Intervista a Ettore Neri

691


Ettore Neri è nato nel 1961 in Versilia. Compiuto gli studi liceali, si è dedicato all’attività imprenditoriale nell’azienda di famiglia. E’ stato sindaco di Seravezza, in provincia di Lucca, al 2006 al 2016. Attualmente è libero professionista e manager nel settore della sanità privata. Ha pubblicato con SEML’inchiesta di San Lorenzo“, recensito su questo blog e lo abbiamo intervistato per farci raccontare qualcosa in più sulla genesi di questo romanzo:

1. Benvenuto su Contorni di noir e grazie per la tua disponibilità. La prima domanda, ormai una sorta di rito, è da quale spunto è nata l’idea che ha portato alla nascita di questo tuo primo romanzo “L’inchiesta di San Lorenzo”, pubblicato da Sem?
E.: Volevo trovare il modo di raccontare le contraddittorie dinamiche della società contemporanea con le lenti di una realtà di provincia che però per diversi mesi dell’anno è vissuta anche da una vasta popolazione di cittadini abbienti e spesso molto ricchi e volevo farlo con i registri della commedia e al tempo stesso in modo avvincente.

2. Come descriveresti a chi non ha ancora letto il romanzo, il maresciallo maggiore Nicodemo Gatti, che si occupa del delitto che ha sconvolto la comunità di Seravezza?
E.: Un giovane antieroe, tanti tic, tanti dubbi, tante contraddizioni ma anche un buon fiuto, un sincero attaccamento al suo lavoro e un magma di bollenti passioni nel profondo del cuore.

3. Diversi i personaggi femminili che si susseguono durante la storia, ognuna di loro con caratteristiche specifiche. Inserendole in un quadro generale quali punti deboli e forti ne emergono?
E.: Sono ritratti di donne contemporanee. Quasi tutte consapevoli, emancipate, combattive e pronte a sfidare il tempo in cui vivono. Alcune sono animate da ferrea coerenza, altre sono destinate a stupire e a risultare diverse da come le avevamo immaginate. Nessuna si arrende ad un destino già scritto.

4. Durante la lettura appare chiaro che il tuo intento non è quello di focalizzare la storia sul delitto ma prendere spunto per raccontare l’umanità che anima la comunità di Seravezza. Quali aggettivi sceglieresti che meglio possono descriverli e perché?
E.: Ho cercato con forza di trasformare personaggi di fantasia in persone credibili e reali. Esseri umani che vivono in una terra ancora fortunata ma in un tempo che li stordisce e li rende più deboli, meno felici, forse più soli. La provincia, la provincia toscana che è quella che più conosco consente ancora una buona qualità della vita, ma le attuali vicende del nostro mondo anche in provincia opprimono la visione del futuro.

5. Ma approfondiamo meglio l’ambientazione del romanzo. Com’è cambiata la città negli anni e ha saputo comunque mantenere la propria identità?
E.: La Versilia presa nel suo complesso, seppur costituita da sette comuni, ha i numeri di una media città di provincia, circa 170mila abitanti. Noi c’è soluzione di continuità tra un comune e l’altro e nel corso degli ultimi decenni il territorio ha subito una forte urbanizzazione e una percepibile contrazione delle zone di campagna e, più in generale, la generalità delle connessioni ambientali. La nostra provincia mantiene una buona rete di solidarietà sociale, ma sono anche ben riconoscibili i tratti di edonismo, individualismo, egoismo, indisponibilità all’ascolto e al confronto che marcano in negativo la nostra epoca.

6. Si parla anche della verità, di come sia fuggevole e mutevole. Cos’è per te la verità e quale importanza assume nel quotidiano delle persone comuni?
E.: Questo, in verità, potrebbe essere il tema di fondo del mio romanzo. Cioè quanto la descrizione della realtà sia estremamente soggettiva e molto poco oggettiva e quanto i punti di vista, più o meno manipolati, possa portare a valutazioni su fatti o persone differenti o anche opposte. L’altro tema è quello della mistificazione della realtà che non necessariamente riguarda vicende criminali, ma che quotidianamente possiamo osservare anche in banali casi di “aggiustamento” delle storie di vita quotidiana. Aggiustamenti che avvengono o per fare bella figura, o per far fare brutta figura ad altri o per uscire furbescamente da piccoli intoppi.

7. Per quanto mi riguarda, una delle tematiche che più mi sta a cuore e che ho trovato in questo romanzo, è quello legato alla memoria dei luoghi, alla loro storia e alle loro tradizioni. Credi sia possibile, in questi tempi che corrono veloci non si sa dove, mantenere l’impronta del proprio passato mentre ci si tuffa nel futuro?
E.: Penso che il rigetto della memoria e la “revisione” della memoria sia uno dei mali più grandi del nostro tempo. Il nostro è un tempo disattento, distratto, menefreghista. Una civiltà senza storia e senza memoria è una civiltà in declino e destinata a scomparire.

8. Quali sono i tuoi progetti? Stai già lavorando ad una nuova storia? Potrebbe diventare il maresciallo Gatti uno di quei protagonisti di serie noir che tanto ci piace ritrovare?
E.: Ho in fase molto avanzata un romanzo distopico ambientato nel non lontano 2050. Poi una decina di giorni fa la mia editrice mi ha proposto di concentrarmi ancora su Nicodemo Gatti e sulla Versilia. Cosa che mi ha calato in una piacevolissima crisi.

Intervista a cura di Federica Politi