Editore Carbonio / Collana Cielo Stellato
Anno 2025
Genere Poliziesco
176 pagine – brossura e ebook
Romeo è un cane la cui razza si riconduce al Cirneco dell’Etna. Un genere le cui origini pare risalgono agli antichi cani da caccia di epoca faraonica le cui sembianze ricordano per grazia il dio Anubi rappresentato con testa di cane dalle orecchie appuntite e il muso allungato. Questa divinità era importante per il ruolo di guida delle anime dei defunti e pesava il loro cuore contro la piuma della Verità per un Giudizio finale. Ecco apparire alcune delle tematiche più intime di Belletti: Giudizio, Colpa, Giustizia. Romeo dunque è un cane dalla sensibilità fine e antica ed è una presenza nuova, insolita ma terribilmente naturale.
Quella di Belletti è una figura caratteristica e precisa: un uomo dal passato importante, colpito dalla prematura scomparsa del suo affetto più caro, costretto ad accettare una situazione lavorativa penalizzante per un comportamento ritenuto non corretto dai superiori e spedito in Sicilia per un suo eccesso di zelo. La vicenda del Lupo del romanzo precedente pesa sulla sua vita attuale permettendogli comunque di ricavare degli spazi di consolazione. Romeo è uno di questi. Salta agli occhi l’analogia con un altro grande della letteratura poliziesca. Schiavone: dal trascorso affettivo simile, dai sentimenti di Giustizia e Dovere sovrapponibili, accompagnato da un cane di nome Lupa. Quanti agganci che fanno presumere che Romeo diventerà un fedele compagno di Belletti.
La storia ruota intorno a un omicidio commesso sulle pendici laviche dell’Etna. In un paesaggio surreale, quasi di anticamera dell’Ade un uomo viene ucciso e l’unico testimone silenzioso del delitto è proprio Romeo. Belletti si troverà a tirare le fila delle indagini che lo porteranno a ripercorrere gli anni cupi del terrorismo tedesco durante i quali per sfamare ideali di giustizia si uccideva a sangue freddo persone totalmente estranee a quelle logiche di morte. Erano anni di piombo che lasciavano solo piombo sul fondo degli animi e si era immersi in una realtà che esigeva le sue vittime sacrificali. Nella narrazione emerge il pensiero che ci sia una misura in tutte le cose e quando la si supera si va poi incontro al castigo, umano o divino che si voglia. Erano anni in cui le vittime sentivano e percepivano una minaccia incombere sul capo senza avere una vera colpa da scontare. Perché c’erano persone dalla mente perversa che seguivano gli antichi ideali quasi fossero un odoroso sacrificio agli dei, indifferenti al fatto di causare dolore lutto e vite distrutte per quello che ai loro occhi significavano Giustizia e Libertà. Sulla pelle degli altri.
Per Belletti viviamo in una epoca in cui la ragione non può mai trionfare: ci sono troppe teste da tagliare. Germania e Italia, i due Paesi che hanno avuto le peggiori dittature europee e i più cruenti movimenti terroristici del dopoguerra si trovano legate da una mentalità distorta dove giovani che cercano il bene superiore lo fanno spargendo terrore, morte e distruzione. Eppure sarà sempre il denaro che farà muovere il mondo in questo braccio di ferro tra ragione e sentimento e sappiamo che l’ordine borghese trionferà sempre perché è caldo, comodo e confortevole. Belletti è un uomo che comprende l’altrui disagio e che vi si immedesima fino a uscirne purificato dal senso del Giusto. Lui concepisce il realismo come l’anticamera del buonsenso. Lui sa che tutti gli esseri umani hanno le loro zone nascoste di confort e di disagio, laddove cresce la rabbia per un mondo che non è mai quello che ci aspettiamo.
L’Etna diventa un punto di contatto tra il principio igneo e gli dei: assistiamo alla Giustizia governata da esseri umani, fallaci per definizione e vediamo la vendetta rivestita dai panni di questa Giustizia dove in realtà si nasconde la lingua del serpente. In questo ambiente vediamo la Verità che diventa paccottiglia piccolo borghese spacciata per necessaria e vediamo apparire la Vendetta come il più potente dei moventi insieme a denaro e amore. La lotta armata diventa infine una magnifica utopia terminata in tragedia. Conosciamo terroristi che nel profondo dell’animo sanno di sostenere menzogne e non accettano il loro ruolo nel mondo; l’ideale diventa una illusione per provare a sfuggire al destino. Il sovversivo, l’estremista, il rivoluzionario realizza che l’eternità è uno scherzo e che c’è solo il presente e soprattutto che il futuro è piccola cosa rispetto al presente. Per questa gente i sentimenti sono spazzatura.
Belletti sa bene che tra Dio e il comunismo ha vinto il Capitale e gli ideali sono stati tramutati in consumi. Sa che l’umanità è inguaribile e che non è una ragione sufficiente per smettere di cercare la Verità. Il crescendo wagneriano del romanzo ci lascia con la consapevolezza che siamo pedine disposte su una scacchiera pronte a sacrificare anche la Regina pur di proteggere il Re.
Rinaldo Picciotto
Lo scrittore:
Paolo Scardanelli (Lentini, 1962), geologo e scrittore è autore del romanzo In principio era il dolore. Un Faust di meno (2022) e Belletti e il Lupo (2024), con protagonista il commissario Belletti. Di Scardanelli è in corso di pubblicazione per Carbonio anche la saga L’accordo, di cui sono usciti i primi quattro volumi: Era l’estate del 1979 (2020); I vivi e i morti (2022); L’ombra (2023) e Un posto sicuro (2024).












