Piero Colaprico – Sequestro alla milanese

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Editore Baldini + Castoldi / Collana I lemuri
Anno 2024
Genere Giallo
208 pagine – brossura e ebook


Milano da bere, Milano centro dell’economia, della finanza, delle idee, la città dei giornali e delle case editrici, dove si costruisce e si fattura, dove il cemento reclama spazi maggiori, dove bisogna fare in fretta.
La città sta cambiando, fine anni Ottanta, inizio anni Novanta del secolo scorso, c’è un clima di attesa, uno sguardo positivo verso il futuro.
La politica è in fermento, c’è un mare di opportunità da cogliere, interessi da soddisfare, clienti e opportunisti che vedono la loro occasione finalmente a portata di mano, la scelta giusta è quella di coltivare amicizie, favori, scambi, dietro le quinte si magheggia con mucchi di denaro, si ricicla, si ripulisce, una mano lava l’altra, una mano stringe l’altra per accordarsi, un’altra ancora mostra le armi per far capire che non si scherza, non sono mani, sono tentacoli che cingono in un abbraccio morboso.

Piero Colaprico, nella nuova edizione del Sequestro alla milanese, il suo libro d’esordio nel crime datato 1992 e ora riproposto da Baldini + Castoldi, ricorda nella prefazione il “caloroso” invito da parte di Oreste Del Buono, grande intellettuale del secolo scorso, a scrivere un giallo utilizzando le sue capacità e doti di cronista implacabile, di conoscitore della città dei tempi andati e delle vicissitudini di cui si iniziava a sussurrare, spifferi che sarebbero diventati tornado, illazioni che sarebbero diventate prove schiaccianti, incredulità che diventerà cronaca giudiziaria giornaliera. Perché ambientare un poliziesco proprio nella città meneghina? Colaprico non ha dubbi: l’ex capitale morale, che da lì a poco verrà sconquassata dalle varie inchieste, dal fenomeno di Tangentopoli (che proprio a lui deve questo nome ormai storico e definitivo), è una città in cui coesistono diversi centri di potere, vivace e piena di fermenti, rendendola il luogo ideale per essere raccontata in un noir.

Tutto parte dal sequestro del figlio di un assessore in procinto di diventare candidato sindaco, un’operazione anomala che non si capisce se fatta per ottenere in cambio soldi, visibilità, da considerarsi un avvertimento politico o una minaccia della malavita, di alleati che vogliono maggiore tornaconto o nemici che cercano di danneggiarlo.
In questo libro c’è ancora la vecchia mala milanese, con le sue abitudini, con il proprio linguaggio, che guarda con ambiguità e avversione alle nuove leve del crimine, ai traffici verso altre attività come droga, riciclaggio, infiltrazioni negli affari economici e politici, persone che cercano il potere insinuandosi nelle istituzioni, studiando e indossando giacca e cravatta per ottenere la fiducia degli elettori, condizione che abbiamo presto imparato a conoscere, per questo l’avvertenza iniziale era che “ogni riferimento a fatti, persone, ruoli, mansioni e luoghi è puramente casuale. Purtroppo la realtà sta comunque superando ogni modesta fantasia”. Oltre alle forze dell’ordine tradizionali, l’assessore si rivolge anche ad un ex capitano dei carabinieri, Corrado Genito, un uomo che sa muoversi in ambienti diversi, che sarà il protagonista anche di altri romanzi di Colaprico, capace e intelligente, riflessivo ma pronto all’azione, quando serve.

Un libro che ha dato forma e concretezza ai sospetti, ai presentimenti, in anticipo su tutto quello che è avvenuto mentre si faceva finta di non sapere, attualissimo, un giallo originale e diretto, che attraversa i palazzoni delle periferie e i salotti buoni del centro, i monolocali polverosi e le stanze dei potenti, le minacce e i soprannomi dei delinquenti, i segreti ambigui di chi tira le fila.
Per ricordarci non com’eravamo, ma come stavamo diventando: “Ho sentito anch’io di questa inchiesta misteriosa sul partito trasversale delle bustarelle, sulle tangenti che alcuni uomini di partito si dividono senza guardare colore politico, ma solo il colore dei soldi. Lo sanno in tanti che funziona così. Ma questa volta rischiano”. Quanto poi sia cambiato da lì in poi, è un altro mistero da risolvere.

Mauro Cremon


Lo scrittore:
Piero Colaprico vive a Milano, è scrittore di gialli e inviato speciale di “Repubblica”, per il quale segue numerose storie di criminalità e corruzione (è l’”inventore” del termine Tangentopoli) e ha svelato per primo, insieme all’editorialista Giuseppe D’Avanzo, il giallo della telefonata del premier in questura e le serate con bunga bunga ad Arcore. Per settimane, “Repubblica” ha avuto il maggior numero e la più alta qualità delle informazioni sul caso. Ha scritto saggi e fiction. Tra i primi, Manager calibro 9-vent’anni di malavita a Milano (Garzanti, 1996), basato in parte sui colloqui avuti con Saverio Morabito, uno dei principali pentiti dei clan calabresi al Nord, e Capire tangentopoli (il Saggiatore 1996).
Tra i suoi titoli di fiction ci sono Kriminalbar (Garzanti,1998), dedicato agli stili di vita della penultima generazione della malavita italiana; Trilogia della città di M. (il Saggiatore, 2004, premio Scerbanenco) e La donna del campione (Rizzoli, 2008).
Un discorso a parte riguarda il ciclo dei romanzi che hanno per protagonista Pietro Binda, un anziano maresciallo della sezione Omicidi dei carabinieri di via Moscova, che indaga nella Milano degli anni ottanta. I primi tre (Marco Tropea Editore) sono stati scritti insieme all’anarchico Pietro Valpreda, che forse aveva il sogno di incontrare un investigatore “buono”, visto quello che gli era capitato, detenuto ingiustamente per la strage di piazza Fontana e in attesa di processo per anni. Dopo la morte di Valpreda, Colaprico ha proseguito da solo, scrivendo altri romanzi sul maresciallo Binda. Feltrinelli ha poi riunito i romanzi scritti con Valpreda nel volume Le indagini del maresciallo Binda (2013). Anche Il fantasma del ponte di ferro (Rizzoli, 2018) ha per protagonista il maresciallo Binda. Con Feltrinelli ha ancora pubblicato Le cene eleganti (2011) e La strategia del gambero (2017). Per il teatro ha scritto Qui città di M, in replica per quattro anni.