Editore Marsilio / Collana Farfalle
Anno 2026
Genere Giallo
512 pagine – brossura e ebook
Mentre imperversano le guerre nel mondo, tra americani e iraniani, israeliani e palestinesi, tra Russia e Ucraina, e chi più ne ha più ne metta, sembra che la memoria dell’uomo sia inversamente proporzionale agli eventi bellici che si moltiplicano.
Nessuno sembra concentrarsi sulle conseguenze – anche a lungo termine – che l’inquinamento ambientale dovuto ai bombardamenti e agli affondamenti provocheranno in questa Terra martoriata.
Come sempre, gli interessi prendono il sopravvento su Madre Natura, che prima o poi ci presenterà il conto, e a quel punto con tutto il carico aggiunto.
Questa premessa un po’ lunga per raccontare che il romanzo di Chiara Donadi, “I luoghi a cui appartieni”, pubblicato da Marsilio, parla di memoria e di cupidigia, dell’egoismo e di ambizione dell’uomo, di chi usurpa il territorio a proprio piacimento come fosse il padrone assoluto.
Scrivi sempre di quello che conosci, ti dicono nelle scuole di scrittura, e Chiara Donadi, avvocata in uno studio legale di una multinazionale dove si occupa di energia e infrastrutture, ha deciso che il suo romanzo d’esordio avrebbe avuto fra i protagonisti anche una persona che svolge proprio la professione dell’autrice: Carlo Viotti, il più giovane socio Equity mai nominato dallo studio di avvocati Smithson & Wallfair. Settori energia e infrastrutture. Quarantacinque anni, alto, robusto. Si è separato dalla moglie non proprio consensualmente. Ed è proprio dalle sue decisioni che prenderà vita questa storia.
Luogo in cui si svolgono i fatti è Allève Des Alpes, una valle di poco meno di tremila persone che vive intorno a un’industria e al turismo. L’azienda Petraflon, esistente dal 1967, è un gruppo attivo da oltre trent’anni nella produzione di semilavorati e lavorati dell’industria alimentare. Massimiliano Touret ne è l’amministratore delegato dal 2009.
Viotti trova in Teresa Demarchis, nuova associata dello studio specializzata in diritto ambientale, la persona giusta da inviare sul posto per effettuare una ricognizione completa di quali possano essere i rischi di un’operazione da ottantacinque milioni di euro: la realizzazione di un bacino idroelettrico che verrà ricavato nel versante ovest della Valtournenche, in Valle d’Aosta. L’obiettivo è costruire con un’operazione di project financing due dighe artificiali nei punti in cui confluiscono il Cignana e il Marmore, per convogliare l’acqua in una centrale, con una produzione installata di 120 mega watt. Tutto questo progetto viene sostenuto dalla famiglia Touret.
Ma, per far partire il piano, bisogna svolgere una due diligence, una dovuta diligenza, vale a dire un’analisi legale del progetto. E Viotti sa che Teresa Demarchis, occhi dall’aria vagamente predatoria, ventotto anni, giovane ma anonima, è brava e ambiziosa quanto basta per rendere positivo l’esito dell’impresa.
I paesi sono come uno specchio: riflettono ciò che conferma la loro immagine, non ciò che si cela dietro la superficie.
Teresa però non ha calcolato le variabili che le si sarebbero presentate al suo arrivo: la morte di Pietro Berton, un maestro di sci, avvenuta sulle piste una notte dell’inverno appena trascorso e la conoscenza di Andrea che cerca di ostacolare il suo lavoro. Più Teresa aumenta la curiosità di scoprire cosa c’è dietro a questo fatto misterioso e più le sue certezze iniziano a vacillare.
Teresa aveva imparato presto che la verità non interessa a nessuno, perché è come il sole: illumina, ma espone alla luce.
Temi importanti in questo romanzo: il calo demografico delle valli che ha costretto per decenni gli abitanti alla migrazione nei centri urbani, la carenza di servizi, la cecità dei potenti verso lo stravolgimento dell’ambiente. Lo abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, ma ci giriamo dall’altra parte. La Natura sta cominciando a presentare il conto: il surriscaldamento del pianeta, le esondazioni, i fenomeni atmosferici devastanti. Eppure. Eppure basta che all’orizzonte si prospetti un profitto, per far decadere ogni scrupolo morale. Il focus del romanzo è proprio questo: quanto siamo disponibili a cedere alle lusinghe del male per arricchirci? Teresa è il dubbio, è il neo in una storia perfetta. È colei che pone delle domande e non arretra, che ricerca la verità a ogni costo. Ma quanto costa la verità?
La verità non serviva a niente. Non alleviava il dolore, non procurava sollievo. Farsi domande, invece, poteva far impazzire.
Un romanzo che trasmette il senso di comunità, ma anche di chiusura di chi vive in montagna. Un allarme che continua a risuonare verso i luoghi nei quali viviamo e dei quali non ci curiamo. Un urlo di come il male riesca a radicarsi meglio del bene, di come potremmo essere vicini alla salvezza, se solo ce ne accorgessimo.
Cecilia Lavopa
La scrittrice:
Chiara Donadi (Asti, 1988) è avvocato e lavora nello studio legale di una multinazionale, dove si occupa di energia e infrastrutture. Nel tempo libero si divide tra Milano, dove vive, e posti in cui nessuno la conosce, per scrivere. I luoghi a cui appartieni è il suo primo romanzo.












