Joyce Carol Oates – Notte al neon

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Editore Carbonio / Collana Notti stellate
Anno 2022
Genere Noir
350 pagine – brossura e epub
Traduzione di Claudia Durastanti


È noto che scrivere racconti sia molto più difficile che scrivere romanzi. In poche pagine occorre sviluppare una trama, dei personaggi, un inizio e una fine che stiano in piedi. Il tutto che sia anche credibile. Non è facile e non sono molti a cimentarsi in questa impresa, a meno che non siano autori o autrici con una lunga carriera alle spalle e lettori già fidelizzati che non storcono il naso all’uscita di un libro che non è un romanzo.
Lo ha fatto Camilleri, lo fece Edgar Allan Poe, lo hanno fatto autori creando antologie di racconti. Difficile per un autore emergente esordire con dei racconti, lo dico per esperienza. E forse in Italia non si è arrivati ancora alla convinzione che possano funzionare in un mercato sempre più difficile ed esigente.
Joyce Carol Oates fa parte di quelle scrittrici eclettiche che hanno pubblicato oltre cento libri, scrivendo davvero di tutto, dalla poesia ai saggi, dalla narrativa alla saggistica, quando cominciò con il suo primo romanzo nel 1963, muovendo i suoi primi passi e non fermandosi più.
Forse il lettore tipo americano non fa differenza al romanzo rispetto al racconto e sarei curiosa di sapere l’impatto che il libro di cui vi sto per parlare, appena tradotto in Italia da Cristina Durastanti (scrittrice e traduttrice) per Carbonio Editore, ha avuto in America rispetto all’Italia.

Io vi posso dire che, per quanto mi riguarda, leggere la Oates è una scoperta continua, non solo per l’originale modo di scrivere, ma per le trame che anche in questo libro riesce a proporre in un caleidoscopio di nove storie, tutte diverse tra loro ma sempre con un filo conduttore. Già comparsi in precedenza su riviste, periodici letterari e antologie, potrei raccontarvi cosa penso di ogni racconto, ma voglio invece concentrarmi su quelle che sono le tematiche proposte attraverso le donne, soprattutto: come Abigail in “Deviazione” oggetto di viaggi onirici (ma non solo) quasi ai confini della realtà; L.K. In “Voglia” la quale, attraverso un sottile gioco di seduzione per un uomo che in fondo non le piace, cerca conferma alla propria femminilità.
O, ancora, la pro-fes-so-res-sa in “Intimità” vittima e preda, suo malgrado, di uno studente troppo sicuro del proprio lavoro.
Donne che cercano di costruirsi una vita “regolare”, come Juliana, nonostante siano attratte dalle luci al neon dei locali notturni, luoghi di perdizione ma anche di libertà.
I racconti sembrano voler sperimentare quanto ci si possa avvicinare all’abisso senza esservi trascinati (o si?), poter guardare al di là del baratro senza scivolarci dentro (o si?).

Uno stilema che sto imparando a conoscere, quello della Oates, nel quale la forza delle parentesi distribuite qua e là nel testo creano la sensazione di leggere due storie simili ma allo stesso tempo diverse.
È raccontare l’universo femminile come un pianeta a parte (gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere, scrisse qualcuno…) in cui ci si costruisce una realtà parallela dove gli uomini cambiano forma e aspetto (la Oates lo ha fatto egregiamente anche in “Respira”, altro romanzo appena uscito), alla ricerca di poter rendere tangibili i desideri attraverso una lampada magica da strofinare, essendo consapevoli che forse resteranno inespressi.

La mente ha un potere immenso, sembra suggerirci la scrittrice, ci permette di estraniarci dal Male in tutte le sue forme e costruirci un presente più accettabile.
È facile farsi attirare come falene alla luce da questo libro di racconti, ma anziché restarne bruciati entrerete in un luogo di luci e ombre, nel quale si ha sempre la sensazione di pericolo, di sospensione, di immedesimazione nei personaggi che si susseguono. La Oates ne ricostruisce l’aspetto più fragile e vulnerabile, uno straniamento salvifico, repulsione che diventa attrazione, diffidenza che si trasforma in paura. All’evoluzione che è metamorfosi della coscienza, forse il grado più alto di libertà per una donna.
Una lettura che non fa che confermare la bravura e l’ecletticità di questa autrice.
Ultime due considerazioni sull’edizione di Carbonio: applauso al nome della traduttrice direttamente in copertina e, appunto, una copertina che rende ancora meglio l’aspetto di un’America dalle case tutte uguali, dai quartieri all’apparenza tranquilli, dai giardini curati e quasi finti.

Cecilia Lavopa


La scrittrice:
Joyce Carol Oates (Lockport, NY, 1938), tra le massime scrittrici e intellettuali viventi, ha esplorato, nella sua lunga carriera, i generi letterari più disparati, sia in prosa che in versi.
Ha vinto numerosi premi, come il National Book Award (1970), il PEN/Malamud Prize (1996) e il Premio Fernanda Pivano (2010), ed è stata più volte finalista al Premio Pulitzer.
Della sua vasta produzione ricordiamo Una brava ragazza (Bompiani, 2010), la quadrilogia Epopea americana (Il Saggiatore, 2017), La notte, il sonno, la morte e le stelle (La Nave di Teseo, 2021) e Blonde (La Nave di Teseo, 2021).
Per oltre trent’anni docente alla Princeton University, dal 1978 è membro dell’American Academy of Arts and Letters.