Keanu Reeves, China Miéville – Il libro dell’altrove

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Editore Minimum fax
Anno 2025
Genere Sci-fi
421 pagine – brossura e ebook
Traduzione di Assunta Martinese


Sembra una operazione militare ad alto rischio, con operatori JSOC che assaltano stanza dopo stanza dopo essersi lanciati da un elicottero, a caccia di un obiettivo ad alta priorità della guerra al terrore, l’estrema disciplina della violenza sta per svolgersi in pochi attimi e qualcosa va storto. Qualcosa di non previsto, non prevedibile, accade anche se questa non è una black ops come le altre dove ninja, spettri e superuomini superaddestrati fanno da punta di lancia per l’impero di questo secolo. Qualcos’altro accade di fronte a chi ha visto lo spettro del possibile e molto altro.

Il mondo come lo conosciamo, come lo possiamo conoscere, quello che è determinato da poche equazioni e forze fondamentali; a volte brutale, a tratti noioso, in qualche modo ineluttabile nel suo ciclo di morte e nascita, entropia e neghentropia. La gente vive e va al lavoro, i governi cospirano e crollano, il mito è relegato e l’incanto sembra impossibile. C’è un’eccezione, però. Una leggenda antichissima cammina nel mondo dei vivi morenti e la civiltà come la conosciamo. All’interno di un’unità segreta dell’Esercito americano lo chiamano B., l’intero apparato scientifico, tecnico ed esoterico che ne osserva ogni singolo movimento e ne registra ogni ricordo lo chiamano con quello che forse è il suo nome originario: Unute. Cammina su questa terra da 80.000 anni, vuole sapere perché è diverso, perché è mortale e immortale e per questo aiuta il governo americano nelle sue operazioni segrete. Nell’ultima missione qualcosa l’ha turbato.

B. era stanco. Della metafisica degli omicidi. Di essere lui stesso così metafisico, forse. Gli sovvenne un ricordo, sfocato, stanze buie, bunker segreti, lui, nella gloria montante della rìastad, i pugni, l’arma, i cunicoli bagnati dei proiettili nel suo corpo, sparare mordere sparare sventare, e state indietro, commilitoni, state indietro, studiosi e compagni di questa carne immortale, perché lui era lì in missione sparare tagliare squarciare ed ecco la luminosa tenebra che insegue il lampo ai margini della visione periferica e negli ultimi istanti prima che la luce lo cancellasse vide Thakka, stai attento Thakka, attento sei troppo vicino e…

Dal fumetto BRZRKR, scritto e ideato da Keanu Reeves, China Miéville svolge uno stratificato, riflessivo “post mortem” di una delle tante operazioni, gesta in realtà, di Unute. Strati geologici di traumi e rimozioni sono la sfida che Unute e la dottoressa Diana devono affrontare adesso, una cospirazione contro il sé mentre altre cospirazioni si formano intorno a loro. Questo protagonista che ha e avuto il tempo per battere ogni sentiero dell’esperienza umana alla ricerca dell’origine della sua alterità si trova ad affrontare un momento di crisi. Non è la prima volta che un commilitone perde la vita per causa sua ma qualcosa sembra creparsi nella corazza interiore di questo dio, prodotto di un’intelligenza aliena, supereroe, umano che non può morire. In questa crepa e nel tempo del romanzo che si svolge la letteratura. Dell’umanità di personaggi che circondano Unute in questi suoi anni contemporanei è un entità non umana che irrompe dalla crepa, un essere che è unico, con gli stessi poteri di Unute, un babirussa. L’animale ha vagato per millenni e come Unute rinasce da un uovo. I due esseri straordinari sono legati, per l’impatto che hanno sull’umanità e la sua storia, per la misteriosa energia blu che entrambi sembrano contenere, per la stessa voglia furiosa, disperata, tragica di smettere di ritornare eternamente.

Il libro dell’altrove, nonostante la promessa dell’incipit, non è un thriller d’azione superomistico. Le scene d’azione, sono parte di racconti dei testimoni, ricordi, scintille in una caverna profonda non del tutto esplorabile. “La stanza piena di violenza” è solo un attimo. L’epica di Unute, troppo vasta e antica, è una di frammenti ed estrazioni. Mièville introduce il mondo di BRZRKR per tratti sufficienti e sparsi ma questo viaggio dell’eroe è uno principalmente introspettivo. Unute ricorda e racconta, nella speranza che l’evento del ritorno del babirussa e la morte di Thakka sia un segno che lo porti in qualche modo alla verità sul suo cammino sulla terra e che questo abbia una conclusione.

Stonier ricordava i filmati che gli avevano fatto vedere. Le riprese mosse e frammentarie delle telecamere da spalla. Unite che schivava una jeep che gli andava incontro e colpiva la fiancata con un pugno, spaccandola in due. Unute, un puntino sullo schermo, che saltava, sfondava con un calcio il parabrezza di un elicottero in volo. Unute contro un carro armato, che estraeva il guidatore da un oblò troppo piccolo, ululando come un animale. Unute contro un mortaio, una mina, ancora in piedi mentre gli piovevano addosso pezzi del suo corpo, che scatena l’inferno che aveva avuto in dono.

Bellissimi sono i racconti del passato in cui Miéville fa parlare Unute di tempi perduti nella nebbia del tempo, di viaggi, tribù, lo sciocco divide tra civiltà e barbarie, cicli di glaciazioni e megafauna, imprese e imperi scomparsi ma adesso non più dimenticati, colmo di dettagli bizzarri, che scuotono l’idea della Storia e del progresso, delle sue possibilità perdute, di miracoli naturali e falsi profeti in continui ritratti di una natura e storia umana affascinanti, mirabili, pieni di chiaroscuri ma forse in una lenta, impercettibile lucidità e dello struggle di Unute e di tutti gli uomini per raggiungerla. Svolgimento e dialoghi compongono questa tensione verso l’altrove, inafferrabile, non comprensibile eppure qualcosa sta per svelarsi. Oltre il mistero, attraverso la sequenza di avventure, tutti i personaggi partecipano, come compagni, memorie o avversari alla meraviglia oltre il velo, una tensione verso lo stupore che è ulteriore piacere per il lettore e la lettrice per tutto il libro. Il perturbante turbato Unute esplora il suo inconscio e intanto spinge i suoi osservatori a sentire altre frequenze e riverberi del tempo e dell’esistenza.

Lo hai ucciso. Hai sepolto in profondità i suoi resti. Hai lasciato quei territori. Ti sei imbarcato su un dreki con viaggiatori di lungo corso diretti nel freddo nord. Ti sei fatto una reputazione come cacciatore di orsi e mostri. Hai lasciato che i nomadi raccontassero storie in cui si diceva di te che eri un drago. Hai ucciso una donna che diceva di essere l’imperatrice dei troll. Hai ucciso il suo pronipote venuto a vendicarla. E una parte di te, avresti capito poi, una parte di te era sempre in attesa.

Non sembra essere piaciuto al Guardian ma l’ultraviolenza, se forse centrale nel fumetto, ne Il libro dell’altrove è un dettaglio appena rilevante se non per la caratterizzazione del personaggio e lo svolgimento della trama. Il berseker che si risveglia in Unute è uno svelamento della realtà della violenza. Non professionale, non tattica o chirurgica ma orribile, che massacra e crea brandelli di corpi e spirito, amici e nemici, come una nota lasciata appena sepolta nel sottotesto. Anche se è un Miéville diverso, in questo thriller fantastico la weirdness non è ambientale ma concentrata in un’esistenza, più di una in realtà, e nel caso-troppo-casuale delle forze imperscrutabili che l’hanno creata. Gli umani hanno visto e dimenticato cose incredibili, la weirdness di Unute e di quello che avviene intorno a lui è qualcosa che è sperata, temuta ma infine accettata. In qualche modo riconosciuta.
Per le sue qualità può stare benissimo accanto ad altri thriller, sempre di Minimum Fax, come Le radici del male di Dantec e Galveston di Pizzolatto.
Una riflessione sul tempo profondo occultato da bellissimo e insieme competente thriller. La vera lotta di Unute è una infatti comunissima, quella per sapere chi si è, non essere uno strumento, trovare la propria vera natura. C’è una forza misteriosa, quella che crea mito e leggende e speranza. A chi legge può spettare darle un nome.

Antonio Vena


Gli autori:
Keanu Reeves, attore incredibilmente eclettico, con i suoi ruoli (tra tutti, Neo di Matrix e John Wick) ha lasciato un marchio indelebile nella storia del cinema e nell’immaginario collettivo. Ha debuttato come fumettista nel 2021 con BRZRKR, che ha segnato un record di incassi per un esordio.

China Miéville è scrittore, attivista, fumettista, saggista e critico letterario. Autore di culto, è stato paragonato a Kafka e Orwell (The Times) e Philip Dick (The Guardian). Piegando e deformando i generi letterari – thriller, fantasy, western – e mescolandoli a una sensibilità horror di stampo lovecraftiano, ha ridifenito i contorni della fantascienza contemporanea. Tra i suoi romanzi più acclamati, Perdido Street Station, La città e la città ed Embassytown. Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui la Guggenheim Fellowship per la narrativa, il Premio Hugo, e per ben tre volte il prestigioso Arthur C. Clarke Award. Vive e lavora a Londra.