Un Simenon al giorno… Carissimo Simenon, Mon Cher Fellini.

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Editore Adelphi
Anno 2021
Genere Saggistica
172 pagine – brossura e epub
Traduzione di Emanuela Muratori


“Caro Fellini, fratello,
In due diverse forme d’arte noi perseguiamo lo stesso fine: una più profonda conoscenza dell’uomo, per non dire dell’umanità. Ed entrambi lo facciamo. In un modo che si potrebbe definire anti-intellettuale. Siamo come spugne, assorbiamo la vita senza saperlo e la restituiamo poi trasformata, ignari del processo alchemico che si è svolto dentro di noi. In lei tutto questo ha qualcosa di magico.”

“1960, Festival di Cannes: un’edizione destinata a rimanere nella storia del cinema. Sono in gara Bergman, Bunūel, Antonioni, Fellini. Con grande scandalo, la Palma d’Oro è assegnata alla “Dolce vita”.
Il presidente della giuria, che per Fellini si è battuto come un leone, è Georges Simenon. Nasce così – sull’onda di un’ammirazione che sembrava attendere solo l’occasione di un incontro – un’amicizia forte e al tempo stesso discreta, intessuta di lunghi silenzi e improvvise accensioni, di reticenti pudori e impudiche confidenze.”

Il migliore dei modi per inaugurare “Un Simenon al giorno” la nuova rubrica di Contorni di Noir dedicata al maestro indiscusso del Noir Georges Simenon è con una pubblicazione ovviamente ADELPHI: Carissimo Simenon, Mon Cher Fellini.
Questo piccolo libro è in realtà piccolo solo nel formato. A guardarlo bene ci si accorge subito che è uno scrigno prezioso da aprire e richiudere, da leggere e rileggere.
Lo scrigno contiene il carteggio di Federico Fellini e Georges Simenon avvenuto tra il 4 luglio 1960 e il 1 luglio 1989 ed è corredato dalla trascrizione dell’intervista fatta da Simenon a Fellini “Casanova, nostro fratello”.

Questo scambio epistolare permette di entrare in contatto con i due mostri sacri del cinema e della letteratura in un modo autentico e intimo. I due si ammirano e si stimano e questi sentimenti sono assolutamente reciproci e sempre sinceri. La dimensione umana e l’umiltà prendono vita e sono dentro e dietro ogni singola parola. Questa raccolta epistolare ha un valore immenso. Il lettore ha di fronte una vera e propria storia che nasce appunto da un rispetto e una devozione sempre e solo disinteressata. C’è quasi una gara inversa: vince chi si sminuisce di più e chi elogia di più l’altro. Potrebbe essere la trama di un film o di un romanzo, la storia meravigliosa di un’amicizia, ma il valore dell’opera è anche documentaristico, permettendo di scrutare da un punto di vista privilegiato le luci ma soprattutto le ombre del grande scrittore e del grande regista, le loro profonde crisi e il mistero insondabile dell’ispirazione.

Molto interessanti anche le informazioni circa l’iter delle pubblicazioni italiane dei romanzi di Georges Simenon.
Parlano di tutto questi due giganti, si mettono a nudo, si confessano le loro debolezze, si coprono di complimenti spassionati. Si sentono in debito continuo con la vita, ma soprattutto con l’arte, convinti di non aver fatto ancora abbastanza e alla disperata ricerca dell’onda perfetta, del film e del libro che li qualifichi finalmente come artisti.
Scriversi, cercarsi, mettersi a nudo, è questo che viene fuori dalle lettere.
Uno scrutarsi continuo, un tentare di capire la grandezza dell’altro, con umiltà e vera sincerità.

Simenon scrive a Fellini:

“Ieri mi è capitata una di quelle cose che scaldano il cuore. Stavo leggendo l’intervista che ha rilasciato all’Express di Parigi. Alla quarta frase ero sbalordito e mi dicevo che le sue risposte erano esattamente le stesse che avrei dato io. Ritrovavo le mie idee, per quanto riguarda sia la creazione artistica che il modo di affrontare i vari problemi della vita. È sempre miracoloso scoprire di avere un fratello da qualche parte.”

Scrive Fellini a Simenon:

“Io, come del resto altri milioni di lettori in tutto il mondo, ho sempre letto i suoi libri con golosità, avidamente, ma questa volta c’è qualcosa di più nel mio modo di leggerla: una curiosità più all’erta, un fervore lucido, una partecipazione divertita e dolente, uno spiare teso, ansioso, di pagina in pagina, fatto di speranze e di timori che mi sembra mi riguardino da vicino e profondamente. Quante volte volte ho alzato la testa dal libro incredulo, sorpreso, colpito, quante volte con intima soddisfazione ho mormorato: “Ma anche io la penso così! Anche io mi comporto in questo modo col mio lavoro, con le donne, con gli altri!”

E ancora:

È stupefacente! Mi esalto, mi commuovo, mi sento addosso una grande allegria. È come se un amico, un fratello più grande, più intelligente, più buono, generoso, umile e coraggioso di te, ma con gli stessi tuoi appetiti, le tue stesse ammaccature, curiosità, slanci, timidezze, indifferenze, fosse andato avanti nella vita a vivere per te gli anni a venire, ti avesse preceduto come per una gran prova generale, e avesse sofferto, gioito, si fosse ammalato, avesse fatto ogni genere di esperienze per controllare che la faccenda è possibile, si può campare, le cose funzionano abbastanza bene e dal traguardo di questa relativa certezza t’invitasse, placato e sorridente, ad avanzare, il cammino è spianato, si può provare a procedere e tentare di raggiungerlo.
Un critico letterario inorridirebbe leggendo queste mie righe e riconosco di essere goffo e inadeguato. Tentavo incautamente di esprimere la mia gioia per il risultato meraviglioso che lei ha raggiunto, caro, grandissimo, insostituibile Simenon.”

Mi sono sentita spesso anche io goffa e inadeguata nel tentare di recensire i romanzi di Simenon, mi vergogno per averlo scoperto tardi anche se poi ho recuperato e lo continuerò a fare. Leggere un suo titolo è per me come tirare fuori dalla cantina la bottiglia preziosa destinata alle grandi occasioni. È come il buon vino, è una lettura che va centellinata, ma a poterlo fare, poter leggere un Simenon al giorno avrebbe lo stesso effetto benefico e terapeutico del frutto proibito.
Questa rubrica cercherà con la stessa umiltà di Federico Fellini e dello stesso Georges Simenon di rendere onore alla sua grandezza.
“Carissimo Simenon, Mon cher Fellini” è di sicuro una lettura imprescindibile per conoscerlo e, se possibile, amarlo ancora di più.

Caro grande Fellini,
Grazie ancora per la sua lettera e per aver cercato di telefonarmi. A me non resta altro che risprofondare nelle mie elucubrazioni, nella speranza che possa nascere il grande libro che sogno. È la prima volta che nutro questa ambizione e a settantasette anni non vorrei fosse troppo tardi.

Susanna Durante