Editore Prehistorica Editore / Collana Ombre lunghe
Anno 2026
Genere Noir
240 pagine – brossura
Traduzione di Alice Laverda e Lamberto Santuccio
Che grande sorpresa, questo Franz Bartelt! Il bello del mio blog è poter scoprire ogni giorno romanzi che vanno oltre il mainstream, grazie al passaparola di lettrici e di lettori forti o di case editrici che sanno proporre qualcosa di nuovo e, in questo caso, davvero particolare.
Uscito da poco per Prehistorica Editore, “Il femore di Rimbaud” si presenta come un romanzo scanzonato e leggero, ma non fidatevi. In realtà è un ritratto emblematico di una società divisa tra borghesia e proletariato, tra ideali capitalistici e comunismo.
Majésu Monroe – senza alcuna parentela con Marilyn – è un antiquario. O, perlomeno, si spaccia come tale. Propone oggetti, a suo dire, di qualità: reliquie preziose del celebre poeta Arthur Rimbaud come un calzino o un femore, un osso della mano di Napoleone, il tubo digerente di Pantagruel o la cintura di castità di Eleonora di Caiassa. Circa ottocento rarità, corredate di testimonianze, sempre a suo dire, di personalità celebri che hanno in qualche modo autenticato la merce.
Ha una grande, direi gigantesca, stima di se stesso: un atteggiamento egoriferito sulle sue doti fisiche e intellettuali, rammaricandosi che il mondo non lo abbia potuto conoscere come pittore, cantante, ingegnere, qualsiasi cosa.
È scaltro ed è il classico tipo che venderebbe frigoriferi al Polo Nord. Finché un giorno, durante il giorno di mercato di Lacherville, conosce Noème Parker: interessata a un anello, che Majésu dichiara essere appartenuto alla sorella di Rasputin. L’antiquario perde la testa, pensa di amarla già – tra l’altro entrambi con una passione irrefrenabile per l’alcol – e sente che per lei farebbe qualsiasi cosa.
Non voglio raccontare di più della trama, perché è talmente ingegnosa che mi auguro abbiate voglia di leggerla.
Franz Bartelt, nato in Francia e stabilitosi nelle Ardenne – la stessa regione di Rimbaud – ha uno stile davvero invidiabile, il tono della scrittura è vivace e i personaggi a cui dà voce sono curiosi: ci sono i vicini bulgari omosessuali, un ispettore (Bradouate) un po’ borderline tra onestà e corruzione, che ricorda il tenente Colombo per come fiuta il colpevole e gli rimane attaccato alla caviglia come un mastino.
L’intero plot ruota intorno all’inganno, a quello che vogliamo vedere rispetto alla realtà e a quello che invece vogliamo far vedere agli altri di noi stessi. Ingannare ed essere ingannati più o meno consapevolmente, in ragione di cosa? Del proprio interesse personale, alla fine. Di come illudere noi stessi per adattare la menzogna alla nostra verità.
Non è cosa facile, la scrittura. Non si sa mai da dove iniziare, né come fare per andare avanti.
“Il femore di Rimbaud” è un noir dalla forte inventiva, con originalità, capacità descrittiva, ironia. Un io narrante che spiazza, che strizza l’occhio, che ci compiace e ci fa sorridere. Un romanzo fondato sull’iperbole, che a volte può stancare, ma più che mai necessaria in questa storia. L’amore per Rimbaud, originario delle Ardenne come il luogo nel quale cresce Bartelt, lo si percepisce dalle pagine e lo stesso femore che dà il titolo al romanzo è un omaggio al poeta, scomparso all’età di trentasette anni per un tumore alle ossa.
Vincitore di numerosi premi tra cui il Prix des Hussards, il Prix Mystère de la critique, il Gran Prix de l’humour noir e il prestigioso Prix Goncourt de la Nouvelle, mi sorprende ancora di più che l’autore, con circa una quarantina di romanzi e novelle pubblicati, in Italia ne siano stati tradotti pochissimi. Ancora una volta faccio fatica a comprendere i meccanismi dell’editoria… Spero che Prehistorica Editore, l’unica casa editrice italiana dedicata esclusivamente alla Letteratura francese, continui l’opera di traduzione delle opere di questo autore.
Cecilia Lavopa
Lo scrittore:
Figlio di un ebanista originario della Pomerania (terra di confine, tra Germania e Polonia) e di madre normanna, Franz Bartelt nasce in Francia nel 1949 e con la famiglia si stabilisce nelle Ardenne (la regione di Rimbaud) dove tuttora vive.
Impara presto a leggere coi romanzi polizieschi divorati dalla madre e inizia a scrivere all’età di quattordici anni. L’anno successivo lascia la scuola per guadagnarsi da vivere con piccoli lavori e poi, dall’età di diciannove anni, in una cartiera.
Nel 1985, e nella condizione di lasciare la fabbrica e dedicarsi esclusivamente alla scrittura e, nel 1995, pubblica con Gallimard Les fiancés du paradis. È l’inizio di una carriera letteraria versatile e feconda, costituita da una quarantina di libri – che spaziano dalla novella al romanzo, dalla poesia al teatro – e da riconoscimenti prestigiosi come il Grand Prix de l’humour noir (2001) con Les bottes rouges – a cui il regista Manuel Sanchez si e liberamente ispirato per il suo film del 2017 La Dormeuse Duval –, il Prix Goncourt de la nouvelle con Le bar des habitudes (2006), il Prix des hussards, conquistato alla sua prima edizione proprio dal Femore di Rimbaud (2014), il Prix Mystère de la critique e il Trophée 813 con Hotel del Gran Cervo (2017).












