Editore Ponte delle Grazie
Anno 2026
Genere Thriller storico
507 pagine – brossura e ebook
Traduzione di Elisa Leandri, Monica Magnin Prino, Tiziana Masoch, Ersilia Serri
Siamo nella Granada del 1585. Nel chiostro di un convento di carmelitane scalze viene trovato un uomo nudo, sfigurato e morente, che prima di spirare pronuncia poche enigmatiche parole: “ Gli smeraldi volanti.”
Per Ana de Jesus, la priora del convento, comincia un’indagine che si trasforma progressivamente in una vicenda pericolosa, in grado di minacciare non soltanto la sua comunità, ma anche la riforma religiosa alla quale ha dedicato la propria vita.
Sullo sfondo di una città segnata dalle tensioni religiose, dalle rivalità e dalla repressione dei moriscos, l’intrigo criminale porta alla luce le contraddizioni di una società nella quale fede e potere non sempre procedono nella stessa direzione.
Uno dei principali motivi d’interesse del romanzo della Gijòn è la scelta di ambientarlo a Granada, città nella quale il passato islamico della Spagna continua a esercitare un peso determinante anche dopo la conquista cristiana.
Siamo negli ultimi decenni del Cinquecento, durante il regno di Filippo II. La monarchia spagnola si presenta come difensore dell’ortodossia cattolica, mentre l’uniformità religiosa costituisce anche uno strumento di controllo politico e sociale.
I moriscos, musulmani convertiti al cristianesimo, sono sottoposti a pressioni, sospetti e discriminazioni.
Questa storia non rappresenta un semplice sfondo esotico ma è una presenza che condiziona le relazioni fra gli individui, alimenta diffidenze e rende particolarmente fragile il confine fra apparenza religiosa, identità culturale e lealtà politica.
La società descritta dalla Gijòn è dunque attraversata da una contraddizione fondamentale: proclama la propria unità spirituale, ma cerca di consolidarla anche attraverso l’esclusione di chi non corrisponde al modello dominante.
Il romanzo invita a interrogarsi sul “prezzo umano” di questa pretesa di uniformità. La repressione non colpisce soltanto le persone direttamente coinvolte, ma altera la vita collettiva, condiziona i rapporti di fiducia e lascia in eredità un clima nel quale la diversità può diventare motivo di sospetto.
A questa tensione si aggiunge il conflitto interno al mondo religioso. Il convento delle carmelitane scalze è legato alla riforma promossa da Teresa d’Avila, un progetto che mirava a un rinnovamento della vita spirituale e della disciplina monastica.
La riforma, tuttavia, non è solo un ideale contemplativo ma comporta decisioni organizzative e rapporti con le autorità ecclesiastiche che portano a inevitabili contrasti tra le parti coinvolte.
Il merito dell’ambientazione sta proprio nell’accostamento di queste due dimensioni. Da una parte la grande storia della repressione e del controllo sociale e dall’altra la storia più raccolta di una comunità che cerca di restare fedele alla propria vocazione.
In questo senso, Granada non è soltanto il luogo in cui si svolge un delitto ma è una città in cui la ricerca della verità si scontra con il potere e con le conseguenze di una storia ancora irrisolta.
Il personaggio più importante e determinante del romanzo è, senza dubbio, Ana de Jesus, la priora, figura storica legata alla riforma carmelitana e all’eredità di Teresa d’Avila.
La scelta di affidare l’indagine a una priora è particolarmente significativa, Ana de Jesus non è una professionista del crimine né una figura estranea agli ambienti del potere: è una religiosa che ha una responsabilità concreta all’interno di una comunità.
È qui che il personaggio acquista interesse. Ana deve proteggere le sue consorelle, preservare la reputazione del convento e comprendere che cosa si nasconda dietro il delitto. La ricerca della verità potrebbe compromettere proprio l’istituzione alla quale è legata.
Ana rappresenta, inoltre, una possibilità di autonomia femminile che non coincide con il rifiuto della fede. La sua libertà si esercita attraverso la vocazione, la responsabilità e la capacità di prendere decisioni.
Non è una donna che si sottrae semplicemente alle regole, ma una donna che deve interpretarle e agire entro i limiti che esse le impongono.
Dal punto di vista della caratterizzazione del personaggio, il suo maggiore potenziale risiede proprio in questa tensione tra obbedienza e iniziativa. La sua forza deve essere compresa attraverso la fede, il linguaggio e le convinzioni del suo tempo.
Accanto ad Ana de Jesus compare San Giovanni della Croce, uno dei grandi mistici della tradizione cristiana spagnola.
La sua presenza introduce una prospettiva diversa da quella della priora. Ana deve agire nel mondo concreto, assumersi responsabilità e prendere decisioni; Giovanni della Croce richiama invece la dimensione contemplativa, la ricerca interiore e il difficile cammino verso una fede più profonda.
Il loro accostamento consente di considerare la riforma carmelitana non soltanto come una questione disciplinare, ma come un progetto che investe il modo stesso di vivere la spiritualità.
Un altro personaggio di particolare rilievo è Juan Latino, umanista e docente di latino nonché figura storica di spicco nella Granada del XVI secolo.
La sua presenza allarga il significato del romanzo. La società del tempo non è solo attraversata dalla subordinazione delle donne o dai conflitti fra istituzioni religiose, ma anche da discriminazioni razziali e da rigide barriere sociali.
Juan Latino incarna la possibilità che il sapere apra uno spazio di emancipazione, senza che questo comporti automaticamente la scomparsa dei pregiudizi.
La sua figura permette dunque di distinguere fra il merito personale e le condizioni collettive.
La presenza di personaggi storici e d’invenzione contribuisce a fare de La priora un romanzo corale. Il convento, la città e gli ambienti che entrano in contatto con l’indagine sono attraversati da passioni, rivalità, segreti e interessi divergenti.
Questa molteplicità permette all’autrice di rappresentare una società in cui nessun individuo vive completamente isolato dal proprio contesto. Le scelte personali sono condizionate da gerarchie, dalle convenzioni e dalla paura dello scandalo.
Al tempo stesso, la coralità comporta, forse, il rischio che quando i personaggi sono numerosi, non tutti possono ricevere lo stesso approfondimento psicologico. Alcuni rischiano di essere definiti soprattutto dalla funzione che svolgono nell’intreccio, come sospettati, alleati o portatori di informazioni.
La scrittura della Gijòn si colloca tra thriller e romanzo storico. La costruzione del mistero fornisce il ritmo e la tensione, mentre la ricostruzione storica permette di ampliare il significato degli eventi. Il thriller storico deve mantenere sempre viva la tensione e la curiosità del lettore senza sacrificare la ricostruzione dell’epoca.
In questo Susana Martìn Gijòn ne La priora, come anche nella sua opera precedente Morte a Siviglia, ci è magistralmente riuscita.
La priora è, quindi, un romanzo che ambisce a fare del thriller storico uno strumento per interrogare la società del Cinquecento. Il suo interesse non risiede soltanto nell’enigma criminale, ma nella possibilità di mettere in relazione la condizione femminile, la repressione religiosa, le gerarchie sociali e il conflitto fra coscienza personale e autorità istituzionale.
Ana de Jesus costituisce il centro di questa costruzione: una donna che ha responsabilità in un mondo che limita l’autonomia femminile, e che deve comprendere se la fedeltà alla propria comunità possa conciliarsi con la ricerca della verità.
Mentre Giovanni della Croce e Juan Latino ampliano la prospettiva, introducendo rispettivamente la dimensione spirituale e quella delle disuguaglianze social e razziali.
Susana Martìn Gijòn dà voce a figure storiche significative e affronta temi ancora molto attuali, dalla condizione femminile alla discriminazione religiosa, fino al difficile rapporto fra coscienza individuale e autorità. L’opera offre spunti di riflessione che vanno oltre il mistero criminale. Rispetto al romanzo precedente Morte a Siviglia, la Gijòn sposta lo sguardo dalla lotta per la libertà personale alla responsabilità morale di chi esercita il potere.
È proprio in questa tensione fra ideali e realtà, fra ciò in cui si crede e ciò che si è disposti a fare per difenderlo, che risiede il significato più profondo del romanzo.
Benedetta Borghi
La scrittrice:
Susana Martín Gijón (Siviglia, 1981) è una delle più apprezzate scrittrici di noir in Spagna. Giurista specializzata in relazioni internazionali e diritti umani, dopo essersi formata professionalmente in Italia si è occupata di sviluppo socioeconomico, cooperazione internazionale, diritti civili. Nella sua carriera di scrittrice, iniziata nel 2014, è stata finalista di numerosi premi tra cui: Premio Literario Felipe Trigo e La Trama/Aragón Negro. Di grande successo i suoi cicli polizieschi con protagoniste Annika Kaunda e Camino Vargas. 1580: morte a Siviglia è il suo libro d’esordio in Italia.












