Editore Einaudi / Collana
Anno 2026
Genere mistery, thriller
401 pagine – brossura e ebook
Traduzione di Eva Kampmann
Jo Nesbø è uno degli scrittori di crime più influenti e riconoscibili della narrativa contemporanea. Nato a Oslo nel 1960, ex calciatore professionista, musicista rock e analista finanziario, Nesbø ha costruito una carriera letteraria che ha ridefinito il noir nordico portandolo a un pubblico globale. Con la serie dell’ispettore Harry Hole e numerosi romanzi standalone, ha venduto oltre sessanta milioni di copie nel mondo, imponendo uno stile fatto di personaggi moralmente feriti, trame ad alta tensione e una costante riflessione sulla colpa, la memoria e la giustizia.
Con L’impronta del lupo, Nesbø compie un’operazione solo apparentemente laterale: abbandona la Norvegia come scenario principale e trasferisce la sua sensibilità scandinava nel cuore degli Stati Uniti, a Minneapolis. La scelta non è affatto casuale. Il Minnesota è infatti uno degli Stati americani con la più alta concentrazione di cittadini di origine norvegese, eredità di una massiccia ondata migratoria tra la seconda metà dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Attratti dall’Homestead Act, da terre agricole a basso costo e da un paesaggio che ricordava quello scandinavo, alla fine dell’Ottocento migliaia di norvegesi si stabilirono nell’Upper Midwest, portando con sé lingua, tradizioni luterane, un forte senso comunitario e una cultura del lavoro austera e disciplinata. Nesbø sfrutta questa continuità storica come ponte narrativo: Minneapolis diventa così una Norvegia “in trasferta”, un luogo dove il noir scandinavo può attecchire senza forzature, innestandosi su una società americana segnata da tensioni razziali, diffusione delle armi e fratture sociali profonde. Ne risulta un romanzo che conserva l’anima del noir europeo, ma la innesta sulle contraddizioni americane — violenza urbana, razzismo, solitudine.
È in questo spazio ibrido, culturalmente nordico ma politicamente e moralmente americano, che L’impronta del lupo trova la sua voce più originale, dimostrando come il senso di colpa, la memoria e la giustizia non conoscano confini nazionali.
“Trovare l’umano nel disumano. Costringere il lettore – e me stesso – a porsi la domanda: potrei essere stato io?”
La trama in breve. Minneapolis, 2016. Un trafficante d’armi legato alle gang viene ucciso da un cecchino. I sospetti si concentrano su Tomas Gomez, un uomo apparentemente ordinario, vicino di casa irreprensibile, che potrebbe però essere “Lobo”, un killer leggendario degli anni Novanta tornato per chiudere vecchi conti. A indagare è Bob Oz, detective segnato da un lutto devastante, sospeso dal servizio, con un rapporto autodistruttivo con l’alcol e le relazioni. Sei anni dopo, nel 2022, uno scrittore norvegese arriva a Minneapolis per ricostruire quei fatti in un libro di true crime, facendo riemergere una storia che la città non ha mai davvero metabolizzato.
“Perché nessuno, ma proprio nessuno, è completamente innocente.”
L’impronta del lupo è un romanzo che lavora su più livelli temporali e prospettici, alternando il 2016 al 2022, l’indagine poliziesca alla riflessione metanarrativa sul raccontare il crimine. Nesbø costruisce una struttura che obbliga il lettore alla partecipazione attiva: non c’è mai un unico punto di vista dominante, ma una coralità che ricorda il miglior Ellroy, filtrato però da una sensibilità nordica più introspettiva. Bob Oz è uno dei personaggi più riusciti della recente produzione di Nesbø. Come Harry Hole, è un uomo rotto, ma meno mitologico e più vulnerabile. Non è un genio investigativo: è un lavoratore ostinato, che compensa la mancanza di brillantezza con la tenacia. In questo senso, L’impronta del lupo dialoga apertamente con altri romanzi dell’autore come The Son o Headhunters, dove la linea tra colpa e redenzione è sempre labile.
“Se dalla tua non hai né l’aspetto, né i soldi, né il fascino, devi faticare più della concorrenza, tutto qui.”
Il cuore del romanzo non è la vendetta, ma la giustizia. Nesbø ribalta l’archetipo del vigilante: Lobo non è un giustiziere romantico, ma il prodotto di un sistema fallito. Le sue azioni interrogano il lettore più di quanto lo rassicurino, costringendolo a chiedersi dove finisca la responsabilità individuale e dove inizi quella collettiva. In questo, L’impronta del lupo è anche un romanzo profondamente politico, soprattutto nel modo in cui affronta il tema delle armi da fuoco e della marginalità urbana americana. Dal punto di vista stilistico, Nesbø mantiene una prosa asciutta, nervosa, capace di improvvisi affondi lirici. Alcune pagine – in particolare quelle che esplorano la memoria e il trauma – ricordano la cupezza esistenziale di La sete o di Coltelli, mentre l’ambientazione americana conferisce al testo un respiro quasi cinematografico. Il finale, privo di facili consolazioni, conferma la maturità di uno scrittore che non cerca più il colpo di scena fine a sé stesso, ma un senso morale complesso, talvolta scomodo. L’impronta del lupo è un noir adulto, stratificato, che parla di violenza ma soprattutto di ciò che resta dopo.
“Il danno è il trauma. Ma la solitudine che segue ti incatena al trauma.”
L’impronta del lupo è uno dei migliori romanzi standalone di Jo Nesbø: un’opera che dimostra come il noir possa essere ancora uno strumento potente per leggere il presente. Non è un libro accomodante, né pensato per rassicurare il lettore, ma proprio per questo risulta necessario. Un noir scandinavo in abiti americani, lucido e profondamente umano.
Andrea Novelli
Lo scrittore:
Jo Nesbø è uno dei piú grandi autori di crime al mondo. I suoi libri hanno venduto oltre 40 milioni di copie. È nato a Oslo nel 1960. Ha giocato a calcio nella serie A del suo Paese, ha lavorato come giornalista free lance, ha fatto il broker in borsa. Tutt’oggi suona regolarmente con la band norvegese dei Di Derre. Della serie con protagonista l’ispettore Harry Hole, presso Einaudi ha pubblicato: Il leopardo, Lo spettro, Polizia, Il pipistrello, Scarafaggi, Nemesi, Il pettirosso, La stella del diavolo, Sete, L’uomo di neve, Il coltello e Luna rossa. Presso Einaudi ha pubblicato anche i thriller Il cacciatore di teste, Il confessore, Sangue e neve, Sole di mezzanotte (da cui l’omonimo film con Alessandro Borghi), Il fratello,La famiglia, la raccolta di racconti Gelosia, l’horror La casa delle tenebre e L’impronta del lupo (2026). Nella uniform edition in Super ET, con le copertine di Peter Mendelsund, sono finora usciti: Il pipistrello,Lo spettro, Scarafaggi, Il leopardo, Nemesi, La stella del diavolo, La ragazza senza volto, Sole di mezzanotte, Il confessore, Polizia, Il pettirosso, Sete, L’uomo di neve, Il coltello, Il fratello, Gelosia e La casa delle tenebre.












