Editore Polidoro
Anno 2025
Genere distopico
210 pagine – brossura e ebook
Italia, frazioni di secondo nel futuro.
Col favore delle tenebre delle coscienze, gradualmente e poi all’improvviso, succede.
La rivoluzione è arrivata, il cambiamento è autocrazia, indifferenza di massa e repressione. Il governo umano del paese ha concluso la sua parabola di quieta immobilità ed è adesso gestito da un apparato di intelligenze artificiali.
Mentre il G9 dei paesi più sviluppati sta per riunirsi, il controllo di massa nel paese è presupposto come onnipotente e insieme ignorato dalla maggioranza della popolazione. Per i padroni-servi dell’apparato, come per gli umani sfortunati, il paese-mondo è un panopticon normalizzato.
La strada per la non libertà è spianata ora che destini sono computabili e corpi e coscienze sembrano sintetiche. Il protagonista Don, un professore di storia, sogna, pensa di essere parte di una cospirazione. Guarda il mondo e cerca di capire se è ancora un essere umano.
È la fine del mondo riflessa nello specchio di un cucchiaio, è un respiro, il disastro dentro a uno sguardo lucido e tremante, un moto di distruzione, una massa d’acqua che si gonfia e sforma, residui scivolano nella rosa di uno scarico, acqua come un enorme destriero reboante inseguito da una folgore: fotogrammi bruciati nella mia mente, impressi, e il suono del mondo mutato e il colore del mondo, pure, cos’è, che non si fa in tempo ad accendere la tv?…
I personaggi de L’Oltremondo attraversano i paesaggi della distopia matura, non ingenua, luoghi su cui un’ombra, tecnologica e spirituale, è calata lasciando intatte le strutture fisiche del paese ma sovvertendo tutto il resto. Le promesse delle colonie spaziali e delle macchine volanti disattese così come nessuna grande catastrofe ha colpito il pianeta. L’apocalisse è stata in corso per decenni, riforma dopo riforma, in attesa e in arrivo. La prima vittima della tecnocrazia manifesta nel romanzo è la possibilità di avere un narratore attendibile. Il sospetto, la paura del vicino o del potere dello stato IA è insidioso e sottile come mai nella Storia ma forse anche il senso di colpa e impotenza sono tali che il protagonista, anche nelle ridotte del fronte interiore, sospetta sé stesso. Tutto e tutti cospirano, per le strade, nei bar, nei sogni. L’Italia de L’Oltremondo è abitata da nomi di guerra ed evocazioni in codice, da demoni, hacker, vampiri e non vampiri, patsy e droni umani, macellai di Stato e operativi di uffici riservati. Ereddia riesce a svolgere lo scenario distopico contemporaneo per eccellenza: i personaggi sospettano di non essere più persone. La condizione essenziale della vita umana in questa Italia manifesta la sua forza sulla struttura del romanzo. L’Oltremondo si svolge in flussi di coscienza e di eventi interiori, di lunghi dialoghi che dovrebbero essere incomprensibili e quasi esoterici ma che con orrore sono invece chiarissimi alla luce della cronaca di questo decennio postpandemico in corso. Il flusso di coscienza che domina il romanzo è lo strumento di sopravvivenza, di ricognizione, nel crollo della realtà. Il flusso è la ridotta ultima, l’oltremondo è il luogo dove si rimane quando il sistema operativo umano è stato, forse irreparabilmente, crackato. Ottimo il protagonista in cui un trope nascosto si svolge: su Don e tutto il paese si pagano le colpe dei padri e dei figli. Ottimo l’Ammiraglio, personaggio la cui presenza regge la tradizione degli antagonisti di Genna, Enrico Sibilla e le menti armate e occulte nei capitoli più oscuri della Storia italiana.
L’Organizzazione, che non si è mai capito precisamente che cosa fosse l’Organizzazione e che cosa facesse e dove come cosa quando operasse? I nobili che un libro di storia qualsiasi definirebbe con semplicità lienare frustrati e impoveriti? I liberali? Gli anarchici? Gli studenti e gli operai di città? I comunisti? I precomunisti? I postcomunisti e gli alieni marziani lunari di Giove Pluvio? Buffonate, burocrate. Tutte buffonate. Perché sempre noi l’abbiamo armata la mano Karakozov.
Questa de L’Oltremondo è, oltre l’indiscutibile possanza letteraria, un realistico, capace, scenario di un AI takeover dove l’intelligenza artificiale è senza nome, sullo sfondo, non procede all’eliminazione fisica degli umani ma alla sua sostituzione, in termini metaforici e fisici. La Macchina, oltre la grande metafora, crea uomini di paglia e uomini senza spirito. Una distopia in cui il novum è annullato, in cui si mettono in scena e a compimento eventi della nostra tempolinea. Il problema dell’alignment è, sullo sfondo, risolto: la sua antiumanità è la stessa del Potere.
Questo è il miglior romanzo di Ereddia che, libero dal procedurale, anche formale, del catastrofico e del thriller apocalittico, può svolgere le evocazioni letterarie e tematiche con l’urgenza, la cura e la potenza che meritano. La letteratura e il suo svolgersi nel romanzo sono l’ultimo sotterfugio, l’ultima eversione possibile contro la manipolazione narrativa.
L’interregno è finito, è il tempo di mostri e rovine e l’apocalisse è quella più probabile: quella in cui si deve andare a lavorare e pagare il mutuo e in cui niente è naturale.
Antonio Vena
Lo scrittore:
Emiliano Ereddia, siciliano, classe ’77, è laureato in Scienze della Comunicazione e diplomato con merito alla Scuola Holden di Torino. Con il Saggiatore ha pubblicato il romanzo Le mosche (2021) e Il settimo cerchio (2024). Ha pubblicato racconti, tra le altre cose, nella rivista letteraria Nuovi Argomenti (2018) edita da Mondadori e nella raccolta Club Silencio (2022) di Edizioni Arcoiris. Ha firmato la sceneggiatura del film indipendente W Zappatore che nel 2011 ha vinto come miglior film al Brooklyn Film Festival. È creatore di Selfiesh, serie web premiata a novembre 2016 al Dublin Web Fest. È autore della newsletter settimanale Resoconti Terrestri e di programmi televisivi di ogni genere (MasterChef Italia, LOL Talent Show, Celebrity Hunted, The Traitors Italia, Grande Fratello e molti altri).












