Editore E/O Collana Dal Mondo
Anno 2024
Genere Giallo/Noir
240 pagine – brossura e ebook
Traduzione di Alberto Bracci Testasecca
Caro Michel, mi hai fatto rimanere sveglia fino alle tre di notte per finire questo tuo romanzo. Va bene che sono in pensione, ma ho anch’io un mucchio di cose da fare, e mi ci vorranno due o tre giorni per recuperare il sonno perduto. Lo so che succede di rado, che di tutti i romanzi soprattutto gialli si dice che una volta cominciati non riesci a metterli giù finché non li hai finiti ma poi non è vero, e che quindi dovrei esserti grata.
Invece ti sono grata per altri motivi.
Intanto però comincio con il perdonarti. Ti perdono per quel tuo averci preso per il naso per mezzo libro (me e tutti gli altri lettori, mi permetto di parlare anche per loro), facendoci credere cose che da un certo punto in poi smentisci o metti da parte. La tensione è insostenibile fin dall’inizio, e dopo ogni capitolo mi dovevo prendere una pausa. Ma da un certo punto in poi, la tensione diventa irrilevante rispetto a come si svolgono i fatti. Alla necessità di capire che cosa è effettivamente successo.
Cosa che ovviamente qui non si può raccontare.
E quindi continuiamo con il perché ti sono grata.
Innanzitutto perché parlando di vendetta ti sei tenuto a un approccio complesso e articolato, un po’ come quello de Il conte di Montecristo. Stiamo parlando nientemeno che di Alexandre Dumas. Stiamo parlando della vendetta che corrode l’animo di chi la desidera e di chi la orchestra, che fa più male a chi la coltiva e poi la compie che non a chi ne è la vittima. Della vendetta a cui una vita può non bastare. Ma stiamo anche parlando di qualcosa che fa parte di noi, di un impulso così forte e che ci può dominare in un modo assoluto. Un impulso che si può solo tenere a bada, controllare. E per farlo bisogna imparare a conoscersi, essere consapevoli.
Ed è esattamente questo percorso che fai compiere a Ophélie.
La piccola Ophélie, che ha sette anni quando la madre muore cadendo da un ponte sull’autostrada, inseguita dal marito ubriaco, presumibilmente spinta giù da quel suo padre ubriaco; che Ophélie da quel giorno non vuole più vedere, a nessuna condizione. Ma il padre ubriaco non ricorda nulla e non ci sono testimoni, anche se Ophélie ha osservato le finestre illuminate quella notte nel suo casermone alla periferia di Rouen, e le ha memorizzate, perché lì si nascondono i potenziali testimoni. E Ophélie aveva ascoltato, dalla cameretta del minuscolo appartamento, lo scambio disperato tra la madre e l’amministratore incaricato di gestire i beni economici della famiglia per conto dell’assistenza statale. Lei lo implorava di lasciarle dei soldi, perché sapeva che quando il marito tornava a casa, se non avesse avuto di che andare a comprarsi da bere l’avrebbe ammazzata. Ma l’assistente sociale restava inamovibile, e da un certo punto in poi aveva smesso di rispondere al telefono.
Con la madre morta e il padre in prigione, Ophélie cresce in una casa famiglia, coltivando la sua vendetta, immaginando lo svolgimento dei fatti, cercando i testimoni, cercando la verità.
Ma cresce bene, grazie all’amicizia con la sua coetanea, Nina, con cui condivide la stanza. Dopo la riluttanza iniziale, Nina e Ophélie trovano l’una nell’altra comprensione e complicità, l’affetto che manca a entrambe, il coraggio di cercare di essere felici nonostante il bagaglio pesante che si portano dietro. Entrambe sono seguite e guidate da un’assistente sociale coraggiosa e dedita. E sono gli scambi tra queste tre donne, gli scontri, gli allontanamenti, i ritrovamenti, a raccontarci l’amicizia e il suo ruolo fondante nella vita di tutti noi.
Sono le amicizie ricche e sincere quelle che fanno crescere Ophélie, e di questo sì, io come lettrice ti sono grata.
Poi, caro Michel, ci aggiungi anche una figura di padre molto complessa, che per buona parte del romanzo non ci piace per niente, ma che poi alla fine apprezziamo. È un padre ubriacone, violento, iracondo e inetto, quello di Ophélie. Dopo aver perso la moglie ed essere stato in prigione, questo padre in qualche modo si riscatta. Si accorge che la figlia è tutto quello che ha. La figlia che si rifiuta ostinatamente di incontrarlo. Ma ci sono altri modi per raggiungere qualcuno che si ama. E il padre di Ophélie cercherà, altrettanto ostinatamente, di fare arrivare il suo amore alla figlia, e di dare un contributo alla sua felicità. E, caro Michel, non si può dire che tu ti sia risparmiato nell’invenzione degli escamotage, e anche nell’entità del sacrificio che il padre di Ophélie è disposto a fare.
Infine ci arriva, attraverso tutto questo affannoso vivere e sperimentare e provare, ci arriva anche la città: Rouen, i conflitti sociali, le periferie desolate, l’immigrazione, la convivenza difficile, l’università e gli studenti. Una città viva e vivace, che ci viene voglia di andare a vedere.
Insomma, caro Michel, in questa trama piena di colpi di scena come si conviene a un giallo, hai messo dei bellissimi personaggi, di quelli che ci mancano non appena chiudiamo il libro, di quelli a cui penseremo, che ne so, mentre prepariamo la cena o ci incamminiamo per andare al lavoro. Ci hai messo anche quei temi universali che noi lettori cerchiamo nei libri, l’infinita varietà dell’esperienza e dell’animo umano, e al tempo stesso le passioni e i sentimenti che proviamo e condividiamo.
Che dirti ancora, Michel? Aspettiamo il prossimo romanzo.
Anna Da Re
Lo scrittore:
Michel Bussi è l’autore francese di gialli attualmente più venduto oltralpe. È nato in Normandia, dove sono ambientati diversi suoi romanzi. Ninfee nere (Edizioni E/O 2016) è stato il romanzo giallo che nel 2011, anno della sua pubblicazione in Francia, ha avuto il maggior numero di premi, e di cui le nostre edizioni hanno pubblicato anche la versione graphic novel. Dello stesso autore ricordiamo Tempo assassino, Non lasciare la mia mano, Mai dimenticare, Il quaderno rosso, La doppia madre, La Follia Mazzarino, Forse ho sognato troppo, Usciti di Senna, Tutto ciò che è sulla Terra morirà, Nulla ti cancella, La mia bottiglia per l’oceano, Codice 612. Chi ha ucciso il Piccolo Principe? oltre alla Caduta del sole di ferro e I due castelli, appartenenti alla serie N. E. O., tutti pubblicati dalle nostre edizioni.












