Intervista a Marco Vichi

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Marco Vichi è nato nel 1957 a Firenze e vive nel Chianti. Presso Guanda ha pubblicato i romanzi: L’inquilino, Donne donne, Il brigante, Nero di luna, Un tipo tranquillo, La vendetta, Il contratto, La sfida, Il console, Per nessun motivo; le raccolte di racconti Perché dollari?, Buio d’amore, Racconti neri, Il bosco delle streghe, Se mai un giorno, Oltre il limite; i graphic novel Morto due volte con Werther Dell’Edera e Il commissario Bordelli con Giancarlo Caligaris, e la favola Il coraggio del cinghialino. Ha inoltre curato le antologie Città in nero, Delitti in provincia, È tutta una follia, Un inverno color noir, Scritto nella memoria. Della serie dedicata al commissario Bordelli sono usciti, sempre per Guanda: Il commissario Bordelli, Una brutta faccenda, Il nuovo venuto, Morte a Firenze (Premio Giorgio Scerbanenco– La Stampa 2009 per il miglior romanzo noir italiano), La forza del destino, Fantasmi del passato, Nel più bel sogno, L’anno dei misteri e Un caso maledetto. Il suo sito internet è www.marcovichi.it

Appena uscito in libreria il suo nuovo romanzo intitolato “Ragazze smarrite” per Guanda Editore, lo abbiamo intervistato. Questo è quello che ci ha risposto:

1. Bentornato a Marco Vichi su Contorni di Noir. Ti ringraziamo per la tua disponibilità e iniziamo subito con una domanda di rito. Da quale idea è nata la vicenda attorno a cui ruota questo nuovo romanzo del commissario Bordelli, “Ragazze smarrite”?
M.: Non so, quando sto per cominciare un romanzo del mio amico Franco Bordelli, all’improvviso mi appare un delitto, di cui non so quasi nulla, e mi avventuro tra le pagine insieme al commissario alla ricerca della soluzione.

2. Il commissario Bordelli si trova, riflessivo e pensieroso, a pochi giorni dalla pensione, nostalgico del passato e curioso del futuro. Ma tu che ne sei l’autore che bilancio daresti alla vita e alla carriera del nostro amato Franco Bordelli?
M.: In realtà è stato lui a raccontarmi la sua storia. Insisto su questo punto, anche se può sembrare strano, ma quando scrivo, più che inventare faccio continue scoperte. Bordelli ha partecipato alla guerra di Liberazione per un ideale, e ha continuato sulla stessa strada in Pubblica Sicurezza. Penso che si sia comportato bene, che sia stato un bravo sbirro.

3. In questo romanzo, oltre alla presenza del colonnello Arcieri, nato dalla penna di Leonardo Gori, c’è la presenza a sorpresa del commissario De Luca di Carlo Lucarelli. Com’è andata questa piccola collaborazione e tornerà questo commissario nelle vicende di Bordelli?
M.: La storia di questo romanzo ha portato Bordelli a Bologna, e ho approfittato dell’occasione per mettere in scena questo gioco, ma era da tempo che ne parlavamo Carlo e io. Mi piace che i personaggi seriali non restino confinati nei loro percorsi narrativi.

4. Insieme ai personaggi femminili di Rosa e di Eleonora, prende il suo spazio il nuovo medico legale Patrizia Leggiadri della Torre. Come la descriveresti a chi non ha ancora letto questo ultimo romanzo?
M.: Alle passioni non si resiste, e Patrizia incarna una sorta di contraddizione: una bellissima e giovane donna, che evoca la vita, vive con passione un lavoro che le fa passare il tempo in mezzo ai cadaveri e a contatto con la morte. Eros e Thanatos, insomma.

5. Marco, come si fa a immaginare un giallo in uno scenario incantevole come le colline fiorentine?
M.: Le belle e dolci colline fiorentine sono così solo in cartolina, se ci si avvicina scopriamo che possono nascondere orrori di ogni genere.

6. Quando scrivi ti senti influenzato anche dal vernacolo fiorentino, dai modi di dire propri dei toscani del Chianti, da quelle espressioni tipiche del luogo che una volta entrate in testa non ci escono?
M.: Non amo molto le forme dialettali scritte in un romanzo, a meno che non siano indispensabili, e dopo averle evitate per anni, adesso mi trovo a volte di fronte a personaggi che se parlassero un italiano da Crusca non sarebbero veri.

7. Hai la fortuna di vivere in posti stupendi. Tu dove ti metti a scrivere di solito, o quantomeno a riordinare le idee?
M.: Cammino molto, e scrivo anche quando non sono davanti a una tastiera. Le storie da raccontare sono la mia piacevole ossessione.

8. Cosa dobbiamo aspettarci tutti noi lettori affezionati a Bordelli nelle prossime “puntate”, qualche anticipazione, qualche indiscrezione per Contorni di Noir, ti va di darcela?
M.: Il commissario va in pensione dalla Pubblica Sicurezza, ma non dai romanzi. Devo dire che non vedevo l’ora di trovarmi davanti Franco Bordelli pensionato. Chissà cosa mi racconta.

Intervista a cura di Federica Politi e Antonia Del Sambro, “Due nel mirino”