Giuseppe Berto – La Fantarca

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Editore Neri Pozza / Collana Bloom
Anno 2024
Genere fantascienza
160 pagine – brossura e ebook


In un futuro prossimo, tra qualche decennio e certamente dopo tutta un’enorme e ininterrotta serie di mostri ideologici e disastri concettuali, il mondo è diviso in due blocchi, ci sono colonie sui principali pianeti del Sistema solare, la vita dell’umano medio è triste e mediocre ma la questione meridionale sta per essere risolta. Gli ultimi terroni infatti, circa 1300 uomini, donne e bambini, stanno per imbarcarsi, dall’astroporto di Vibo Valentia sulla Speranza N. 5. Portano con sé quello che possono della loro terra, gli animali, cibo, vizi, damigiane di vino, modi di parlare, ballare, pregare e cantare ma soprattutto quell’incorreggibile modo di essere umani che è quello meridionale. Non integrabili nel mondo perfetto organizzato secondo Statistica, l’ideologia del futuro e del progresso che regge il blocco del Triangolo, andranno, lentamente dato che Speranza N. 5 è un cassone sgrangerato più che una vera astronave, a fare i pigri e i terroni su Saturno, dove la visibilità è terribile ma la vita sembra avere più senso di quella di chi si è integrato sul pianeta blu.

E allora sì che la Terra sarebbe rifiorita, come un nuovo paradiso terrestre.

Il capitano della nave Don Ciccio, il protagonista probabilmente perché tra i pochi personaggi ad avere accesso a un boccaporto con vista sulla Terra, comincia il viaggio verso Saturno e, mentre affronta i problemi della traversata, della sopravvivenza dei suoi passeggeri terroni e le insidie di un corpo ufficiali per nulla leale, arriva la svolta, il colpo di scena. Uno di quei trope che vanno molto di moda per ora e che si elaborano con una ciurma di astronauti che sbrocca, disastri ideologici che maturano e una vista sulla Sfera blu. Da quel momento, pur con un tono guascone e cialtrone, divertente e raffazzonato, “La Fantarca” diventa tante altre cose oltre un romanzo di fantascienza e una satira: un romanzo d’azione, un post-apocalittico. Come a sentire i balli e i canti dei terroni che festeggiano la vita, la Provvidenza e tutti gli scampati pericoli, arriva anche un momento da tarallucci e vino. C’è tempo su pagina per l’ingegno e l’eroismo. È un romanzo intrigante, ad alto rischio di spoiler.

… – e a pensarci pure bene i greci antichi erano un po’ terroni e viceversa -, egli veniva a sostenere che probabilmente anche in remote epoche passate l’umanità aveva raggiunta un’altissima efficienza tecnica – i famosi corsi vichiani della civiltà, con la differenza che ciò che il filosofo napoletano considerava civiltà era al contrario barbarie …

In questa arca fantastica in orbita sbilenca sul pianeta la bravura, l’intelligenza e la capacità di fare romanzo dello scrittore Giuseppe Berto è immensa e gustosissima per il lettore e la lettrice. Tutto è dinamico, colorato, immersivo e divertente. Scritto nel 1965 Berto semplicemente sfotte a morte la Guerra fredda, i suoi ideologhi da entrambe le parti della cortina, come un pietoso spettacolo antiumanista, alienante, estinzionista. Romanzo politico la cui possanza è quella di un classico, è un libro ricco di trama, dialoghi, intrighi e idee. Visionario intercetta questioni rilevanti non solo non risolte ma che sono e stanno orribilmente maturando nel contemporaneo. Ne “La Fantarca” è la stupidità nella società di massa il rischio catastrofico globale ma c’è Speranza sembra sorridere Berto.

Libro puntuale come i cavalieri mongoli proprio in questi giorni è in corso un sano dibattito sullo stato della fantascienza italiana, su responsabilità editoriali e autoriali, di crisi nelle vendite e soprattutto creativa. Studiare la tradizione nobilissima, scoprirla nelle opere che la compongono, potrebbe, per chi pratica il genere, essere una possibile via. C’è dimensione cosmica e verticalità in Cixin Liu e in Giuseppe Berto. Whatever.

Lettura che si fa immediatamente amare “La Fantarca” è quella chicca che non si dovrebbe perdere, in cui si prova ancora una volta che il sintetico divide tra letteratura e narrativa di genere si può lasciare ai pessimi scrittori e alla critica pigra. È una capsula del tempo dal 1965: la apriamo e leggiamo qualcosa della natura umana.

Antonio Vena


Lo scrittore:
Giuseppe Berto nasce a Mogliano Veneto il 27 dicembre 1914. Nel 1947 pubblica presso Longanesi Il cielo è rosso, su segnalazione di Giovanni Comisso. Tra il 1955 e il 1978, anno in cui si spegne a Roma, dà alle stampe, oltre al Male oscuro (Neri Pozza, 2016), Guerra in camicia nera e Oh Serafina!. Con Neri Pozza sono stati ripubblicati La gloria (2017) e Anonimo veneziano (2018), per restituire all’apprezzamento dei lettori e della critica odierna l’opera di uno dei grandi autori del nostro Novecento.