William Raineri – Giochi nuovi per un vecchio cane

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Editore Les Flaineurs
Anno 2026
Genere Giallo
304 pagine – brossura e ebook


Già da qualche tempo è uscito, per Les Flaneurs Edizioni, “Giochi nuovi per un vecchio cane” di William Raineri, il seguito di “Chi porta le ombre”, romanzo con cui abbiamo conosciuto Benito Pietra, ora detective privato, ex comandante partigiano. È l’estate del 1952 e Benito, detto Olmo, ha messo su un’agenzia di investigazione col suo socio – nonché amico e guardaspalle – in un posto indefinito nelle valli lombarde, una cittadina di nome Mugno. Mugno, nome evocativo che fa rima con pugno e anche con grugno, situata peraltro nella (anch’essa immaginaria) val Tenebrina – altro nome evocativo (tenebrosa ma piccolina)… e dove altro avrebbe mai potuto vivere un uomo contraddittorio già a partire dal nome, uno che all’anagrafe si chiama Benito ma che identifichiamo sempre come Olmo? Uno che appare come un tizio tutto d’un pezzo, ma che poi è combattuto, ingrugnato, sensibile, fumantino, indeciso e immaturo come un adolescente?

Stavolta, il nostro detective si ritrova coinvolto in ben due indagini, complesse e serrate, ma che riescono a restare parallele e separate per tutta la lettura senza mai sovrastarsi a vicenda: l’omicidio del barone Oldiferri e un ricatto che puzza di malavita e loschi traffici. Due indagini di per sé interessanti, come interessante è il modo poco ortodosso che Olmo ha di condurle. Ma in realtà, sono molti gli aspetti degni di nota in questo libro, a cominciare dallo spazio (cui già abbiamo accennato) e dal tempo: siamo nei primi anni ’50, in una cittadina lombarda di provincia, in cui il verde delle valli stride col grigio delle fabbriche e della nebbia, in cui non c’è più la guerra ma non c’è ancora stata una vera ripresa, in cui i fardelli si sentono ancora tutti, i ricordi sono troppo freschi e il passato fa fatica a lasciar posto al futuro. L’ambientazione qui si sente tutta, la ricostruzione storico-sociale è tangibile, direi che è parte integrante della storia: tutto è in bilico, colto quasi nell’atto di accadere ma non ancora passato, dai sentimenti alle decisioni, dagli eventi alle relazioni.

Altro aspetto interessante è poi la scrittura stessa di Raineri: la prosa incarna bene la contraddittorietà del protagonista e le diverse sfumature legate ai caratteri dei singoli personaggi, sa farsi ombrosa e cupa nei momenti più tesi, intimista e crepuscolare in quelli più sofferti, guizzante, ironica o persino conturbante quando la situazione lo richiede. Il resto, beh, lo lascerei scoprire a voi e, credetemi, c’è tanto da scoprire in queste oltre trecento pagine di noir italiano. Per chi non avesse ancora letto il volume precedente, “Chi porta le ombre”, il consiglio è di recuperarlo e/o di andare a leggersi la bellissima recensione di Matteo Bordoni sempre qui su queste pagine. In ogni caso, “Giochi nuovi per un vecchio cane” si può leggere e comprendere anche senz’aver letto necessariamente il libro precedente: ne saprete meno di Olmo, ma tant’è… si è sempre in tempo per recuperare poi.

Rossella Lazzari


Lo scrittore:
William Raineri (Brescia, 1970), cresciuto con la passione per le storie trasmessagli dalla nonna, ha unito negli anni narrazione e creatività visiva. Fondatore di Raineri Design, ha firmato loghi, identità e campagne per brand nazionali e internazionali, ottenendo numerosi premi. Oggi scrive racconti, progetta mondi narrativi e scolpisce nel suo laboratorio di campagna. Ha un Master in Storytelling della Holden. Ha pubblicato il romanzo Chi porta le ombre (Sem, 2023).