Editore Baldini e Castoldi
Anno 2026
Genere Thriller/Giallo
430 pagine – brossura e ebook
Classe 1956, giornalista, conduttore TV, laureato alla London School of Economics and Political Sciences più Master in relazioni internazionali ed economia internazionale, nella sua lunga carriera Alan Friedman ha collaborato con il Presidente Carter alla Casa Bianca, ha intervistato una moltitudine di ministri e Capi di Stato, banchieri e personaggi come Putin, Clinton e Trump. Quattordici anni al Financial Times di Londra, corrispondente da Italia e USA è l’unico giornalista americano ad aver ricevuto la Medaglia d’Onore dal Parlamento italiano e ha collezionato quattro British Press Award, l’equivalente britannico del Pulitzer per i giornalisti.
Con un tale curriculum e in funzione della non più tenera età si può ragionevolmente supporre che l’esperienza maturata in campo geopolitico, economico e sociale abbia un considerevole peso e rappresenti una indubbia autorità nel campo.
Questo suo primo romanzo – e verosimilmente nemmeno l’ultimo a giudicare dal sottotitolo che suggerisce rappresentare la ‘prima’ avventura di Alex Grayson, protagonista – è un caleidoscopio di azione, thriller, suspense e inquietudine per quanto narrato. Il primo attore è un uomo giovane, dotato di umana sensibilità ed emotività, ex membro CIA e Delta Force che inizia la carriera come collaboratore alla Casa Bianca. La narrazione si spalma in un arco temporale di quarantun anni, dal 1987 al 2028. In quel lungo lasso di tempo vediamo il Nostro impegnato a eseguire compiti sempre più gravosi che gli vengono affidati da personaggi ambigui e sfuggenti oltre che pericolosi: lo stesso Grayson afferma che ‘i principi morali a Washington sono un lusso che viene appaltato’.
In questo percorso in cui lo vediamo invecchiare, o meglio maturare, incontra ambasciatori e addetti europei, giornalisti tanto alcolizzati quanto infidi, personaggi con un concentrato del potere, mandarini del Foreign Office che fanno gruppo con diplomatici americani, direttori di banca, parlamentari che sussurrano a corrispondenti internazionali, giornalisti che osservano in silenzio con espressione sprezzante. Oltre a giovani e belle fanciulle che lui non disdegna di intrattenere nel poco tempo libero.
Tutto scorre rapidamente, i dialoghi sono serrati e non stancano. Le quattrocento e passa pagine scorrono senza intoppi. I personaggi sono descritti con poche efficaci pennellate: affascinanti e sfuggenti contesse romane permettono di capire quanto l’Autore sia introdotto nell’ambiente italiano e sappia muoversi in corridoi silenziosi e pieni di segreti e scheletri nascosti. Vediamo il Potere organizzato in gruppetti: politici rumorosi e unti come ingranaggi, banchieri guardinghi e padronali, alti prelati del Vaticano che volteggiano per le stanze come fantasmi, splendide giovani donne della alta società che gravitano intorno a uomini più anziani e danarosi. Sono ritratti di persone che hanno la cadenza fluida di chi parla quattro lingue e sa mentire in ognuna di queste.
Veniamo a sapere di fortune colossali, miliardi di dollari in Buoni del Tesoro, lingotti, platino, libri contabili su fondi neri custoditi in caveau svizzeri e banche offshore che vengono spostate su ordini di personaggi insospettabili vestiti sempre di grigio e dai modi eleganti. Persone che dispongono della vita delle proprie pedine già che quello che conta è raggiungere gli obiettivi preposti indipendentemente da danni collaterali fossero anche di centinaia o migliaia di vittime.
In questo libro gli uomini mentono, i soldi girano, i governi si voltano dall’altra parte e se si vuole salvare la pelle dopo aver scoperto la verità, occorre dimenticarla un secondo dopo. L’Orfeo del titolo è una alleanza di interessi che ha fatto soldi a palate in totale tranquillità. Orfeo non è americano e neppure russo: non è di nessuno, è lo spazio tra governi spregevoli, il vuoto in cui vivono i poteri forti e occulti che influenzano gli stessi governi.
Gli insospettabili luoghi descritti sono quelli di New York o di città della immensa provincia dove gli accordi vengono camuffati da coincidenze, pronunciando minacce con dolcezza durante il dessert e tutte le eventuali discussioni sono inefficienza mascherata da buone maniere: quello che conta è l’azione, far muovere le catene di trasferimenti per operazioni di compensazione di banche in quanto canali per il flusso di denaro.
Emerge in primo piano il concetto di KOMPROMAT: l’insieme di informazioni, documenti, foto, video o notizie reali o manipolate o fabbricate ad arte riguardanti un personaggio pubblico, un imprenditore, un individuo in vista. O ancora il Kompromat può riguardare un movimento, un gruppo politico, una etnia da mitizzare o da annientare. Kompromat deriva dalla contrazione russa di Komprometivuyuschij (compromettente + materiale): non ci si limita solo alla estorsione economica privata ma mira a distruggere sistematicamente la reputazione, la credibilità o il ruolo pubblico del bersaglio (individuo, governo, gruppo o programma che sia) attraverso campagne di “black PR” (pubbliche relazioni nere) e diffusione mirata e massiccia sui media. Lo abbiamo visto in pandemia e lo subiamo ancora per i vaccini. Lo abbiamo visto e lo subiamo ancora per le guerre attualmente in corso nel mondo.
Questo meccanismo perverso e criminoso può essere inoltre impiegato per ricatti e estorsioni, spesso per esercitare influenza politica anziché per semplice lucro, oppure per screditare gruppi e fazioni secondo l’utilità del momento. Comprende trappole e scandali costruiti ad hoc: honey-trap per raggiri a sfondo intimo o sessuale, archivi raccolti da agenzie di intelligence, gli Epstein files ne sono un attuale esempio. Sono tutti meccanismi esistenti da oltre trentacinque anni in pure stile sovietico: nomi di Wall Street legati a giri di insider trading sincronizzati con decisioni politiche. Nomi di capitali internazionali legati a donazioni che non sono mai state donazioni. Trasferimenti clandestini atti a finanziare associazioni sovversive o terroristiche. E se qualcosa va storto o esce fuori occorre fare in maniera che il passo successivo sappia dare informazioni che sanno già di vecchio e la gente devo solo pensare che si tratti di manovre della opposizione: così nascono le fake news. Kompromat ha anche un fratello gemello che sia chiama Disinformatia e ha come missione quella di fare appunto girare il più possibile notizie non vere ma credibili, screditare verità seccanti e così via.
Orfeo significa Delta Force, Casa Bianca, Langley, Mosca o Vienna o Parigi, giornalisti, fantasmi, risorse prezzolate, mediatori di segreti, salvatori di vite. Tutto vero. Tutto rischioso: Alex è un agente che non ha nessuno che possa dargli un consiglio senza rivenderlo subito a qualcun altro. Orfeo non chiede: fa semplicemente sentire il suo potere. Di questi tempi la verità non rivela più nulla: viene assorbita. La Verità non viene ostacolata cercando di attenuarla e se qualcuno se ne accorge ormai questa Verità è già diventata parte dello sfondo: si dirà che si tratta di un fake, di documenti falsi generati con IA, si scateneranno tutti i bot e i troll, le piattaforme sociali, i giornali, le televisioni pilotate e si dirà che i soldi non esistevano o che la Medicina aveva sbagliato o che le documentazioni storiche finora ritenute valide erano infondate. Si riscriverà la Storia perché le Proprietà preferiscono le entrature e i grossi contratti con i Governi a un Pulitzer ogni qualche tempo. Il giornalismo investigativo non paga più. La Disinformatia sì.
Alan Friedman è piuttosto introdotto in Italia e le sue descrizioni si sovrappongono alla crisi dell’Euro del 2011. L’Italia sull’orlo dell’abisso, panico nei mercati, coinvolgimenti politici, proteste contro l’austerità. Titoli di Stato venduti allo scoperto attraverso banche tedesche, accelerando il crollo. Poi ricomprati a prezzi stracciati guadagnando fortune e i giornalisti facevano più o meno inconsapevolmente il gioco del potere politico.
Accade attualmente con l’oro, con l’elettrico di massa, con le armi date al contagocce o sottratte in modo sleale per calcoli obliqui. Con i territori contesi in una riscrittura distorta della Storia. Grazie alla Rete vengono sdoganati comportamenti un tempo inaccettabili e nella realtà assistiamo al trionfo di Potenti, i cittadini allibiti per tanta disinformazione.
Questo romanzo scorre molto velocemente sia per la trama avvincente, per le rincorse in auto alla Tim Burton, che per le informazioni rese chiare, per capire dove stiamo andando attualmente. E non stiamo andando bene.
Rinaldo Picciotto
Lo scrittore:
Alan Friedman è uno dei pochi giornalisti internazionali che hanno raccontato dall’interno i meccanismi del potere globale. Ha scritto per il «Financial Times», l’«International Herald Tribune», il «New York Times» e il «Wall Street Journal». È stato vincitore di quattro British Press Award.
È autore di numerosi libri su politica, finanza e potere, tra cui le biografie di Gianni Agnelli e Silvio Berlusconi, alcuni dei quali tradotti all’estero e adattati da Netflix.
La mano di Orfeo è il suo primo romanzo.












