Carl Hoffman – Raccolto selvaggio. La tragica scomparsa di Michael Rockefeller

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Editore Neri Pozza / Collana I Colibrì
Anno 2026
Genere Non fiction
384 pagine – brossura e ebook
Traduzione di Gianni Dubbini Venier


È la fine del 1961, Michael Rockefeller scompare durante il suo secondo viaggio di Nuova Guinea. La barca si è rovesciata, le due giovani e inesperte guide locali dicono che potrebbe essersi salvato ma adesso è da solo nella foresta.

La notizia deve aver colpito le pagine dei quotidiani del mondo intero e l’immaginario dell’opinione pubblica con una magnitudine ormai dimenticata da noi contemporanei. Gli occhi del mondo su una regione lontana, renitente ai tentativi di colonizzazione ed esplorazione, dove uomini e donne sono migrati oltre 30.000 anni prima e lì, in quello spazio e tempo, sono rimasti. Michael era partito per raccogliere manufatti da quelle popolazioni ma questa è solo una parte della storia. Cosa gli è successo, si pratica ancora il cannibalismo, cosa avevano di così speciale i biji degli Asmat per spingere nelle terre dei cacciatori di teste il figlio di una delle famiglie più ricche della storia del mondo, come è davvero morto Michael o si aggira in villaggi irraggiungibili? Il tempo della leggenda e del mito, la cronaca e le memorie si stratificano e si intrecciano con gossip e propaganda. C’è un mistero profondo tra molti misteri e per questo Carl Hoffman, decenni dopo che per gli Asmat sono secondi e minuti, ripercorre il cammino di Michael.

Si adornarono il capo con fasce di pelliccia di cusco e con le piume del cacatua. Inserirono gusci di conchiglia rotondi nel naso per imitare le zanne dei cinghiali selvatici e dei facoceri. Così facendo, avrebbero ottenuto la forza e l’energia di quegli animali. Volevano apparire feroci, incutere terrore nel cuore dei loro avversari. Sarebbero diventati degli animali della giungla: divoratori di frutta e quindi, divoratori di uomini.

Raccolto selvaggio, titolo bellissimo di grandi evocazioni, da Levy-Strauss a Shepard a Camporesi, è molte cose. Un racconto del viaggio dell’autore nei luoghi e sulle tracce dello scomparso, una scrittura e una lettura immersiva e d’avventura, un reportage, una non fiction su colonizzazione e decolonizzazione, ma soprattutto è un true crime del cuore di tenebra. Hoffman, in un libro che richiede una vita intera di dedizione per essere scritto, ha una tesi che svolge pagina dopo pagina. Racconta la storia e la psiche di Michael, raccoglie indizi e cerca “angoli” ignorati, o volutamente abbandonati, sulla scomparsa, e svolge il contesto della terra e delle sue genti. Il contesto internazionale della decolonizzazione in piena Guerra fredda si intreccia con una corsa alla scoperta dell’arte “primitiva” in cui mecenati e collezionisti sono in prima linea, forse per alimentare il soft power dell’Occidente.

Così Michael, quinto figlio del governatore di New York, kingmaker e futuro vicepresidente degli Stati uniti, si avventura nelle giungle e paludi impenetrabili della Nuova Guinea occidentale dove gli indigeni intagliano i baij, pali rituali di grandiosa fattura. Bramati dai musei di tutto il mondo e dotati, per gli Asmat che li creano, di grande potere. Non il potere dell’industria o dal denaro ma quello degli spiriti e del sangue. Opere d’arte uniche per l’uomo occidentale, i baij sono in realtà monumenti totem alla guerra primitiva.

Lo sguardo dell’esploratore e dell’investigatore di Hoffman si combinano e alternano capitolo dopo capitolo: c’è una catena degli errori che si è svolta nel caso Rockefeller, indizi e testimoni come in ogni cold case sono ancora lì. Gli errori di Michael e il movente dei presunti colpevoli vengono esplorati attraverso pagine bellissime, avvincenti. Il thrilling è quello di una storia vera, pervasa da avventura, colma di violenza reale e immaginata, quel tipo di violenza non relegata alla preistoria dell’umanità ma specifica per la regione, con la sua cultura millenaria e profonda, plasmata dalla sopravvivenza in un ambiente non più comprensibile dalla mente moderna. Sono decine i personaggi che Hoffman descrive, indaga, con cui interagisce personalmente. La trama di quella terra si intreccia con quella di missionari, poliziotti, capi tribù, guide e avventurieri. Le loro storie formano un paesaggio complesso, variegato, fatto di incomprensioni incolmabili e delitti che non vengono dimenticati. Lo scontro più che tra due mondi è quello tra intere ere dello sviluppo umano e diversi livelli di integrazione degli umani con l’ambiente. Le interferenze della “civiltà” che diventano brutalità verso una cultura brutale e affascinante, formano il ragionevole movente per una morte violenta di Michael. La guerra primitiva, con i suoi rituali di lotta e caccia, è rappresentata senza romanticismo o esotismo fuori tempo massimo e sono tra le pagine più belle e insieme più atroci del libro. Lo sguardo competente e lucido sulle pratiche dei cacciatori di uomini e di teste degli Asmat basterebbe per considerare Raccolto selvaggio una lettura imprescindibile. Hoffman risale ai principali sospettati della scomparsa di Rockefeller, profili che sono mirabili, uno squarcio ulteriore su un’intera cultura, su una cosmogonia che resiste, segreta agli uomini bianchi.

Al calar delle tenebre, pipistrelli grandi come topi si riversavano fuori dalle grondaie. Lucertole dalla falcata pesante martellavano con le loro zampe i soffitti, sembrando infinitamente più grandi di quanto fossero. Senza la luna, nel villaggio era buio pesto. Non riuscivo a vedere altro che il bagliore della sigaretta di Kokai e i lampi di calore che balenavano all’orizzonte nel cielo, come il fuoco di sbarramento dell’artiglieria della Prima guerra mondiale. Tutto era un mistero.

Cercando Michael e i suoi possibili assassini si svelano altri misteri. Come doveva essere la mente, quasi bicamerale, delle comunità ancestrali, quanto differente è la memoria dell’uomo non moderno, quanto importante, sacro, sia lo spirito.
Vittima della sfortuna e dei propri bias occidentali o ucciso in una eterna guerra spirituale, alla lettrice e al lettore decidere. Hoffman, cercando di svelare il mistero sulla sorte di Michael Rockefeller, scrive un romanzo sull’animale umano, una cronaca tragica di foreste e accadimenti, interiori e immaginari, che diventano reali in un tempo che si espande e contrae in cui l’evento scomparsa è solo un punto. Per chi cerca emozioni profonde e una  scrittura matura e intelligente Raccolto selvaggio è un thriller maestoso.

Antonio Vena


Lo scrittore:
Carl Hoffman, 1960, giornalista, scrittore ed esploratore statunitense, è noto per i suoi reportage di viaggio e per i suoi libri d’inchiesta. Collabora con The New York Times Magazine, The Washington Post, Wired e National Geographic. Ha viaggiato in oltre 80 Paesi. La sua immersiva tecnica giornalistica esplora luoghi remoti; le sue storie uniscono colonialismo, antropologia e avventura. Raccolto selvaggio, nella shortlist dell’Edgar Award, inserito da The Washington Post tra i 50 libri dell’anno e selezionato da The New York Times fra gli “Editor’s Choice”, è considerato il suo capolavoro.