Marco Aluzzi, Fabio Marani – Sombrero swing. La volta buona

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Edizioni IlViandante
Anno 2023
Genere Giallo
240 pagine – brossura


Se amate le atmosfere un po’ noir, anzi in tinta seppia, come le vecchie fotografie un po’ sgranate, che riportano a tempi passati, musica dei jukebox, delle autoradio, programmi in bianco e nero delle televisioni, questo romanzo fa decisamente al caso vostro. Soprattutto se vi piacciono le storie ambientate a Milano, se vi ricordate ancora la scighera quando era veramente densa e frequente, la città degli anni Settanta, pericolosa e piena di vita, carica di sogni e accogliente, abitudinaria e colma di aspettative, quando il dialetto si sentiva ovunque, si giocava la schedina e si andava all’Ippodromo a scommettere sui cavalli, alla ricerca di una fortuna che però non è mai di casa, allora come oggi. In più, la città sta rapidamente cambiando, è in arrivo la prima domenica di austerity, la crisi petrolifera / energetica si fa sentire, e alcuni fatti di cronaca nera stanno per sconvolgere la società per molti anni a seguire.
Ecco, la musica che fa da sottofondo alla lettura del bel libro d’esordio di due amici provenienti da varie esperienze professionali ma uniti dalla passione per la letteratura e il teatro, Marco Aluzzi e Fabio Marani, Sombrero swing. La volta buona (Edizioni IlViandante), è senz’altro, come suggerisce anche Luca Crovi nella quarta di copertina, dando la sua benedizione a quest’opera prima allegra e coinvolgente, quella delle canzoni di Enzo Jannacci, soprattutto i testi più stralunati che celebrano personaggi indimenticabili, perdenti che ce la mettono tutta e vogliono conquistare il loro piccolo spazio nel mondo, o di Cochi e Renato.

Qui il video dell’intervista

I protagonisti sono Eugenio e Gino, amici sin da giovanissimi, due malnatt di periferia, abituati a prendere quello che la vita offre loro, cercando l’occasione giusta per svoltare; simpatici e con la battuta pronta, si completano quando sono insieme, e riescono sempre a coinvolgere l’altro nei loro progetti, più o meno onesti che siano. Il tema dell’amicizia è molto forte nel romanzo, proprio come nelle canzoni di Jannacci, che nella vita e nei testi l’ha sempre raccontata e celebrata.
Il primo, ciuffo ribelle e fascino da cowboy, è quello che sogna, che cerca il grande colpo della vita per sistemare cuore e portafoglio, anche se forse punta troppo in alto. Il secondo, invece, inserviente allo zoo di Milano, è costantemente sotto il giudizio e le incombenze dettate dalla moglie e dal suocero, che vorrebbero si accollasse responsabilità maggiori, ma che per lui sono pesanti come macigni. Insieme poi riescono ad affrontare anche le loro paure, e a prendere decisioni che da soli non avrebbero magari il coraggio di realizzare. E nel libro, molto divertente e coinvolgente, di avventure tentate dalla coppia di amici, ce ne sono tante! Con ingenuità e con un coraggio incosciente, si trovano a preparare, con tanta improvvisazione, il grande colpo, tra animali insoliti e oggetti di inestimabile valore. La prima di queste peripezie mi ha immediatamente ricordato il “debutto criminale” di un Renato Vallanzasca ancora bambino, già allergico a ogni gabbia e ogni autorità.

Il loro punto di ritrovo è il Bar Spada, che, come ogni bar che si rispetti, ospita la più variegata umanità, lavoratori e fannulloni, con storie da raccontare ed esperienze da ricordare, dove ognuno è conosciuto con un soprannome che caratterizza il suo punto forte (quindi ecco il Professur, il Gaina, il Mila Franc, il Fasan). Un locale dove, facendo attenzione ai soldi, agli oggetti personali e di valore, mi piacerebbe mettere piede, e incontrare di nuovo questi soggetti un po’ al di qua e un po’ al di là della legalità, quelli che ho già trovato e riconosciuto nei bar raccontati da Enzo Jannacci e Umberto Simonetta, da Gaber, al Giambellino, e da Tino Adamo, a Baggio al bar degli zanza.

Mauro Cremon


Gli scrittori:
Marco Aluzzi nasce a Milano. È dal 1998 socio fondatore dell’Associazione Semeion Teatro nella quale si è formato come attore. Ha affinato la sua creatività frequentando corsi di scrittura e seminari di teatro. Ama Milano in tutte le sue declinazioni, le sue canzoni, i noir, la nebbia (per quel poco che ne rimane). Proprio per questo si è cimentato in un racconto sulla sua città.

Fabio Marani entra dal 1993 nel mondo della parola scritta, partecipando a diversi corsi di scrittura creativa; inizia così a scrivere racconti, con due di essi vince un premio letterario della sua città. Da quel momento inizia a tenere laboratori di scrittura. Attualmente sta conducendo un progetto con una classe di scuola superiore per una cooperativa sociale. È ormai dentro al mondo parallelo delle parole e non vuole più uscirne.