CJ Leede – Maeve

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Editore Mercurio Books
Anno 2024
Genere Sci-fi
328 pagine – brossura e ebook
Traduzione di Gaja Cenciarelli


Bisognerebbe capire Los Angeles, la città che attende il Big One, le sue architetture delle fiabe, alberghi che vogliono sembrare castelli, bar e fast food costruiti pronti per essere set cinematografici o per sembrarlo, gli scantinati mancanti e le sue wunderkammern, ville in arrampicata su colline e precipizi, i boulevard di sogni realizzati e interrotti; un intero psicopaesaggio in cui fiction e realtà fanno a gara per una qualche forma di supremazia sull’immaginario degli umani. La scrittrice CJ Leede dedica a El Lay lo stesso amore, la stessa attenzione che Colson Whitehead dedica a New York in Zona Uno.

Così Maeve Fly ci parla del suo habitat, la sua città, gli animali umani che la abitano, lo fa in qualche modo per spiegarsi, a tratti sembra stia parlando con i suoi simili tra lettrici e lettori. È la principessa di ghiaccio in un parco divertimenti, lo specchio genetico di sua nonna già star del cinema, una ventiseienne che osserva i conti alla rovescia delle vite degli altri e guida una Mustang con una storia. Maeve è una predatrice e sta raccontando la sua esperienza in questo mondo che abita insieme ad altri.

Eravamo seduti lì, e io fissavo i suoi occhi, così simili ai miei, questa donna che era l’immagine dell’adulta che sarei stata, di ciò che sarei diventata. E la straziante solitudine che avevo provato per tutta la vita, il semplice fatto di essere totalmente e completamente diversa, cominciò a dissiparsi. Eravamo due lupi in un gregge di pecore.

Mentre seguiamo Maeve che osserva e intanto vive e lavora e uccide il romanzo svela pagina dopo pagina la sua struttura. Il mondo esterno spesso ridicolo, paradossale, disfunzionale e il mondo interiore solidissimo della protagonista si alternano in modo discreto e insieme maestoso nel creare l’architettura della fiction di questo thriller in cui il momento orrifico e horror è insieme episodico, capace eppure allo stesso tempo non fondamentale. Appare con un incidente, un accadimento come un altro nella vita di Maeve.

Mentre Maeve legge Bataille e American Psycho e poi esce nel mondo come per testare le pagine lette altri momenti di terrificante lucidità emergono. Come Patrick Bateman Maeve è una figlia del collasso, quello del fronte interiore sulla realtà, ma Maeve Fly è un essere ecologico della profezia ballardiana che si è realizzata ma sono passati decenni, come ere geologiche nel flusso. Una forma di adattamento al nuovo mondo si è svolto e questa protagonista è consapevole, funzionale, presente a se stessa, controllata. È un personaggio divergente onesto, ha comprensione del suo posto nel mondo perché in qualche modo lo plasma.

«Devi addormentare il tuo lupo, Maeve. Tienilo sedato e segreto e nascosto. È il momento della scimmia, questo. È ora, ragazza mia, di imparare a fingere.»

Come psicopatica, come mostro, Maeve è semplicemente di una specie superiore a quelli di BEE. Sembra un terribile, pericolosissimo balzo evolutivo. Persino la dialettica tra la protagonista e Gideon, la dinamica narrativa più a rischio, è interessante e avvolgente. Meravigliosa la scena del ristorante.

La qualità della scrittura e soprattutto delle sue evocazioni è chiara già dall’incipit. C’è grande cura nello svolgere trope, temi; grande rispetto per lettori e lettrici del genere. Il risultato è un romanzo immersivo, insieme scorrevole e verticale, un thriller che vale il viaggio.

Antonio Vena


Lo scrittore:
CJ Leede ha studiato Scrittura creativa alla Columbia University e Mitologia e Medioevo alla Gallatin School di New York. Appassionata di escursionismo, vive a Los Angeles con il suo compagno e quattro cani salvati dalla strada. Maeve, il suo esordio, è stato scelto dai librai californiani come miglior romanzo horror dell’anno (The Golden Poppy Octavia E. Butler Book Award), è stato candidato a diversi premi letterari, tra cui il Bram Stoker Award, e segnalato da «Esquire» tra i Best Horror Books del 2023.