Editore La Nave di Teseo
Anno 2026
Genere Noir
240 pagine – brossura e ebook
Clochard= persona senza fissa dimora che vive di espedienti in strada, definito anche barbone o vagabondo. Clochard è quella figura che cerca di soddisfare i bisogni primari: trovare da mangiare, cercare un posto in cui dormire – che sia al coperto e possibilmente non troppo sporco – magari condividere con pochi ma fidati amici lo spazio e proteggersi l’un l’altro in caso di invasione.
Si può trovare di tutto in questi luoghi: immigrati clandestini o non, uomini spezzati dalla vita, dalle difficoltà economiche per essere rimasti privi di lavoro, costi degli affitti alle stelle o per la fine di un matrimonio. Uomini fragili e annientati che non riescono a uscire da questa spirale di ostacoli, invisibili e scomodi per la società.
Andrea Massimi era un avvocato di successo, finché non ha perso moglie e figlia in una tragedia mentre era con l’amante e il dolore nonché il senso di colpa lo hanno segnato così tanto da mollare tutto – uno studio legale ereditato dal padre e gestito insieme a suo fratello maggiore Giorgio – e vivere per strada, più esattamente nello scompartimento di un treno abbandonato nella stazione di Roma Termini.
Dopo Il re degli stracci pubblicato nel 2021 e Acqua di fiume del 2024, pubblicati da La Nave di Teseo, torna Stefano Vicario con la terza indagine intitolata “Essere o non essere” sempre de La Nave di Teseo.
Abbiamo così seguito le vicissitudini di quest’uomo e il suo desiderio di scomparire, ma anche la sua rinascita grazie all’amore di Anna, sostituto procuratore, la voglia di riscatto nei confronti di se stesso e della vita.
Non è solo, Andrea, perché anche nella disgrazia si può trovare chi ti tende una mano: Lillo, malato psichiatrico e Aldo, ex direttore d’orchestra, affetto dal morbo di Parkinson. Quando vivi in strada, tornare alla normalità fa molta paura, quindi meglio per Andrea restare un barbone e giocare all’investigatore per evitare di pensare.
L’occasione gli capita grazie a Flora, una sensitiva ipovedente: anch’essa una vita in strada, vive di elemosine e dotata di un intuito speciale per inquadrare l’anima delle persone. Una figura cruciale che coinvolge Andrea nel seguire indagini per evitare di coinvolgere la polizia – o forse è già coinvolta?
Flora gli chiede di aiutare Micio, un omone moldavo, a capire il motivo della scomparsa del suo compagno, Maskim, il quale gli ha lasciato una lettera d’addio assolutamente non convincente. Andrea scopre così un giro di partite clandestine di pugilato alla Botte, una sordida palestra capeggiata da Tenerezza, un criminale in sedia a rotelle ma non per questo meno pericoloso. L’avvocato barbone accetta di indagare e si infiltra proponendosi per un incontro di kickboxing, rischiando tutto se stesso.
C’è anche spazio per l’amore, in Essere o non essere: Andrea si intrufola ogni notte nell’ufficio di Anna e le scrive dei bigliettini non firmandosi mai, forse con la presunzione di essere riconosciuto. Anna, confusa, una vita dedicata esclusivamente al lavoro e ad amare le persone sbagliate. Anche lei a un bivio: che stabilità può avere con Andrea? Sarebbe meglio forse trovarsi un uomo magari più banale ma capace di garantirle un equilibrio?
Se leggendo questo romanzo, mi sono risuonati gli echi de “Il sole dei morenti” di Jean Claude Izzo – ambientato a Marsiglia – così anche Vicario è un autore capace di raccontare la vita dei clochard lontana dagli stereotipi in una Roma cupa e sempre più depravata, facendoci entrare nel loro mondo, nella loro anima, nella loro sfortuna e con la consapevolezza di quanto i duri colpi della vita siano capaci di piegare anche l’uomo più forte. L’autore, grazie anche alla sua attività di sceneggiatore e regista, è riuscito a calibrare il giusto ritmo fra introspezione psicologica e azione, tra pause e dinamicità dei dialoghi incalzanti.
Amare o non amare, essere o non essere, vivere o non vivere, ogni giorno la vita ci pone davanti a molte scelte e quello che diventeremo o no sarà grazie a noi o solo colpa nostra.
Si conclude qui l’avventura di Andrea Massimi? Chissà…
Gli storni volteggiano, le nuvole corrono, il tempo passa.
Cecilia Lavopa
Lo scrittore:
Stefano Vicario, nato a Roma nel 1953, è sceneggiatore e regista. Debutta nel 1973 come aiuto regista del padre, Marco Vicario, e di altri registi come Damiano Damiani. Si specializza nelle produzioni televisive e cura la regia per numerose trasmissioni e fiction, tra cui di Il pranzo è servito, La corrida, I Cesaroni e molti altri. È stato il regista di svariate edizioni del Festival di Sanremo, e ha curato la regia di spettacoli di Roberto Benigni di grande successo (Tutto l’Inferno, I dieci comandamenti, La più bella del mondo). Vicario ha anche diretto un lungometraggio cinematografico nel 2001 intitolato Sottovento! con Claudio Amendola e Anna Valle, di cui ha curato anche la sceneggiatura. Del 2018 è sua la regia di Conversazione su Tiresia, di e con Andrea Camilleri. Presso La nave di Teseo nel 2021 è uscito il romanzo Il re degli stracci.












