Pedro Peña – Non c’è verità più grande

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Edizioni deiMerangoli / Collana Orti
Anno 2026
Genere Noir
172 pagine – brossura
Traduzione di Elisa Tramontin


 

L’Uruguay è un Paese piccolo, ha appena tre milioni e mezzo di abitanti ed è stretto tra i due colossi del Cono Sud dell’America Latina, Brasile e Argentina. Eppure il minuscolo Uruguay mantiene con orgoglio la propria identità e si distingue come una delle nazioni di lingua ispanica più attive nella cultura, nella letteratura, del cinema e persino nel fùtbol, sfornando campioni a raffica e una selezione nazionale che ha sempre dato del filo da torcere ai più grandi, oltre ad aver vinto due campionati del mondo.
Di recente c’è un altro campo in cui gli uruguagi si stanno facendo strada ed è l’universo della “novela negra”, cioè della letteratura noir e poliziesca. Considerati da sempre i “cugini orientali” degli argentini (la lingua è la stessa, l’amore per il tango, per il mate e la carne arrosto pure), da alcuni decenni gli scrittori di Montevideo e dintorni stanno seguendo le orme dei vicini platensi, considerati gli inventori del giallo sudamericano nonché la colonia di scrittori noir più attiva e numericamente folta del subcontinente americano.

Non tutti arrivano in Italia, purtroppo. E da noi la penna uruguaiana più nota è senza dubbio quella di Mercedes Rosende, della quale SEM ha già tradotto e pubblicato due romanzi (La donna sbagliata nel 2021 e Lacrime di coccodrillo nel 2023). Ma c’è un altro autore che negli ultimi anni si sta facendo largo nell’affollata editoria poliziesca italiana ed è Pedro Peña, di cui la casa editrice deiMerangoli di Roma sta pubblicando l’intera opera. Al momento sono già usciti cinque romanzi, tra i quali La notte che non si ripete (2020), che in Uruguay è poi diventato un film; e quattro titoli della serie del giornalista-investigatore Agustìn Flores: Ormai nessuno vive più in certi luoghi (2019), Il diavolo non sempre ci mette la coda (2022), Non è manco la fine del mondo (2023) e il recente Non c’è verità più grande, uscito in libreria da poche settimane.

Due parole sull’autore: 51 anni, professore di letteratura, Peña è un uruguaiano di provincia perché invece di vivere nella capitale Montevideo, dove abita quasi la metà dei cittadini dell’Uruguay, continua a risiedere nella cittadina dove è nato e cresciuto, San Josè de Mayo. Dopo aver scritto testi di fantascienza e fantasy, una dozzina d’anni fa è approdato al noir, in patria ha fatto incetta di premi e adesso si sta facendo conoscere anche in Italia grazie all’impegno di Claudia Bisceglia, direttore editoriale di deiMerangoli, e della traduttrice Elisa Tramontin. Piccola parentesi per i bibliofili, per chi continua ad amare i libri di carta: la serie di Peña è un piccolo gioiello editoriale, volumi eleganti, molto curati dal punto di vista della leggibilità e impreziositi da splendide copertine tratte da dipinti del pittore, illustratore e fumettista Fabrizio “Bicio” Fabbri. E almeno per il momento non si trovano in ebook. Chiusa parentesi.

Torniamo all’opera di Peña, o meglio all’uscita più recente, Non c’è verità più grande, libro che in patria era stato pubblicato nel 2021. È il quarto episodio delle indagini di Agustìn Flores, un giornalista che ama rovistare tra i bassifondi della cronaca nera, sempre alla ricerca di uno “scoop” che lo faccia svoltare e gli dia una stabilità economica. Ma, purtroppo per lui, invece dei soldi riesce a imbattersi soltanto in un mare di guai.
Nell’ultimo romanzo è disoccupato e accetta l’offerta di un vecchio compagno di scuola: dovrà indagare su efferati omicidi irrisolti, femminicidi avvenuti decenni prima, che serviranno come materiale per realizzare un docufilm sui “cold case”. Sembra un lavoro interessante e redditizio, ma come dice lo stesso protagonista, che racconta la storia in prima persona, «Il destino è abile nel mascherare da opportunità le sue vecchie trappole». Così, a poco a poco, il giornalista si inoltra tra i segreti di un Uruguay di provincia, brutale, spigoloso e desolato: quando il gioco si fa duro Flores è costretto a infiltrarsi nel mondo sinistro dei camionisti di frontiera, uomini di dubbia onestà che attraversano il paese sulla rotta internazionale fra Brasile e Argentina, trasportano spesso merce di contrabbando e custodiscono segreti inconfessabili, come la possibile esistenza di una specie di setta segreta che commette omicidi rituali.

Con il suo romanzo Pedro Peña ci fa avventurare in un Paese di strade secondarie, grandi pascoli, fiumi impetuosi e stazioni di servizio in mezzo al nulla, un ambiente ora bucolico ora ostile, nel quale la verità fatica a farsi strada tra gli archivi polverosi dei giornali di provincia e i ricordi di vecchi poliziotti che hanno qualcosa da nascondere. A volte nella prosa limpida dell’autore uruguaiano si fa largo anche qualche concessione stilistica al “realismo magico” che ha reso universalmente celebre il romanzo sudamericano; ma l’impianto narrativo di Non c’è verità più grande resta saldo nella realtà e smaschera il volto nascosto di una nazione che, a ragione, è considerata una delle più civili, stabili e floride del continente sudamericano. «Sempre più spesso la “novela negra” occupa il posto del romanzo realista, quanto meno nel suo intento di denuncia», ha spiegato lo scrittore uruguagio in un’intervista.

Giorgio Ballario


Lo scrittore:
Pedro Peña, scrittore e professore di Letteratura, è nato nel 1975 a San José in Uruguay. È autore di numerosi libri come la trilogia fantasy El libro de los mitos (Penguin Random House, Montevideo), la pentalogia del giornalista investigatore Agustín Flores (Estuario Ed., Montevideo) e il saggio Elba Norberta, la mártir olvidada (2026). In patria ha vinto numerosi premi tra cui, nel 2019, il Primo Premio nella Categoria “Letteratura per l’infanzia” al Premios Nacionales de Literatura, MEC (Ministerio de Educación y Cultura).
In Italia la sua notorietà sta crescendo anche grazie a premi e riconoscimenti letterari come il Premio Cultura al Concorso Internazionale Golden Books Awards 2022, il premio Migliore Edizione al 66° Premio letterario Sandomenichino 2025 e l’Encomio di merito alla XX Edizione del Premio Vitruvio – le Muse 2025.
È edito in Italia dalla casa editrice deiMerangoli, con la quale ha pubblicato La notte che non si ripete (2020), romanzo dal quale in Uruguay è stata tratta l’omonima versione cinematografica, Ormai nessuno vive più in certi luoghi (2019), Il diavolo non sempre ci mette la coda (2022) e Non è manco la fine del mondo (2023), i primi tre volumi della saga di Agustín Flores.