Harald Gilbers – L’inverno della fame

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Editore Emons / Collana Gialli Tedeschi
Anno 2020
Genere Thriller
400 pagine – brossura e ebook
Traduzione di Angela Ricci


Come oramai leit-motiv degli ultimi mesi, mi ritrovo a scrivere una recensione ben oltre il tempo da cui abbia finito il libro e me ne scuso. Mi sento un po’ in difetto con i lettori di questo blog perché mi rendo conto di privarli non tanto della mia recensione – va bene essere egocentrici, ma anche no – ma soprattutto di un romanzo come questo e del suo prolifico e validissimo autore. I tempi attuali ci fanno sentire a disagio per tutto quello che stiamo vivendo, ma immergersi – tramite la versatile e molto cinematografica scrittura di Gilbers – nel mondo del dopoguerra (quello tedesco in particolare), è una maniera per renderci conto che la nostra realtà attuale è, come avrebbe detto mio nonno, “roba da ridere”.

Al netto di tutto quello che viviamo e delle esperienze personali, i paesi del primo dopoguerra erano davvero in condizioni tragiche, soprattutto negli anni a ridosso del conflitto. Così rendo il dovuto omaggio a questo quinto episodio del commissario Oppenheimer (ogni volta che leggo il suo cognome mi ritornella in testa Russians di Sting ndr), personaggio molto carismatico che Gilbers ha sviluppato in modo assoluto nel progredire dei vari episodi. Una rapida premessa: sebbene sia il quinto libro, ma la cosa vale anche per tutti i precedenti, se vi capitasse di leggerlo a sé stante non avreste modo di sentirvi tagliati fuori dalla vicenda e questo è un altro pregio della scrittura di Gilbers.

Al termine della II Guerra Mondiale Berlino è una città che stenta a riprendersi. È divisa in quattro zone, buona parte è ancora in fase di lenta ricostruzione ed è disseminata di edifici fatiscenti che offrono poco o nessun riparo per la popolazione. La cittadinanza, con l’umiltà congenita di coloro che hanno subito una dittatura e una terrificante sconfitta, cerca di riorganizzare la propria vita, ma deve fare i conti con gli aspetti peggiori di una situazione post-bellica: criminali di guerra e nazisti (in questo caso, da noi saranno i fascisti) che si creano una seconda pelle di uomini d’affari e cittadini innocenti, cercando di ripulirsi la coscienza e – quando ciò è impossibile – cercando di scappare da Berlino verso zone del mondo più “comode”.

Gilbers prende spunto da fatti storici documentati con estrema precisione, per ambientare un giallo molto cupo che orgina da un suicidio sul quale Oppenheimer ha subito dei dubbi. Le ricerche e le indagini si trascinano per tutta la durata del romanzo con le consuete note storiche (a volte sembra di essere a scuola con il maestro che mentre vi racconta qualcosa vi innesta altro…) e le situazioni reali che si fondono con la fiction in modo superbo. Apprendiamo così di fatti interessanti sul background politico e la motivazione dei responsabili che ne tirano le fila, inframmezzati nella storia quasi a voluti comprimari.
Veniamo così a sapere degli inizi dell’organizzazione spionistica che Gehlen (ex generalmajor della Wehrmacht), con l’approvazione e l’aiuto degli americani, sta creando e all’interno della quale finiranno centinaia di ex criminali di guerra nazisti e che si sospetta abbia avuto un ruolo chiave nella fuga di molti appartenenti all’organizzazione nazista, fornendo documenti falsi e passaporti a uomini delle SS. Facendo il doppio gioco Gehlen creò quella che gli Americani definirono Ratline o la “via del topo”, ovvero un sistema di vie di fuga che collaborazionisti e criminali di guerra nazisti avevano creato per poter fuggire verso altri paesi, in modo particolare il Sud America, ma anche Inghilterra e Stati Uniti. Queste vie di fuga presupponevano l’esistenza parimenti di connivenze (tra cui anche quella del Vaticano) e le venne dato anche un nome altisonante: Odessa (acronimo di Organisation Der Ehemaligen SS-Angehörigen ovvero Organizzazione dei Membri delle Ex-SS).

La storia è la vera protagonista dei racconti di Gilbers dove i suoi personaggi si fanno carico di mostrarcela nella sua crudeltà e realismo. Quello che rimane, oltre a ciò, è la capacità scrittoria dell’autore che riesce a mescolare il tutto in modo fluido, godibile e per nulla didascalico. Cinque romanzi che non stancano e che vivono ciascuno di vita propria, ma che coralmente danno vita a un affresco potente e visivamente molto forte e caustico del mondo distrutto da una guerra.

Michele Finelli


Lo scrittore:
Harald Gilbers (Monaco di Baviera, 1969) ha studiato letteratura inglese e storia moderna e contemporanea. Prima di diventare regista teatrale, ha lavorato come giornalista delle pagine culturali e per la televisione. I suoi gialli sono tradotti in francese, polacco, danese e giapponese. Il primo romanzo della serie dell’ex commissario Oppenheimer, Berlino 1944. Caccia all’assassino tra le macerie (pubblicato da Emons nel 2016), ha vinto il Glauser Preis 2014, uno dei più importanti riconoscimenti per i gialli in Germania, mentre il secondo romanzo, I Figli di Odino, ha ottenuto in Francia il Prix Historia 2016.