Editore Pendragon / Collana gLam
Anno 2019
Genere Giallo
113 pagine – brossura e epub
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A volte ci vuole un protesto per narrare di personaggi insoliti e particolarissimi, per seguire misteri e vicende della grande pianura italiana, per perdersi in quel tempo articolato e multisfaccettato che sono stati gli anni Settanta. L’operazione narrativa è ambiziosa e l’autore il pretesto lo trova nel raccontare della repentina scomparsa di una giovane donna. Intorno a lei costruisce una trama diversificata e fittissima, qualcosa di assolutamente originale e personale dove il lettore si perde come in un film di Godard e respira vivendo l’attimo e il tempo.
Il risultato è un giallo magnifico, brillante e dalle mille atmosfere.
Tutto comincia con uno sconosciuto dall’aspetto per bene e curato che si presenta nell’ufficio dimesso e caotico di Libero Russo, improvvisato e abusivo detective privato, con alle spalle niente di più che casi di animali scomparsi e coniugi cornuti. Siamo negli anni Settanta, quartiere Isola di Milano, e Libero per primo non comprende come mai quell’uomo tanto diverso dal suo ambiente ha deciso di contattare proprio lui per ritrovare la sua fidanzata Sandra Poggi. Ragazza della Milano bene ma con l’abitudine pessima di frequentare cattivissime compagnie e probabilmente fare anche uso di sostante stupefacenti. Alla fine Russo accetta e chiede aiuto nella ricerca al suo amico Marione. Personaggio talmente unico che da solo potrebbe reggere tutta la trama. Ma i due amici bizzarri e scalcagnati non immaginano lontanamente dove li porterà questa indagine, né quanto sia sfuggevole, oscura e complicata l’esistenza di Sandra Poggi.
Che fine ha fatto Sandra Poggi? è stato pubblicato da Pendragon nella collana diretta da Alessandro Berselli e Gianluca Morozzi e già questo dovrebbe far drizzare le antenne a tutti i lettori. Ma Davide Pappalardo, ovviamente, ci mette del suo e crea un giallo corale come da tempo non se ne vedevano nella narrativa italiana. Una operazione complicata che al lettore, all’inizio, può sfuggire perché troppo immerso nella trama e nella sofisticatissima storia. Ma se si ferma a riflettere, lo stesso lettore può comprendere quanto, in realtà, raccontare tutto quello che narra Pappalardo, passando con grande maestria da una location all’altra, da un personaggio all’altro e perfino da un linguaggio all’altro, sia attinente solo a grandi autori. O meglio solo a quelli davvero ispirati.
Atmosfere da nouvelle vague, quindi, e insieme grande capacità di linguaggio, di evocazione e, perché no, anche di certa ironia. Una qualità che, da sempre, è un punto di forza ulteriore per un giallista e che non manca mai di deliziare i lettori.
Il nuovo romano di Pappalardo, però, è anche qualcosa di abbastanza diverso dai suoi lavori precedenti, pure se in alcuni aspetti li ricorda. Soprattutto, però, è una ventata di aria nuova in una primavera letteraria 2019 che rischiava, fino a questo punto, di appiattirsi molto su stessa e sulle medesime pubblicazioni.
Datemi retta. Leggete subito e senza indugio questo romanzo. Vi assicuro che sarà davvero una bella sorpresa.
Antonia del Sambro
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Lo scrittore:
Davide Pappalardo siciliano, classe 1976, dopo alcuni anni trascorsi a Roma, approda a Bologna, dove oggi vive e lavora. Al suo attivo ha tre romanzi e diversi racconti. Con Buonasera (signorina) (Eclissi, 2017) ha vinto il premio “Nero Digitale” al concorso Garfagnana in Giallo.












