Intervista a Enrico Pandiani

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Enrico Pandiani ha esordito nel 2009 con Les Italiens, primo romanzo dell’omonima serie poliziesca. Per Rizzoli ha pubblicato Pessime scuse per un massacro (2012), La donna di troppo (2013), Più sporco della neve (2015), Una pistola come la tua (2016), Un giorno di festa (2017) e Ragione da vendere (2019). Con Fuoco (2022) si apre la serie della banda Ventura e noi lo abbiamo intervistato per farci raccontare qualcosa di più.

1. Complimenti per il nuovo romanzo a Enrico Pandiani e grazie per la tua disponibilità. “Fuoco” inaugura la serie della banda Ventura e noi siamo curiosi di sapere com’è nata in te l’idea da cui è scaturita questa storia.
E.: Grazie a voi per questa intervista. Dunque l’idea è nata Un paio d’anni fa, in piena pandemia, durante un pranzo giapponese con gli editor di Nero Rizzoli. La loro proposta era quella di costruire una nuova serie che avesse qualche legame con les italiens, quindi un gruppo di persone, uomini e donne, ben affiatati, e che uscisse un poco dagli schemi del noir-poliziesco tradizionale. E che di fatto, si svolgesse in Italia, che poi è diventata Torino, la mia città. Ovviamente avevo mano libera e nessuna costrizione all’inventiva. Da tempo mi frullavano nella testa questi personaggi e non ho fatto altro che dar loro una dimensione, un luogo e una storia.

2) Max, Abdel, Sanda e Victoria sono i membri di questa banda nata da un caso fortuito che li ha legati in maniera indissolubile. Quattro persone molto diverse che sanno collaborare alla perfezione. Qual è il segreto, o meglio le caratteristiche, che lo hanno reso possibile?
E.: I personaggi sono quattro galeotti evasi, di varie età ed etnie. La fuga è avvenuta circa diciotto anni prima della storia di Fuoco. Il furgone penitenziario che li stava trasferendo da Parigi a Lione è stato coinvolto in uno spaventoso incidente dal quale i quattro sono usciti più o meno illesi. C’era l’occasione e loro l’hanno colta al volo. Nel momento in cui decidono di restare insieme, Max Ventura, il più vecchio e anche il solo del gruppo che sia stato un vero criminale, viene fin da subito eletto come guida. A lui vengono affidati i destini e il futuro dei compagni. Ognuno di loro è bravo nel fare qualcosa che serve anche agli altri. E questo li rende speciali.

3) I nostri quattro protagonisti hanno un passato in comune molto ingombrante. Quanto questo può essere un fardello o un motivo di slancio verso il desiderio di un futuro diverso?
E.: Riuscire a restare liberi è stato duro, faticoso, anche doloroso. A Vittoria, donna di estrazione sociale più elevata degli altri, ha anche portato una figlia. Quindi la libertà per loro è tutto, ed è importante come la rinuncia a delinquere, sorta di promessa che ciascuno di loro ha fatto a se stesso. La loro priorità è mantenere ciò che si sono conquistati con le unghie e con i denti. Non vogliono permettere che qualcuno possa portarglielo via. Per questo saranno costretti a scendere a compromessi, ma lo faranno con la decisione e la caparbietà di chi non si vuole sottomettere.

4. Dovessi scegliere un paio di aggettivi che meglio definiscano le personalità di Max, Abdel, Sanda e Victoria, ma anche di Matilde, figlia adolescente di quest’ultima che dà il suo aiuto nella loro indagine ufficiosa, quali sceglieresti?
E.: Sono figure molto diverse tra loro: Max è stato un rapinatore di banche, ha vissuto il milieu, ha ucciso, forse, quindi è il più scafato, sa come muoversi, ma al contempo, poiché ha la condanna più dura, è quello che ha più da perdere. Sanda è la più giovane, ma è un tipo duro, coriaceo, ha fatto la vita e questo l’ha resa disincantata nei confronti della gente, anche cattiva a volte; Abdel è gay, è un bravo meccanico e il suo atteggiamento nei confronti della vita è lo stesso che ha con i motori, tende ad aggiustare le cose, a volte in maniera molto spiccia; Vittoria è una donna di quarantacinque anni, di una bellezza un po’ sciupata, è l’unica che abbia studiato e sa che nel gruppo la sua classe a volte stona, ma ha una figlia alla quale è legatissima e per la quale farebbe qualsiasi cosa; una leonessa con i cuccioli sa quando è il momento di mostrare le zanne. E poi c’è appunto Matilde, una sedicenne come le altre, con la passione per l’informatica, voglia di indipendenza e un’ironia feroce che le consente di tenere a bada quei quattro strambi genitori.

5. La figura di Numero Uno si tinge da subito di un certo fascino e mistero scaturiti forse anche dall’ incertezza che si cela dietro il non sapere, fino alla fine, per quale motivo agisce così nei riguardi della banda. Ti sei ispirato a qualche personaggio famoso o è un protagonista che da tempo si aggirava tra i tuoi pensieri?
E.: Numero Uno è il perno attorno al quale gira tutta la vicenda. È un vecchio poco appariscente, con l’aspetto del pensionato, ma l’energia di un vero leader. Ha la capacità di attirare odio e ammirazione, ma soprattutto ha il polso della situazione e sa di tenere in pugno Ventura e i suoi compagni. Altro non dirò, se non in presenza del mio avvocato.

6. Enrico, ancora la Francia e ancora italiani che hanno a che fare con la stessa. Possiamo dire che è diventata la sua location feticcio?
E.: Sì, lo è, anche se in questa vicenda la Francia è lontana, sia geograficamente, sia nel tempo. Però ne subisco il fascino e i quattro personaggi di questa storia la rappresentano in toto con tutte le sue dinamiche sociali, dalla Marsiglia del crimine, fino all’Alsazia della choucroute. Anche per i protagonisti aleggia nell’aria, ma per loro rappresenta il rischio, ne hanno timore, perché tutto ciò che hanno potrebbe sparire in un momento.

Incontro a cura di Antonia Del Sambro

7. Tra tutti i luoghi da te descritti in “Fuoco” ce n’è uno che ai lettori non sfugge ed è l’anima, lo spirito di Victoria e il rapporto con sua figlia. Quanto è stato difficile scrivere di donne e di una donna esattamente come lei?
E.: Come sempre i personaggi femminili sono i miei preferiti e tra loro quelli più vulnerabili. Vittoria mi affascina per diversi motivi, perché è fuori luogo, perché è sola, perché avendo una figlia è quella che ha la preoccupazione più grande: il terrore che gliela portino via nel momento in cui dovessero arrestarli. È una donna dolce, a volte sembra che tutto debba crollarle addosso, ma riesce sempre a tirare fuori la forza per vincere le proprie paure. Mi piace la sua eleganza démodé, che viene da protagoniste di vecchi film che mi sono cari. La difficoltà nel raccontare un personaggio come lei, se ce n’è una, per un autore maschile è quella di non scadere nel cliché, di mantenere comunque il personaggio interessante.

8. Tu sei uno dei pochi scrittori di genere che ha trovato “la quadra” tra azione, personaggi e stile. Ci vuoi raccontare come hai fatto, tante letture, tanto esercizio, talento personale?
E.: Non ne ho la più pallida idea. Credo di avere un mia concetto su come debba essere scritto un romanzo, soprattutto un romanzo di genere, e mi ci attengo tentando ogni volta di migliorare un poco. Certo, le letture sono importantissime, ogni libro che leggi ti insegna qualcosa, a volte pure in negativo, e questo ha fatto sì che, da quando scrivo e pubblico, il mio modo di leggere sia enormemente cambiato. Adesso faccio moltissima attenzione a come altri autori raccontano, descrivono, fanno parlare i loro personaggi. E, per contro, tendo ad abbandonare immediatamente un romanzo che non mi piace, per il modo in cui è scritto o per l’argomento trattato o anche soltanto perché non mi cattura. Comunque, come tutti, ho i miei dieci comandamenti, che non starò qui a elencare, e che riguardano i dialoghi, i tempi narrativi, lo spazio da dedicare alle descrizioni, quello per i pensieri (miei e dei miei personaggi) e gli artifici con cui si tenta di incantare il lettore.

9) Se dovessi dare una colonna sonora a “Fuoco” quale sarebbe e cosa ti verrebbe in mente?
E.: Penso che una buona colonna sonora per questo romanzo potrebbe essere un disco di Cannonball Adderley, che so, The Jive Samba oppure Mercy, Mercy, Mercy. Comunque, quella che avevo in mente mentre lo scrivevo era una colonna sonora Jazz molto cool.

10. Che succederà a questi personaggi nel nuovo lavoro della serie, chi ritroveremo, sei già all’opera nella stesura?
E.: Salvo possibili catastrofi, tipo l’invasione delle cavallette o l’esplosione di un vulcano o un’inondazione epocale o un’offerta milionaria, la serie sarà di cinque romanzi. Nel primo, Fuoco, presento i personaggi e racconto la loro storia dal momento dell’evasione a oggi. Nei prossimi quattro, di cui ho già più o meno in mente le trame, ognuno di loro sarà preminente rispetto agli altri e nel corso del romanzo racconterà la sua storia prima dell’arresto. Dopodiché, Numero Uno e io li lasceremo al loro destino. Il mio desiderio vero, è quello di infilarci in mezzo l’ottavo romanzo de Les italiens, che ho già imbastito e che mi sta piacendo molto.