Andrea Fazioli – Una piccola cosa proibita

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Editore Guanda
Anno 2026
Genere Noir
304 pagine – brossura e ebook


La premessa necessaria, cosa piuttosto rara, è che con i romanzi di Andrea Fazioli si impara qualcosa. E senza l’ausilio di ridicole scuole di scrittura o istituzioni similari. Si impara leggendo, come è giusto che sia.

Fazioli appartiene, ma giusto di sguincio, a quel gruppo di scrittori che io chiamo “vargasiani”, che da Fred Vargas hanno preso il gusto per una certa malinconia un poco surreale – che pervade sia le storie che i protagonisti – e la cura particolare per la lingua scritta, che è anche grande rispetto per il lettore. Mi vengono in mente, per dire, Davide Longo e Orso Tosco, che però lo sono ancora di più. In Fazioli questo profumo è meno inciso, più delicato, avvolge come un vapore leggero alcuni dei suoi personaggi – il suo detective privato Contini, per esempio – e li eleva al di sopra di altri caratteri che, pur popolando il romanzo, rimangono tuttavia, per necessità narrativa, relegati nell’ambito del reale tout-court.

È proprio questo scontro di piani narrativi a scatenare l’atmosfera seducente di Una piccola cosa proibita, il nuovo romanzo di Fazioli, l’amalgama impossibile tra il mondo variegato dei sognatori e quello in bianco e nero di chi ha i piedi per terra. Con le dovute incursioni in entrambi i campi, poco per volta la tensione sale, e non solo per gli eventi raccontati, anche per l’incomunicabilità o incomprensione in cui si dibattono i personaggi e che tende a mettere loro i bastoni tra le ruote. È l’haiku, la leggera, soave e spesso incisiva arte di origine giapponese, minuscole poesie in tre versi strutturati secondo lo schema 5-7-5 sillabe, a condurre e scandire la trama complessa e avvolgente di questo romanzo.

C’è un Ticino che non corrisponde all’immagine ordinata e rassicurante della Svizzera, e Andrea Fazioli torna a esplorarlo con un’indagine che mette in relazione un omicidio, una serie di haiku anonimi e gli interessi opachi della finanza transfrontaliera. Il corpo di un importante avvocato milanese viene ritrovato davanti a una vecchia miniera. A occuparsi del caso sono l’ispettrice Anna Scovalupi e l’investigatore Elia Contini, figura ormai familiare ai lettori dell’autore, che in questo romanzo si trova a collaborare con una poliziotta dal temperamento diverso dal suo. Sullo sfondo, un giovane libraio coinvolto in un concorso poetico apparentemente innocuo.
Il punto di forza di Fazioli è la capacità di costruire un ambiente narrativo riconoscibile, nel quale il paesaggio non serve soltanto a dare colore alla vicenda, ma diventa parte del suo significato. Boschi, montagne e strade secondarie suggeriscono un mondo appartato, dove le apparenze proteggono interessi meno limpidi. Anche l’ironia, tratto caratteristico della scrittura dell’autore, contribuisce a evitare che il racconto scivoli nei toni cupi e prevedibili di un certo noir contemporaneo.

Qualcuno potrebbe però avere qualche riserva proprio sull’equilibrio fra le diverse componenti. potrebbe pensare che l’intreccio, che accosta poesia, indagine poliziesca e intrighi finanziari, rischi di affidare ai suoi elementi più suggestivi un peso maggiore rispetto alla loro effettiva necessità narrativa. In realtà non è affatto così. Gli haiku sono un’intuizione intrigante, trovano una loro funzione precisa nella macchina del giallo, trasformandosi in un espediente destinato soprattutto ad alimentare il mistero. Anche il confronto fra Scovalupi e Contini promette molto: la loro diversità caratteriale offre occasioni di attrito e di approfondimento che la trama di Fazioli sa sfruttare fino in fondo.
In questo bel romanzo, Andrea Fazioli conferma infatti una scrittura controllata, attenta ai dettagli e poco incline alle iperboli fastidiose. Il suo interesse, tuttavia, va oltre la soluzione dell’enigma: riguarda il modo in cui le piccole trasgressioni, protette dall’abitudine e dall’omertà, possono degenerare in conseguenze irreparabili. Una piccola cosa proibita convince soprattutto quando lascia emergere questa zona grigia della responsabilità umana, un giallo di atmosfera e osservazione, interessato sia alle ambiguità dei suoi personaggi, sia alla pura velocità dell’azione.

Enrico Pandiani


Lo scrittore:
Andrea Fazioli è nato nel 1978 e vive a Bellinzona, nella Svizzera italiana. Guanda ha pubblicato L’uomo senza casa (2008, Premio Stresa di Narrativa, Premio Selezione Comisso), Come rapinare una banca svizzera (2009), La sparizione (2010, Premio Fenice Europa), Uno splendido inganno (2013), Il giudice e la rondine (2014), Lezioni private (2016), L’arte del fallimento (2016, Premio Fenice Europa), Gli svizzeri muoiono felici (2018), Il commissario e la badante (2020), Le strade oscure (2022, Premio Ceresio in Giallo). Oltre a scrivere, lavora come giornalista e conduttore per la Radiotelevisione svizzera (RSI). Nel 2017 il presidente Mattarella gli ha conferito l’onorificenza dell’Ordine della Stella d’Italia per la sua opera letteraria.