Alessandro Maurizi – Il diavolo nel palazzo. Un’indagine degli invisibili di San Zeno

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Editore Mondadori / Collana Giallo Mondadori
Anno 2026
Genere Giallo
408 pagine – brossura e ebook


Con Il Diavolo nel palazzo, Alessandro Maurizi torna nella Verona del 1880 e riprende le vicende degli “Invisibili di San Zeno”, trasformando ancora una volta l’indagine poliziesca in uno strumento per raccontare una società attraversata da disuguaglianze, ipocrisie e rapporti di potere.
La trama si sviluppa a partire da due omicidi in apparenza slegati: il rinvenimento del corpo di una donna e la morte violenta di un barone. A trovare il bandolo della matassa saranno il procuratore Federico Giorio (personaggio realmente esistito) e l’appuntato Venier, affiancati dal loro gruppo non ufficiale composto da Ginevra, Emilia e Bacchetto.

Il punto di forza del romanzo risiede tuttavia nella sua capacità di superare i canoni del genere. Maurizi non riduce la Verona del 1880 a un mero sfondo da cartolina, ma la trasforma in una protagonista silenziosa. I palazzi aristocratici, i quartieri popolari, le istituzioni e le strade raccontano una società nella quale la distanza tra chi possiede il potere e chi ne subisce le conseguenze è enorme. Il titolo stesso allude a questo contrasto: l’entità oscura non si nasconde nei bassifondi, ma alberga proprio nelle stanze del potere e del prestigio.

È qui che il romanzo acquista una dimensione più interessante. La domanda centrale non sembra essere soltanto “chi è il colpevole?”, ma anche chi ha il diritto di stabilire quale sia la verità. Poiché le ricerche della “squadra” si muovono fuori dei canali istituzionali, questa loro condizione di “emarginazione” consente di scorgere i dettagli che il sistema preferirebbe occultare. Il racconto si trasforma così in una riflessione sulla legge e sulle sue zone d’ombra.

Particolarmente efficace è la composizione dei co-protagonisti, che formano la “squadra investigativa”. Giorio e Venier rappresentano due modi diversi di confrontarsi con l’autorità, mentre personaggi come Ginevra, Emilia e Bacchetto introducono prospettive che la società dell’epoca avrebbe sicuramente ignorato. Ginevra contesta i vincoli di genere nella professione medica; Emilia incarna il riscatto di chi fugge da un passato ingombrante; Bacchetto adotta il pragmatismo disincantato di chi è abituato a sopravvivere.

Questa molteplicità di punti di vista evita che l’indagine proceda secondo uno schema convenzionale. La risoluzione del caso non è frutto dell’intuito di un singolo investigatore, ma emerge dall’incrocio di esperienze, conoscenze e marginalità diverse. Questa impostazione è forse il tratto che conferisce al romanzo la sua originalità.
Maurizi sembra avere un interesse preciso per la storia e i suoi misteri. Lo studio della documentazione dell’epoca è lampante, non è semplicemente un orpello, ma plasma le reazioni dei personaggi e i conflitti della vicenda. La Verona di quegli anni risente ancora delle tensioni e delle trasformazioni post-unitarie, e il romanzo le sfrutta per evidenziare lo scarto tra l’apparenza dell’ordine e ciò che si nasconde dietro di essa.

Sul piano dello stile, la narrazione punta soprattutto sulla scorrevolezza e sulla costruzione della tensione. Maurizi dosa con equilibrio le indagini, le descrizioni ambientali e i risvolti privati dei protagonisti, senza scivolare nel “saggio storico”. Il ritmo rimane quello del giallo, ma il contesto sociale impedisce alla storia di ridursi a un puro esercizio logico.
Il limite, semmai, può essere individuato proprio nella ricchezza degli elementi messi in campo: più la storia si intreccia con i delitti, i personaggi, l’ambientazione storia e le questioni sociali, più il rischio diventa che alcuni aspetti risultino funzionali solo alla trama e non realmente approfonditi; ma si tratta di un bilanciamento complesso per il giallo storico, diviso com’è tra la necessità di intrattenere e il dovere di risultare storicamente plausibile.

In conclusione l’opera si presenta come un poliziesco storico che utilizza il mistero per esplorare temi più complessi, come l’ostacolo nel ricercare la verità quando questa è contro i potenti di turno.
È un romanzo che funziona come storia investigativa, ma che acquista maggiore spessore quando lo si considera per quello che cela dietro il delitto: una riflessione sui rapporti di forza, sulla rispettabilità della giustizia considerata come un cammino costellato di dubbi più che di certezze. Sicuramente ne consiglio la lettura!

Silvia Marcaurelio


Lo scrittore:
Alessandro Maurizi e nato a Tuscania nel 1965. Già ispettore della Polizia di Stato, è Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e direttore di Ombre Festival, importante rassegna culturale viterbese.
Dopo gli Invisibili di San Zeno, accolto con grande favore da pubblico e critica, torna in libreria con il suo secondo romanzo pubblicato da Mondadori, sequel ispirato al personaggio di Federico Giorio, procuratore legale realmente esistito nella Verona post-unitaria.