Chi di loro ti ha dato più “grattacapi”?
R.: Sono molto legato ai miei personaggi, in tutti loro c’è una piccola parte di ciò che sono e una grande parte di ciò che vorrei essere. Il personaggio col quale oggi, forse, avrei più problemi è il primo che ho creato, il capitano dei carabinieri Rinaldo Ferro. È un protagonista volutamente sopra le righe, un mio omaggio a certi stereotipi del cinema d’azione e di arti marziali, nato in un momento in cui mi interessava scrivere cose diverse da quelle che scrivo oggi. Adesso cerco di intrecciare le mie storie con la realtà, di arricchire i miei romanzi con un punto di vista diverso, più vario, rifacendomi alla tradizione del noir italiano nato con Giorgio Scerbanenco e che ha oggi il suo punto di riferimento in Massimo Carlotto (anche se rispetto a questi due grandi autori, le mie cose rimangono più nel campo della narrativa di intrattenimento). Ecco, un ufficiale dell’arma con un passato da samurai in giappone è un po’ difficile da inserire in un contesto che abbia qualcosa di realistico. Ma non è detto che prima o poi non mi torni la voglia di arricchire la sua storia con un nuovo capitolo. Intanto Rinaldo Ferro è il protagonista di un audiolibro inedito, pubblicato da poco da Storytel (Codice di Ferro) che si riaggancia agli eventi di Ferro e fuoco (il mio primo romanzo pubblicato nel Giallo Mondadori nel 2009) poi ha fatto una apparizione in Io la troverò (primo romanzo della serie Nero a Milano) e in un paio di racconti pubblicati in altrettante antologie. Insomma è sempre lì che aspetta, pazientemente, il suo turno.

6. Le donne presenti nel libro: Ti va di parlare di loro?
R.: Sono diverse, tutte con storie difficili, a volte tragiche, alle spalle. Cito Agnese Sinibaldi (che è un omaggio a Irene Barbensi, la vera direttrice della Fondazione Peccioli) e Daria del Colle, ispirata alla Valentina di Guido Crepax e coprotagonista del romanzo insieme al capitano Mauro Rambaldi. Voglio tornare, presto, a scrivere una storia dove il personaggio principale sia una donna. Penso che il commissario Laura Damiani stia per fare il suo rientro in scena…

7. Insieme a Il Cacciatore di Anime, sarà possibile trovare in libreria anche un tuo libro del 2013, A Casa del Diavolo che conterrà un romanzo breve fino ad oggi disponibile solo in ebook e in audiolibro, Morte di Luna. Cosa provi per questa doppia uscita?
R.: Sono molto felice, per tanti motivi. Intanto il libro, che conterrà due romanzi al prezzo di uno, avrà una bellissima prefazione del mio maestro e amico fraterno Raul Montanari, uno degli autori più bravi e più importanti che abbiamo in Italia. Poi per la prima volta uscirà in cartaceo Morte di Luna pubblicato in ebook da Feltrinelli nel 2015 (e, in seguito, come audiolibro da Audible). Tanti lettori, in questi anni, mi hanno richiesto il cartaceo di quel romanzo e finalmente posso accontentarli. Riguardo a A casa del diavolo è considerato da molti il mio miglior romanzo. Purtroppo ha avuto una storia editoriale sfortunata, pur avendo venduto oltre 10.000 copie è stato oggetto di una disputa legale fra me e l’editore della prima versione, conclusasi con il mio rientro in possesso dei diritti al 100%. In questa nuova edizione il romanzo è completamente rieditato e collegato alla storia di Morte di Luna ed ha una nuova splendida copertina. Io considero questa la sua versione definitiva e ufficiale e spero che anche i miei lettori facciano altrettanto.

8. Prima di terminare questa intervista, non posso esimermi dal porti due domande: cosa stai leggendo? Cosa stai scrivendo?
R.: È un periodo un po’ difficile per la lettura, almeno per quanto mi riguarda. Sono ancora alle prese con gli splendidi Racconti di Padre Brown di Chesterton (un tomo da 900 pagine) che rappresenta l’inizio di un mio percorso di riscoperta di alcuni capolavori del giallo classico. Mi aspettano, in questo viaggio, S.S. Van Dine con La fine dei Greene e Ellery Queen con La tragedia di Y. Poi si torna agli amori di sempre, iniziando da Vite di uomini non illustri di Giuseppe Pontiggia.
Riguardo alla scrittura… Ho già pronto un nuovo manoscritto, un giallo che è anche una feroce (auto)critica del mondo dell’editoria italiana. Ma è anche un romanzo erotico… Insomma è parecchie cose ma soprattutto è qualcosa con cui rischio querele, la fine di lunghe amicizie, l’esposizione a pubblico ludibrio per aver osato raccontare cose che tutti sanno ma che nessuno ha il coraggio di dire. Temo che nessun editore avrà il coraggio di pubblicarlo, anche se proverò in tutti i modi a farlo uscire. E probabilmente, a breve, inizierò a scrivere un nuovo thriller ambientato a Pescara, che segnerà il ritorno di Laura Damiani.

Grazie di cuore e in bocca al lupo per tutto!
R.: Grazie a te Luciana e grazie a Contorni di noir!

Intervista a cura di Luciana Fredella