Editore La Nave di Teseo
Anno 2026
Genere Giallo
219 pagine – brossura e ebook
Traduzione di Andrea Di Gregorio
“Ci siamo ridotti a vivere in una società che è divisa in due. Da una parte quelli che hanno una casa, ma l’affitto gli porta via tutti i soldi e quindi non ne hanno per comprare da mangiare.
Dall’altra ci sono coloro che non possono pagare l’affitto, ma possono permettersi di mangiare.”
Ho sempre avuto un timore reverenziale verso Petros Markaris, anche se in realtà non l’ho mai conosciuto (dopo la pubblicazione di questa recensione questa lacuna verrà colmata), così come ne avevo per George Simenon, scomparso troppo tempo prima della mia passione per i romanzi di genere.
Autori che ho sempre immaginato in un Olimpo degli scrittori, inavvicinabili e osannati da tutti, per il loro modo di raccontarci, attraverso i loro personaggi, le vicissitudini dei rispettivi Paesi con una forte componente umana e sociale, senza dimenticare la struttura della storia gialla.
E Markaris – non a caso viene soprannominato il Simenon greco – lo fa egregiamente anche in questo nuovo romanzo, La ricchezza che uccide, edito da La Nave di Teseo.
Drammaturgo, sceneggiatore e scrittore dalle origini armene, nasce a Istanbul nel 1937 e si trasferisce ad Atene nel 1964. Dieci anni dopo riceve la cittadinanza greca. Ha creato Kostas Charitos, commissario del reparto omicidi della polizia di Atene, un poliziotto burbero e non convenzionale, sposato con Adriana che lo diletta con gustose ricette, padre di Caterina – sposata con Fanis, medico – e nonno in adorazione del piccolo Lambros, alla ricerca di vocaboli nell’imponente dizionario storico-linguistico di Dimitrakos, sua lettura preferita.
In questo nuovo romanzo, una coppia si suicida tagliandosi le vene. Si erano separati un anno prima, ma continuavano a vivere insieme per poter pagare l’affitto. Questa indagine fa da spartiacque o, forse meglio dire, fa da effetto dirompente per i fatti che avverranno a seguito di questo evento. Un po’ un effetto farfalla, nel quale le vittime diventano protagoniste involontarie di una concatenazione di eventi, tutti riconducibili al disagio che coinvolge la cittadinanza, i senzatetto e gli immigrati di una città sempre al limite della sopravvivenza.
Ognuna di queste figure lotta per avere un’abitazione, lo Stato concede prestiti ai proprietari di case per ristrutturare le abitazioni da affittare, ma gli stessi proprietari si vogliono ripagare delle rate del prestito statale dai ricavi che traggono dagli affittuari.
Così vengono piantate tende nel parco dove ci sono i condomini di lusso in costruzione. Una dicotomia, la coesistenza di ricchezza e povertà nello stesso luogo.
“Una volta per noi resistenza significava lotta. Abbiamo perso la partita.”
Difficile contrastare questo andamento, che costringe famiglie, coppie in crisi, a una coesistenza obbligatoria. O, anche peggio, a ritrovarsi per strada. E il caos è un attimo.
Markaris è davvero bravo a condurci verso il crescendo delle azioni e delle reazioni, alternando anche momenti nei quali la cucina greca entra con entusiasmo e consolazione per il commissario, ma anche per noi che curiosiamo tra ghemistà e souvlaki.
Leggendo questa storia, mi sono tornati in mente gli avvenimenti simili capitati anche a Milano, una protesta durata parecchio tempo nel 2023 contro il caro affitti e la mancanza di appartamenti accessibili. Una tendenza che purtroppo si protrae creando un divario sempre più esteso tra ricchi e poveri, con l’agiatezza e il lusso concentrati nelle mani di pochi, mentre le ristrettezze economiche soffocano il resto della cittadinanza.
Romanzi incentrati sempre sulla denuncia sociale, quelli di Markaris, nei quali trovano spesso spazio le difficoltà economiche del suo Paese, l’amore per i suoi luoghi, la piaga dell’immigrazione, la corruzione dilagante, ma anche il senso della famiglia, la buona cucina, la resilienza della sua terra.
Cecilia Lavopa
Lo scrittore:
Petros Markaris è nato a Istanbul nel 1937. Ha collaborato con Theo Angelopoulos a diverse sceneggiature, tra cui L’eternità e un giorno, Palma d’oro a Cannes nel 1998.
I romanzi con protagonista il commissario Kostas Charitos hanno incontrato un grande successo di lettori. Presso La nave di Teseo ha pubblicato L’assassinio di un immortale (2016), I labirinti di Atene (nuova edizione 2017), Il prezzo dei soldi (2017), La lunga estate calda del commissario Charitos (nuova edizione 2017), Io e il commissario Charitos (nuova edizione 2018), L’università del crimine (2018), Diario di un’eternità. Io e Theo Angelopoulos (2018), La balia (nuova edizione 2019), Il tempo dell’ipocrisia (2019), L’omicidio è denaro (2020), Prestiti scaduti (nuova edizione 2021), Quarantena (2021) e L’esattore (nuova edizione 2022).












