Ragnar Jónasson – L’isola

849

Editore Marsilio / Collana Farfalle
Anno 2023
Genere Giallo
256 pagine – brossura e epub
Traduzione di Valeria Raimondi


“Quell’urlo spaventoso lo aveva svegliato lasciandolo senza fiato.
In un momento di confusione, ancora mezzo addormentato, aveva pensato che il grido provenisse dalla tomba, da sua sorella… Un urlo di terrore lanciato nel momento in cui moriva”.

Da sua sorella: proprio questo il punto focale del romanzo “L’isola” che l’autore islandese Ragnar Jónasson ci propone. Una storia misteriosa, intrigante, che affonda le sue radici quindici anni prima, giorno in cui una giovane donna fu trovata morta proprio in quel posto. Si parla qui di un luogo incantevole, Elliðaey, un puntino sulla carta geografica a nord dell’Islanda chiamata “l’isola più solitaria del mondo”.
Se la cerchiamo su Google (io l’ho fatto) vedremo una macchia di verde in mezzo a un cielo e a un mare blu cobalto; scogliere aspre e selvagge e una sola casa bianca: è un capanno di caccia, poco usato per l’estrema difficoltà a raggiungerlo.
Questa è la location della vicenda.
Potrei dirla magica, ma i fatti che avvengono dopo le tolgono molto fascino, lasciando nel lettore solo un senso di inquietudine.

La protagonista del romanzo è la poliziotta Hulda Hermannsdóttir; una donna spigolosa, non più giovane, che riempie i suoi vuoti (tremendi) con lunghe camminate solitarie e con il lavoro. Lavoro che svolge con molto impegno, seppure tra difficoltà varie… Ma questa è un’altra storia.
Una curiosità, prima di parlare brevemente della trama.
Il romanzo fa parte di una trilogia, che procede alla rovescia. Il primo, infatti, intitolato “La signora di Reykjavik” parte dalla…fine, quando la poliziotta è prossima alla pensione, e procede a ritroso coi romanzi successivi.

Qui la donna è chiamata a risolvere un caso che ha del misterioso.
Quattro giovani, due uomini e due donne, si recano per un week end avventuroso nell’isola abbandonata di Elliðaey.
Lì trascorreranno due giorni tra uccelli marini – il luogo è l’habitat dei pulcinella di mare – silenzio, passeggiate nel verde, a picco sugli scogli.
L’atmosfera, in un primo tempo incantevole, diventa presto inquietante. Infatti nella stessa isoletta, anni prima, aveva trovato la morte la sorella di uno di loro quattro; del delitto era stato incriminato un uomo, che dopo avere invano professato la sua estraneità, si era suicidato in carcere. Tante cose non dette tra loro; quella morte in sospeso…
I quattro giovani sono comunque intenzionati a divertirsi, seppure nel ricordo dell’amica perduta. Ma solo in tre torneranno a terra, alla fine della vacanza.

Hulda è chiamata ad investigare su questa scomparsa poco chiara, e per forza di cose si trova a ripercorrere vecchi sentieri; in senso figurato, infatti “quella” storia ancora è densa di dubbi e di punti interrogativi, e molti sono certi che la verità, allora, non sia venuta a galla. Sentieri anche in senso reale, perché per una camminatrice come lei percorrere gli angoli scoscesi dell’isola è un gioco da ragazzi.
Due casi, perciò: un cold case, e uno “ fresco”, da affrontare e risolvere nello stesso tempo. Nonostante le ostilità, la reticenza, le bugie. L’ambiguità del luogo, falsamente idilliaco.

Hulda è un personaggio veramente interessante. La sua vita privata fa spesso capolino nel corso dell’inchiesta. Trapelano, prepotenti, il vuoto, la solitudine.
I ricordi della sua famiglia: un marito, una figlia persa adolescente, non l’abbandonano mai e stendono una patina di malinconia sulle sue giornate, su tutte le sue azioni.
I maligni potrebbero commentare come questa condizione di tristezza sia un po’ il leit motiv di molti, troppi gialli nordici: le danno però uno spessore speciale, a livello di sentimenti che altrimenti non avrebbe. Si sa che il dolore vissuto affina la sensibilità e Hulda ne possiede molta.

In campo lavorativo, la donna deve competere con i colleghi maschi, che a parità di valore riescono ad arrivare sempre qualche passo avanti, ma questo non la scoraggia. L’isola solitaria, coi suoi paesaggi, fa da perfetta location: evoca un senso di solitudine che potrebbe dare la pace assoluta, ma che nasconde anche insidie e segreti.
Certo è che dopo tutti i fatti accaduti, il fascino del luogo perde un po’ di …smalto: meglio accontentarsi di ammirarla sulle carte geografiche!

I capitoli del romanzo sono molto brevi e incisivi e terminano sempre con un senso di attesa per ciò che verrà dopo. Ottima scelta dell’autore, per appassionare alla lettura.
La storia è scorrevole, intrigante e riesce perfettamente a immergere il lettore nella giusta atmosfera, sospesa tra fascino e mistero.

Rosy Volta


Lo scrittore:
Ragnar Jónasson  (1976), tradotto in ventuno lingue e pubblicato in trentadue paesi, è uno dei fenomeni del poliziesco più sorprendenti degli ultimi anni, con milioni di lettori nel mondo e un successo che non si ferma. Avvocato e docente di diritto d’autore all’Università di Reykjavík, è membro della UK Crime Writers’ Association e cofondatore di Iceland Noir, festival del giallo nordico. Ha scritto la serie Misteri d’Islanda, pubblicata nella UE Marsilio, e la Trilogia di Hulda, di cui La signora di Reykjavík è il primo episodio, un successo internazionale che la Warner Bros. porterà presto sul grande schermo.