Luca Crovi – L’aquila e i lupi

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Editore SEM / Collana SEM Classic
Anno 2026
Genere Storico/Mistery
192 pagine – brossura e ebook


Quando Roma ascolta il bosco
Dopo il COVID abbiamo ripreso a guardarci intorno sollevati, come se avessimo pagato il nostro debito con la storia. Poi sono arrivate l’Ucraina, Gaza, il Libano, l’Iran. L’aquila e i lupi (SEM, 2026) di Luca Crovi dà a questa nemesi il volto di Roma, costretta ad affrontare le conseguenze delle proprie azioni.
Marco Aurelio e Lucio Vero, suo fratello adottivo, guidano le truppe romane contro i Marcomanni. La pestilenza consuma i legionari e dal bosco arrivano segnali che l’imperatore fatica a decifrare. I cani avvertono una presenza, gli esploratori tardano a rientrare. Crovi, questi segnali, ce li fa sentire con l’uso del presente narrativo e delle frasi brevi che incalzano anche quando le milizie sono ferme.

Nella prima parte del romanzo, la tragedia è tutta nell’attesa di capire quanto male stia per accadere, mentre altro male, molto male, è già accaduto. I soldati temono che la loro preparazione non basti ad affrontare il pericolo, sono attenti a ogni dettaglio e Crovi mette nella stessa condizione il lettore che si ritrova continuamente su una soglia e comincia a sospettare di quello che, in un altro momento, gli sembrerebbe innocuo.
Questa attesa ricorda quella della Fortezza Bastiani del Deserto dei Tartari, con la differenza che qui ha già l’odore dei corpi malati. Ancora più vicina è l’inquietudine dei Salici di Algernon Blackwood. Crovi dichiara di aver riletto il racconto durante la preparazione del libro. Il Danubio è lo stesso, e nei canneti basta poco perché la paura diventi terrore.

Marco Aurelio soffre, dorme poco, scrive per trovare la forza di affrontare ogni giornata. Nei suoi pensieri ricorda quanto gli esseri umani siano simili fra loro. Però quando è il momento di proteggere i soldati ordina rappresaglie impietose. Queste disposizioni ci turbano: abbiamo conosciuto la sua fragilità e ora lo vediamo scegliere una crudeltà che ritiene necessaria, anche se ne comprende tutto il peso.
Lucio Vero ha più esperienza di guerra e resta colpito dalle parole del fratello: ne conosce la rettitudine e sa quanto gli uomini si fidino di lui. Nel loro dialogo emerge tutta la responsabilità dell’Impero, che ha alimentato l’odio perché ha tradito i patti con i Germani.

La Roma di L’aquila e i lupi ci somiglia: riconosce il male subìto più facilmente di quello inflitto e considera necessaria la violenza che condanna nei nemici. La favola di Esopo dell’aquila e della volpe, raccontata dall’imperatore, mostra proprio come un’amicizia tradita possa finire nella violenza.
Nella postfazione Crovi riconosce quanto le ritorsioni romane debbano a Cuore di tenebra e Apocalypse Now. In alcune scene si prova anche qualcosa della paura di Apocalypto: ci si preoccupa per chi cerca di sopravvivere; conoscere la terra può decidere una vita.
I lupi danno un volto alla paura dei Romani: si muovono nel bosco, aspettano, sanno sorprendere i legionari. Il confine incerto fra loro e gli uomini alimenta i dubbi su quello che accade dentro la foresta. Quando sono gli uomini a indossarne le pelli, Marco Aurelio pensa al Licaone di Ovidio, trasformato proprio in lupo dopo aver commesso atrocità. Nel corpo della bestia conserva il gusto del sangue che aveva prima, e la sua immagine angoscia ancora adesso perché siamo abituati a chiamare “bestiale” una crudeltà di cui gli esseri umani sono capacissimi.

Galeno cerca nei sintomi una spiegazione a quello che Marco Aurelio prova a comprendere attraverso il mito. Hanno bisogno entrambi di ragionare anche davanti alla paura. L’imperatore deve dare ordini; il medico ammette quanto gli manchi ancora per capire e curare. Anche il sonno di Galeno è tormentato, ma sa che un suo cedimento può costare la vita a chi si affida alle sue mani e allora torna a lavorare. Lo seguiamo per scoprire cosa potrà fare per chi continua ad ammalarsi.
Crovi conosce molto bene il mondo che racconta. Si è laureato con una tesi sui Fondamenti della Metafisica di Marco Aurelio. Anche nelle descrizioni della pestilenza si riconosce il lavoro sulle letture antiche: lui stesso spiega di essersi ispirato alla peste animale delle Georgiche di Virgilio, e nella postfazione chiarisce le libertà che si è preso, compreso l’uso anacronistico della parola berserker.

L’autore di Tutti i colori del giallo e Storia del giallo italiano sa quanto conti dosare le informazioni. In questo romanzo storico, di frontiera e dagli accenti gotici, sceglie con cura quando interrompere una scena: ci porta alla successiva mentre vorremmo ancora sapere cosa accadrà in quella che abbiamo lasciato.
Vale la pena leggere L’aquila e i lupi per conoscere da vicino Marco Aurelio, per chiedersi quanto sia difficile seguire i propri princìpi quando si decide della vita degli altri. E per il piacere scomposto di tendere, insieme all’imperatore, l’orecchio ai rumori del bosco con il timore per quello che potrebbe uscirne.

Corrado De Rosa


Lo scrittore:
Luca Crovi è editor alla Sergio Bonelli Editore. Collabora con diversi quotidiani e periodici. È autore di sceneggiature, programmi radiofonici, saggi e romanzi, tra i quali Tutti i colori del giallo (2002), che ha ispirato l’omonima trasmissione andata in onda su Radio 2 con cui ha vinto il Premio Flaiano nel 2005, la serie del commissario De Vincenzi e Andrea Camilleri. Una storia (2025). Per Sem ha pubblicato Il mistero della torre del parco e altre storie (2022) e L’aquila e i lupi (2026).