Domingo Villar – L’ultimo traghetto

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Editore Ponte Alle Grazie / Collana Scrittori
Anno 2020
Genere Giallo
640 pagine – brossura e epub
Traduzione di Silvia Sichel


Galizia, piccolo villaggio di Tirán. Mónica Andrade è scomparsa.
Quanti motivi possono esserci, dietro la scomparsa di una giovane donna? E’ ciò che si ripetono anche i poliziotti, l’ispettore Ugo Caldas ed il suo vice, il grosso aragonese Estévez, che in un primo tempo non prendono sul serio il fatto. Ma il padre, un noto chirurgo a cui molti devono riconoscenza, preme per sapere, e così parte l’indagine. La donna era insegnante di ceramica nella scuola di arti e mestieri (che esiste davvero); da lì si muovono gli investigatori, che non hanno il benché minimo indizio.
Mónica era stimata, conduceva una vita tranquilla, non aveva, a detta di tutti, storie sentimentali in atto; amava il suo lavoro e il luogo dove viveva. Eppure, un certo momento, ha lasciato la sua bicicletta parcheggiata al solito posto e ha preso ”l’ultimo traghetto”. È lo stesso traghetto che la donna utilizza per recarsi ogni giorno al lavoro, a Vigo, dall’altra sponda della “ria”. Mónica da allora si è come volatilizzata.

Il lavoro degli investigatori è lungo e paziente. Ogni piccolo dettaglio, ogni persona del luogo, ogni fatto accaduto in quei giorni è da loro preso in considerazione e messo sotto una lente d’ingrandimento. Il padre si arrabbia, insiste, sta addosso ai poliziotti. In certi momenti pare che l’indagine giri a vuoto, tanta è la lentezza esasperante con cui si conduce. Eppure non si riesce a staccarsi dalla lettura: i passi avanti sono “da formica”, come dice quel vecchio gioco che facevamo da bambini.
E’ un modo, però, questo, di apprezzare tutte le sfumature del romanzo, che sono tante.
Ci sono i capitoli, brevi e intensi, che non sono caratterizzati da un numero, come nella maggior parte dei romanzi; all’inizio di ciascuno c’è una sorta di vocabolario, in cui una parola è analizzata attraverso i suoi vari significati. Quella stessa sarà una parola “chiave” del capitolo.
C’è l’ambientazione, estremamente suggestiva, come i luoghi dove si svolge. La Galizia è un mondo a sé, sia per il paesaggio che per i suoi abitanti. Il villaggio, le spiaggette, la natura, sono descritti con amore, e con una veridicità tale che pare di vederli mentre si legge. E sicuramente invoglieranno chi non li conosce a visitarli, o chi li ha conosciuti, come la sottoscritta, a tornare per gustarli con altri occhi.
Ci sono i personaggi di contorno, che sono tanti, e ciascuno con caratteristiche che li rendono difficilmente dimenticabili.

Il padre di Leo Caldas, con cui il figlio ha un rapporto di grande affetto, quasi come se i loro ruoli fossero invertiti. Leo si preoccupa se non lo sente; trascorre con lui momenti sereni.
L’uomo ha una singolare abitudine: compila una sorta di “libro degli idioti”, in cui segna le persone che ritiene stupide, o non degne della sua considerazione.
Poi c’è Camilo, il ragazzo autistico. Tanto ci è rivelato di questo mondo, misterioso ai più, nella figura del giovane, che avrà una parte molto importante nella storia. I suoi silenzi ostinati, la sua straordinaria bravura nel disegno. La paura, espressa con i lamenti e il dondolìo ritmico…
E poi c’è Napoleòn, il clochard, che si esprime solo per massime latine, strabiliando il poliziotto che comprende presto di avere a che fare con un uomo colto e arguto. Il simpatico Napoleòn, ex professore di latino caduto in povertà, instaura con Leo una bella amicizia con un giochetto fra loro: ogni volta che Leo non saprà tradurre una massima, dovrà mettere una moneta nella lattina del mendicante.
“Vitam regit fortuna, non sapientia” (liberamente: la vita è retta dal fato, non dalla saggezza): questa volta il poliziotto indovina!
C’è poi Andrès il Vaporoso, che pesca tutto il giorno sulla sua barchetta, accompagnato da una gabbia di cardellini che cinguettando gli fanno compagnia.
C’è Rosalìa, la madre di Camilo, custode di segreti e dell’immenso dolore per la diversità del figlio.

Ognuno di questi personaggi fa parte dell’ordito del romanzo e lo rende completo, al di là della trama di per sé semplice.
Ciò che a un giudizio frettoloso potrebbe apparire un temporeggiare, un girare intorno allo stesso argomento, alla stessa scena, si rivela infine come uno straordinario palcoscenico su cui tutti questi personaggi si muovono.
E tutto ci condurrà all’ultima parte della storia, verso un finale a sorpresa non senza qualche depistaggio da parte dell’autore.
Finale avvincente, come tutto il romanzo, se si sa apprezzare la lentezza!
Tanta introspezione, sorretta da un ottimo stile di scrittura, padronanza della storia: ingredienti perfetti per fare di un romanzo un best seller.
Grande scoperta, questo autore!

Rosy Volta


Lo scrittore:
Domingo Villar lavora a Madrid come sceneggiatore cinematografico e televisivo. Grande esperto di vino, da anni è critico gastronomico per un’emittente radiofonica e alcuni periodici.