Giorgio Ballario – Latin Noir e Il grande cuore nero del piccolo Uruguay (2ª parte)

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Le nuove leve del poliziesco si sono formate tra fumetti e la cronaca nera dei giornali

Non tutti i protagonisti dell’ondata di novela negra uruguaiana sono nati scrittori noir. Molti ci sono arrivati dopo un lungo percorso in altri generi. È il caso di uno dei più importanti e prolifici scrittori di noir locali, Hugo Burel (Montevideo, 1951), giornalista, pubblicitario, docente universitario e dal 2015 membro della Academia Nacional del Letras. che appartiene, per così dire, alla prima generazione di autori polizieschi, quella di Hugo Fontana ed Henry Trujillo. Dopo aver pubblicato una quindicina di libri e vinto alcuni premi letterari, in una fase già avanzata della sua carriera Burel ha “scoperto” il noir grazie alla lettura di Chandler. Anche se l’autore aveva intrecciato la sua opera con il thriller già con “Corredor nocturno” (2005) e con “El caso Bonapelch” (2014), si deve a lui la prima vera trilogia noir della narrativa uruguagia grazie ai romanzi “Montevideo noir” (2015), “Sorocabana blues” (2017) e “Noches de bonanza” (2018), tutti pubblicati da Alfaguara. In questa trilogia compare l’inquietante figura dell’assassino Gabriel Keller, vero protagonista della serie. Come un novello Alonso Quijano che si trasformò in Don Chisciotte della Mancia dopo essere impazzito per la lettura di storie cavalleresche, ha scritto la critica, così il vedovo di Burel, un tipo normale dall’esistenza grigia, diventa un carnefice dopo aver letto un romanzo poliziesco. E poiché ogni Don Chisciotte che si rispetti ha la sua Dulcinea, Keller diventa ossessionato dalla sua vicina Beatriz, il vero motivo che lo spinge a uccidere.

Ma la trilogia di Hugo Burel non è solo la storia di un’ossessione criminale: i tre romanzi polizieschi servono anche per parlare della storia recente dell’Uruguay e descrivono la Montevideo degli anni Sessanta, «una nazione che sta lentamente entrando nella violenza, nella quale un personaggio grigio e insignificante decide di iniziare a commettere crimini. È come il riflesso di un paese che diventa un altro e affronta un processo che in seguito porterà alla dittatura», ha spiegato Burel. Aggiungendo però che la saga di Gabriel Keller è anche una storia d’amore, nera ma pur sempre d’amore. «La forza della narrazione di Burel non è nell’eleganza musicale delle sue frasi o nell’elaborata trama», ha scritto il quotidiano El Paìs. «La sua potenza risiede nella capacità di mettere il lettore in uno stato di grazia che gli permetterà di riconoscere la vera Montevideo come una città noir, la cui oscurità criminale può alimentare drammi umani e diventare un ambiente naturale nel quale pianificare paure, frustrazioni e desideri».

Le nuove leve del noir uruguaiano si segnalano anche per una certa versatilità letteraria e culturale. È il caso di Gabriel Sosa (Montevideo, 1966), giornalista, scrittore ed editore che ha scritto in passato soprattutto racconti umoristici. Ha avuto una prima esperienza poliziesca “a quattro mani” con Elvio Gandolfo (“El doble Berni” nel 2008 e “Los muertos de la arena” nel 2011 e poi si è definitivamente tuffato nel genere creando la figura del suo protagonista Gustavo Larrobla nei romanzi “Las chicas de Santa Clara” (Aquilina, 2016), seguito nel 2020 da “Las mujeres de Nueva Troya” (Estuario) […]

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Articolo di Giorgio Ballario su Latin Noir