Riccardo Bruni – Di questo e altri mondi. (I casi dell’avvocato Berni Vol. 2)

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Editore Amazon Publishing
Anno 2020
Genere Thriller
314 pagine – brossura e epub


In questo romanzo “Di questo e altri mondi” torna l’avvocato senese Leo Berni, che abbiamo già incontrato sulle pagine di “Una sera di foglie rosse”. Una volta Leo era un avvocato di belle speranze, impiegato nel prestigioso studio di Achille La Ferla, il suo mentore. Ma, dopo quello che lui chiama “il Caso Sbagliato” (con le maiuscole), ha lasciato lo studio, riceve i rari clienti tra i tavolini di un pub e passa la maggior parte del tempo a mangiare, bere, fumare (non tabacco) e ascoltare i Pink Floyd, da solo o con i vecchi amici con cui giocava a Dungeons & Dragons. Insomma, è ancora iscritto all’albo, ma tende a dimenticarsene.
Una notte, mentre è a casa che cerca di recuperare dopo una serata di cibo pesante e bevande ad altissimo contenuto alcolico, riceve un SMS da una donna che chiede un appuntamento per discutere un caso che avrebbe intenzione di affidargli. Si incontrano il giorno dopo, nel pub, e la donna gli spiega che sua figlia, sedicenne, è morta due anni prima saltando da un ponte vicino al prestigiosissimo ed esclusivo Istituto Delta, la scuola privata che frequentava. Il caso era stato chiuso frettolosamente come un suicidio, ma la donna, che al periodo della morte della ragazza era continuamente imbottita di psicofarmaci, non ci crede; tra l’altro, il presunto biglietto di addio della ragazza sembra essere stato scritto da un’altra mano.

Berni accetta il caso, che gli è stato passato da La Ferla, e si immerge nel mondo di un’adolescente solitaria, che amava scrivere racconti fantasy di cui anche noi leggiamo qualche stralcio, tra un capitolo e l’altro, prigioniera in un mondo di persone che si ritengono superiori a lei a causa della ricchezza e del prestigio delle relative famiglie, che all’apparenza possono comprare loro di tutto. Anche l’immunità.
L’autore costruisce molto bene questo interessantissimo personaggio, un Don Chisciotte lisergico con la testa tra draghi e nuvole e i piedi sotto al tavolino di un bar. Immagino che l’avvocato, per lo meno nelle sue riflessioni – profonde e pienamente condivisibili – sull’età che avanza passati i quaranta, abbia qualcosa in comune con l’autore. O forse sono solo io che, nei pochi giorni in cui ho bevuto questo romanzo, continuavo a confondere i cognomi “Bruni” e “Berni”, l’autore e il protagonista. I personaggi dei quali l’avvocato si circonda, in particolare i suoi vecchi amici del gruppo di Dungeons & Dragons, possono a prima vista sembrare vagamente caricaturali, ma bisogna ricordare che Leo li incontra nei momenti leggeri, la sera di fronte a una birra. La maggior parte di loro, scopriamo tra le pagine, ha attività lavorative normali, in certi casi anche di successo, ma quando li vediamo si trovano in una situazione nella quale cercano di riportare in vita i se stessi ventenni, ormai persi in un passato in cui l’anno in corso cominciava per 1 e non per 2. Certo, poi ci sono anche gli sbandati veri.

Personalmente, ho letto questo libro in pochissimo tempo, affascinato e catturato dalla trama, dai colpi di scena, dall’ingenuità del protagonista che crede di essere Perry Mason. E soprattutto dalla voglia di capire se gli stralci dei racconti scritti dalla ragazza morta, accompagnati da osservazioni probabilmente fatte da Leo stesso, avessero qualcosa a che fare con la storia o fossero lì soltanto per far colore, per farci vedere un po’ della personalità della defunta.
Leggere questo libro ascoltando i primi album dei Pink Floyd potrebbe essere un’ottima idea, visto che il protagonista ne fa la colonna sonora del suo lavoro e della sua vita; io sto scrivendo questa recensione con “A Saucerful of Secrets”, il che aiuta eccome.
Comunque sia, anche se non avete voglia di ascoltare i Pink Floyd (e fate male), “Di questo e altri mondi” è un romanzo interessante, profondo e allo stesso tempo estremamente ironico, con diversi momenti addirittura comici (quel viaggio in moto…); i passaggi più crudi non sono esagerati, rimanendo alla portata degli stomaci di chiunque pur cogliendo perfettamente il segno. Mi sento di consigliarlo a tutti gli amanti dei thriller.

Marco A. Piva


Lo scrittore:
Preso dal sito di Riccardo Bruni: Sono nato a Orbetello, nel 1973. A quei tempi, in casa avevamo una macchina da scrivere. Una Antares. Un giorno presi un foglio, lo inserii e iniziai a scrivere un racconto. Una storia di fantascienza. Alla fine, rilegai una decina di pagine con una spillatrice: il mio primo libro. Ero uno scrittore.
La prima volta che ho pubblicato racconti è stato su un sito internet, che avevo realizzato con un pc 486 e un modem a 56k, di quelli che per connettersi emettevano una sequenza di suoni alquanto sinistri. Erano gli anni Novanta.
Qualche tempo dopo, mi sono laureato con una tesi sul giornalismo online. E da giornalista ho collaborato con portali web, riviste, giornali, uffici stampa, agenzie. Per un po’, mi sono occupato di cronaca giudiziaria, frequentando aule e, soprattutto, corridoi di tribunale.
Ho pubblicato i miei libri sia con editori (tra cui Effequ, Rizzoli, La nave di Teseo e Amazon Publishing) sia come indipendente, sperimentando le vie del self publishing.
Ho scritto la raccolta Sette racconti e i romanzi La lunga notte dell’iguana, Zona d’ombra, Nessun dolore, Il Leone e la Rosa, La notte delle falene (presentato al Premio Strega nel 2016 da Roberto Ippolito e Giancarlo De Cataldo), La stagione del biancospino, La promessa del buio, Una sera di foglie rosse e Di questo e altri mondi.
Vivo a Siena. Mi piace ascoltare musica, abbuffarmi di film e serie tv, suonare la chitarra, leggere di tutto, passeggiare e fotografare, trovarmi a cena con gli amici e tante altre cose.