Intervista a Tommaso Scotti

419


Tommaso Scotti si presenta così sul suo sito: Sono nato a Roma ma vivo e lavoro in Giappone dal 2012. Ho conseguito un dottorato in matematica applicata a Tokyo nel 2015, a seguito del quale ho iniziato a lavorare nell’ambiente delle tecnologie finanziarie e pubblicitarie. Mi piace anche scrivere, e nel 2021 ho pubblicato il mio primo romanzo L’Ombrello dell’Imperatore (Longanesi). Suono il pianoforte fin da bambino, e pratico arti marziali dalla fine degli anni 90. Nel tempo libero mi dedico alla calligrafia, giro in moto, scrivo, leggo, programmo, faccio foto, e probabilmente ho dimenticato qualcosa.

Lo abbiamo intervistato in occasione dell’uscita del suo nuovo romanzo pubblicato da Longanesi, I diavoli di Tokyo Ovest, ecco cosa ci ha raccontato.

1. Benvenuto su Contorni di noir e grazie per la tua disponibilità. La prima domanda che è una sorta di rito ormai, come e quando è nata la storia che racconti in questo nuovo romanzo della serie legato a Nishida?
S.: Grazie a voi per l’interesse e per l’intervista. Devo ammettere che la storia di questo romanzo non è nata in modo particolare. Fino ad ora ognuno dei miei libri ha sempre avuto un ‘tema culturale’ che faceva da sfondo all’indagine (il sistema giuridico e vari aspetti generali della società giapponese ne L’ombrello dell’imperatore e gli evaporati ne Le due morti del signor Mihara), quindi anche per questa nuova storia ho iniziato domandandomi quale potesse essere un argomento interessante e possibilmente poco noto ai lettori. In quel periodo vivevo in in una zona nota come Shōnan (湘南), una regione lungo la baia di Sagami nella prefettura di Kanagawa dove ancora ci sono un po’ gruppi di bōsōzoku che scorrazzano per le strade, e dal momento che anche a me piace andare in moto ho pensato che far ruotare la vicenda attorno a queste bande di motociclisti potesse essere una buona idea. Inoltre, ho iniziato a pensare alla storia a novembre (un periodo che tra l’altro per me è stato abbastanza difficile) e dunque ho deciso avvolgere la storia attorno a uno spesso, malinconico manto autunnale. Tanto che l’autunno stesso è diventato un po’ un co-protagonista del romanzo.

2. Il romanzo inizia con un prologo di una prosa poetica struggente, in cui c’è l’impronta di atmosfere e suggestioni che permeano tutto il libro. Perché l’autunno e come sei riuscito a fare emergere le sue sfumature in ogni ambito della storia, persino nelle vite dei suoi protagonisti?
S.: Credo di aver risposto, se non del tutto, in buona parte nel punto precedente. Quantomeno sul perché. Posso aggiungere che, oltre al fatto di aver iniziato a concepire la storia nel novembre del 2022, avevo già deciso di dare ai libri una connotazione stagionale (essendo qui le stagioni molto sentite, ognuna con delle sue caratteristiche precise). Dal momento che i primi due romanzi si svolgono in estate, aveva senso che in questo arrivasse l’autunno. Sul come sono riuscito a far emergere le sue sfumature non saprei. Credo semplicemente di essere una persona con un certo tipo di sensibilità, che evidentemente a volte traspare in quello che scrivo. Insomma, scrivo semplicemente quello che sento cercando di trasmettere (a volte) il modo che ho di vedere alcune cose.

3. La vittima Jin Kazama, con la sua tuta bianca a capo di una banda di motociclisti, è uno dei personaggi che credo non dimenticherò. Hai saputo raccontare la sua storia ma soprattutto mostrarci la sostanza di cui era fatto attraverso le sue azioni. Per chi non ha letto il libro, chi era il diavolo bianco?
S.: Il diavolo bianco era un diverso. Come dico nel libro ‘una pennellata sbagliata che spezzava l’armonia dell’affresco di uniformità che il Giappone si sforza di essere. Il tipico chiodo che spunta e deve essere martellato’ (come recita un noto proverbio). Insomma, Kazama, è nato in una famiglia estremamente formale che a lui è sempre andata troppo stretta, e dunque ha rinunciato a una vita da principe rigida e piena di obblighi per inseguire la libertà in sella alla sua fedele motocicletta.

4. Per quanto riguarda il protagonista, Takeshi Nishida, ispettore di polizia le cui origini sono americane e giapponesi, in cosa è cambiato dal primo romanzo e in cosa è rimasto uguale?
S.: Per quanto riguarda Nishida, sicuramente il grosso cambiamento rispetto al primo romanzo è il fatto di aver piano piano ripreso un rapporto con la figlia (e che ora si ritrova anche una gatta tra i piedi). Dopo aver passato anni difficili a causa di un divorzio che, in virtù di alcune regole per noi forse impossibili da comprendere gli impediva qualsiasi rapporto con la bambina (praticamente qui non c’è una legge sull’affido condiviso), ora Nishida sta finalmente riscoprendo il suo ruolo di padre. Altre cose invece, come la sua vita sentimentale molto instabile e soprattutto il suo continuo dramma personale di sentirsi sempre un po’ spaccato a metà tra oriente e occidente non sono molto cambiate. Nishida fa ancora molta fatica ad accettarsi per quello che è. Tende a nascondere alcune sue caratteristiche perché, anche se lui stesso fatica ad ammetterlo, proprio in quanto mezzosangue forse non si sente completamente accettato dalla società in cui vive.

5. Le figure femminili che racconti in questa storia, specialmente una, trovo che sia una chiara espressione del ruolo della donna nella società giapponese, che seppur spero stia cambiando, resta molto legata al passato e alla tradizione. Ma com’è essere donna oggi in quel paese?
S.: E che ne so, io sono un uomo. ? Scherzi a parte, il Giappone è un paese di stampo ancora molto maschilista. Ovviamente al giorno d’oggi le cose sono molto migliorate e ci sono fior di esempi di donne che ricoprono cariche importanti (esempio, la governatrice di Tokyo è una donna), ma senza dubbio è un tipo di società in generale molto rigida e prevalentemente ‘maschile’. Inoltre, come giustamente dici, il Giappone è molto legato al passato e alle tradizioni, e dunque forse questo rende ancora più difficile un cambio netto di mentalità. Qui c’è un modo molto chiaro in cui ‘ci sia aspetta che uno sia’ (a seconda di contesto e situazioni), e non c’è molta altra scelta. Questo vale sia per gli uomini che per le donne, ma diciamo che senz’altro l’immagine che si ha a livello macroscopico è ancora un po’ quella che il ruolo dell’uomo è quello di essere forte e duro per portare avanti la famiglia mentre quello della donna è di essere una brava moglie carina e sorridente. Ovviamente, sia chiaro, questa è sia una generalizzazione che un’iper-semplificazione fatta tanto per capirci in due parole.

6. Il delitto, il movente, il male che si annida nelle ombre e nelle pieghe dell’animo umano. Le motivazioni che si celano dietro ai gesti più estremi. Che differenza noti nel verificarsi di questo tra il mondo occidentale e quello orientale, tu che un po’ come Nishida appartieni ormai a due mondi diversi i cui contrasti sono lampanti ma sicuramente sono anche fonte di arricchimento personale?
S.: Per quanto riguarda delitti e moventi non saprei quanta differenza ci sia con l’occidente. Alcuni tipi di sentimenti (rimorso, rancore, gelosia, desiderio di vendetta e così via), credo siano piuttosto universali. Tuttavia, il Giappone è un paese in cui forse alcuni di questi hanno un ruolo chiave e senz’altro molto più forte e sentito che in altri posti. Un esempio su tutti forse, la vergogna (恥、haji). Vergogna intesa come imbarazzo, perdita dell’onore, onta che macchia la propria reputazione, eccetera. Senz’altro questo è un paese in cui onore e reputazione sono ancora molto importanti.

7. Nel romanzo dici “Ma la strada su cui lasciamo le impronte della nostra esistenza si traccia con una manciata di scelte, spesso prese nel giro di istanti.” Questo vale anche per la tua di vita e quali sono stati questi snodi decisivi?
S.: Sì, è una frase che credo sia valida un po’ per tutti. In fondo, ogni volta che nella vita ci troviamo a un bivio, per quanto si possa stare a riflettere su quale strada imboccare, alla fine la decisione è in realtà molto rapida. La scelta di una facoltà universitaria anziché un’altra, di accettare oppure no un’offerta di lavoro, e così via, sono cose su cui magari ci si ferma a ponderare per un po’ ma che poi vengono sigillate con l’atto formale di una firma che dura sì e no due secondi. Insomma, se paragoniamo il tempo della decisione alla durata e l’impatto che questa avrà nella nostra vita, possiamo dire che in fondo tutte queste scelte fondamentali vengono in realtà prese in pochi attimi. Ovviamente è stato così anche per me. La decisione di andare a studiare in Finlandia, per esempio, oppure di prendere un periodo sabbatico e andare in Cina dopo la laurea e molte altre ancora. Soprattutto, quella di unirmi ad alcuni amici nel 2010 per un viaggio in Giappone e di entrare (cosa nemmeno in programma) in un certo locale dove incontrai una certa ragazza…

8. Il romanzo è stato pubblicato da poco, ma sei già al lavoro sul quarto libro della serie o hai progetti diversi per il tuo immediato futuro?
S.: Al lavoro non direi, ma sto mettendo insieme alcune idee. Diciamo che, per citare Game of Thrones, ‘winter is coming’. Ho anche altri progetti e un paio di storie che mi piacerebbe scrivere che non hanno nulla a che fare con Nishida (nemmeno sono gialli), ma chissà. Il tempo è quello che è e purtroppo mi tocca anche lavorare. Cosa che anzi, dovrei proprio tornare a fare… grazie ancora per le domande.

Intervista a cura di Federica Politi