Edogawa Ranpo – Il demone dai capelli bianchi

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Editore Elliot / Collana Raggi
Anno 2020 (edizione originale 1932)
Genere thriller gotico
184 pagine – brossura e epub
Traduzione dal giapponese di Diego Cucinelli


La Elliot, nella sua collana Raggi, porta per la prima volta in Italia, grazie alla traduzione e alla cura di Diego Cucinelli, questo “Il demone dai capelli bianchi” (in originale 白髪鬼 o “Hakuhatsu-ki”), pubblicato in Giappone nell’ormai distante 1932. Si tratta soltanto del quarto romanzo di questo celebrato autore tradotto nella nostra lingua, al quale vanno aggiunte tre raccolte di racconti. Ma Edogawa Ranpo, nella sua vita, ha pubblicato ben trenta romanzi e numerosissimi racconti e romanzi brevi. Insomma, ce n’è ancora molto, di materiale di questo autore da pubblicare. Ma vale la pena di leggerlo? In breve, sì.
Scendiamo un po’ più nel dettaglio.
Il romanzo è la confessione, non è chiaro resa a chi, di Ōmuta Toshikiyo, un nobile ricco residente in una cittadina indicata solo con l’iniziale S. Pur essendo un misogino, si innamora della bellissima Ruriko, che sposa. La vita, con lei e con il fedele amico Kawamura, sembra idilliaca per lui quando, all’improvviso, cade da una rupe e viene dato per morto. Si sveglia in una bara nel mausoleo di famiglia, con i capelli candidi e un’espressione da folle. Diventa, appunto, un “demone dai capelli bianchi”, come lui stesso si autodefinisce.
Teme che l’adorata Ruriko possa spaventarsi alla sua ricomparsa, visto anche il suo aspetto tanto cambiato, ma comunque torna a casa di nascosto per farle una sorpresa. Ma la sorpresa la troverà lui.

È a questo punto che il racconto di Ōmuta Toshikiyo si trasforma in una storia di follia e vendetta che prende chiara ispirazione ai racconti più gotici di Edgar Allan Poe, al quale l’autore si ispira addirittura nella scelta del nome di penna che lo ha accompagnato per tutta la carriera (“Edogawa Ranpo” è una trascrizione fonetica di “Edgar Allan Poe” pronunciato con accento giapponese). La storia, narrata dal punto di vista di colui che desidera mettere in atto una terribile vendetta, ha più di qualcosa in comune con il celeberrimo racconto “Il barile di Amontillado”. Come Montrésor, Ōmuta Toshikiyo sembra perfettamente consapevole delle atrocità che commette (e le azioni assolutamente terrificanti messe in atto dal nobiluomo sono numerose), che descrive nel dettaglio, in maniera spesso piuttosto raccapricciante. In questo caso, però, il lettore, grazie alla premessa, sa che il protagonista pagherà per i suoi crimini: lo sappiamo, nel momento in cui inizia il suo racconto, condannato ai lavori forzati a vita, e ormai vicino alla morte.

È chiaro che stiamo leggendo un romanzo ambientato non solo in un contesto culturale profondamente diverso dal nostro ma anche in un’altra epoca, quella della restaurazione Meiji, ovvero nella seconda metà degli anni ’60 dell’ottocento. Il traduttore e curatore, l’abilissimo Diego Cucinelli, ci aiuta, con alcune necessarie e preziose note, a orientarci tra le espressioni e le tradizioni che ci potrebbero sembrare più oscure, con chiarimenti precisi e puntuali, poco intrusivi ed estremamente utili.
“Il demone dai capelli bianchi” è un romanzo breve, estremamente cupo e gotico. Lo sconsiglio decisamente a persone più impressionabili, viste le varie descrizioni cruente, ma lo consiglio caldamente agli appassionati dei racconti gotici di Edgar Allan Poe, che qui troveranno uno stile simile.

Marco A. Piva


Lo scrittore:
Edogawa Ranpo, nato a Hirai Tarō nel 1894 nella prefettura di Mie, è discendente di una famiglia di samurai; grande lettore e amante dei gialli occidentali, scelse come pseudonimo la trasposizione fonetica del nome di Edgar Allan Poe. È considerato il fondatore del noir giapponese, modello per molti scrittori coevi e successivi. A Ranpo è intitolato un prestigioso premio letterario giapponese fondato nel 1955. Dalle sue storie sono stati tratti moltissimi film e ancora oggi a lui si ispirano serie manga e anime giapponesi. È morto nel 1965.