Sequoia Nagamatsu – In alto nel buio

856

Editore Neri Pozza / Collana Beat
Anno 2023
Genere sci-fi
336 pagine – brossura e ebook
Traduzione di Giovanni Zucca


Qualcuno ha scoperto che gli animali, una specie intera, poteva sparire. E dopo la scoperta dell’estinzione altri ancora, in un diverso momento, hanno pensato che se quello sparire dalla vista, dalla vita, nella terra e nel ghiaccio, era successo a fiori, piante e animali, quel fatto era un evento e poteva accadere anche a noi, gli umani. Ed era successo, ad altri uomini e donne, davvero. Adesso, in diversi modi, sappiamo cosa aspettarci e immaginare, oltre una storia culturale dell’estinzione perché siamo in scene, immagini, personaggi e vite, in un romanzo.

… Una volta le avevo chiesto cosa stesse facendo, e lei aveva risposto che stava solo cercando di tenere traccia di tutte quelle cose in un diario perché le sembrava che nessun altro si rendesse conto o si preoccupasse del fatto che continuiamo a ripetere gli stessi errori…

Ora, 2030, Siberia. Uno scienziato viaggia fino a un campo scientifico al confine della civiltà e, in alcune accezioni, del tempo. È lì per sua figlia, ne ricorda gli interessi bizzarri che in ogni caso l’hanno portata al confine del mondo a scrutare, insieme ad altri, cosa successe alla terra e a noi, che adesso torniamo a pensarci come esseri ecologici, dopo decine di migliaia di anni. Il permafrost si sta sciogliendo, collassando, ed è importante sapere cosa c’è in quel muro, sempre più fluido, di fango, gas imprigionato, resti di vita e “Anne”. Sappiamo che qualcosa si combina con il dna di Anne, che quel qualcosa può essere parte di una spinta evolutiva e allo stesso tempo un rischio, oscuro, altrettanto complesso e fluido. E quel qualcosa avviene, acquisisce un nome e si diffonde nel mondo.

All’inizio la peste artica sembra una delle tante spiacevolezze della vita contemporanea come in Bewilderment di Richard Powers ma poi la sua portata cambia. Bambini e poi adulti si ammalano per non risvegliarsi, destinazioni d’uso di alberghi e parco giochi, le comunità di quartiere, le vite di molti si trasformano per la nuova realtà pandemica. Che è solo un momento nel romanzo “In alto nel buio” di Sequoia Nagamatsu. Lo scrittore procede per capitoli che sembrano quasi racconti e ritratti di scene e sentimenti di ordinaria, naturale, comune sopravvivenza in un pianeta che cambia a diverse velocità. Questo spettro di emozioni e sensazioni che emergono è uno che il lettore e la lettrice può certamente riconoscere come proprio. Ci sono strade in Giappone che probabilmente abbiamo percorso tutti e tutte in questi anni e la scrittura di Nagamatsu in quei momenti permette abbandono e immedesimazione.

Non è rilevante discutere quanto “presciente” sia “In alto nel buio”, il libro sembra elaborato prima della pandemia. Gli adattamenti del capitalismo come della vita sociale, l’ansia e l’accettazione, il surrogato del virtuale che diventa un fantasma convinto di essere la realtà, i futuri interrotti che diventano sogni frustrati, questo e altro, in diversi svolgimenti del catastrofico e dell’apocalittico, erano diffusi e comuni negli scrittori e nelle scrittrici più sensibili. Nagamatsu faceva e fa sicuramente parte di quel gruppo in cui la grande cecità era assente.

Diversa è invece la questione della sensazione che il libro sia in realtà una raccolta di intuizioni/visioni divenute racconti poi trasformata in romanzo. Una sensazione che diventa più o meno pressante durante la lettura, più o meno in una relazione con la qualità percepita dell’ispirazione e della scrittura dei capitoli del libro. La sensazione però sparisce, insieme al sospetto giustificato che ci si trovi di fronte a un romanzo di fantascienza, nel finale. I trope del catastrofico come svelatore di narrazioni, dei viaggi spaziali e del tempo, arche e bunker veri e mataforici, sono segni preparatori, occultati per il “colpo di scena” finale, di una cosmogonia che costituisce il flusso narrativo profondo di quello che è un, più o meno riuscito, romanzo d’immaginario.

… Che qualcuno o qualcosa abbia offerto a Bryan Yamato, quando più ne aveva bisogno, una spinta: un’equazione, uno schema, un lampo di illuminazione impiantato nel suo cervello. Forse noi stiamo andando a cercarli, quel qualcuno o qualcosa – nel costante brontolio del propulsore, che ricorda il rumore del mare, viene facile perdersi in pensieri come questi.

Gli scienziati sono osservatori e guardiani e mentre guardano scatenano il rischio che volevano evitare; i personaggi tutti viaggiano nel tempo e, nel momento più oscuro, da qualche parte, possono evitare lo spettro emotivo dell’estinzione, il cui gemello personale si chiama disperazione. Così l’umanità non è mai stata così forte e così impotente. Il bisogno finale, la svolta, è “retroingegnerizzato”, ingenuo, facile ma efficace ne “In alto nel buio”, segno di un impasse ma anche del suo necessario superamento o di un collasso del fronte interiore, dell’immaginazione. Il dubbio è capace e possibile, forse è il sogno di un morente.

Quello che conta nello scrivere nell’Antropocene è il flusso profondo dell’elaborazione e l’unico vero difetto del bel e buon libro di Nagamatsu è che lo scorrere proposto sembra a tratti già canonico ma una dea e sua figlia rilanciano, oltre.

Antonio Vena


Lo scrittore:
Sequoia Nagamatsu è uno scrittore americano, già autore della raccolta Where We Go When All We Were is Gone. I suoi racconti sono apparsi su riviste come Conjunctions, The Southern Review, ZYZZYVA, Tin House, Iowa Review, Lightspeed Magazine. Insegna al Saint Olaf College e vive a Minneapolis con la moglie, la scrittrice Cole Nagamatsu. In alto nel buio è stato selezionato come New York Times Editors’ Choice, per lo Ursula K. Le Guin Prize, l’Andrew Carnegie Medal for Excellence in Fiction e il PEN/Hemingway Award.