Orso Tosco – La malinconia del tartufo

2

Editore Rizzoli / Collana Nero Rizzoli
Anno 2026
Genere Noir
264 pagine – brossura e ebook


Cosa renda malinconico il tartufo, pregiato e ricercatissimo, adorato dai palati fini e danarosi, non è facile da intuire, non si possono avere certezze, è uno stato d’animo che deriva dalla sua condizione di essere nel buio sottoterra, anelando, quando scoperto, il ritorno nel sottosuolo, oppure rimpiangendo la innata curiosità di vedere il mondo fuori. Forse, invece, ciò che lo rende malinconico è semplicemente l’essere umano, incapace di vedere la vera bellezza della terra, aggredendola con morti e rifiuti, indegno di tanto splendore. E questo lo possiamo senz’altro condividere.
Ecco uno dei dilemmi di cui si discute ne La malinconia del tartufo (Rizzoli) di Orso Tosco, il terzo episodio con protagonista il goffo e irrequieto commissario Gualtiero Bova con la sua immancabile pipa, per (quasi) tutti il Pinguino, che segue quelli de L’ultimo pinguino della langhe, vincitore del prestigioso Premio Scerbanenco nel 2024, e La controra del barolo.

Una storia noir con alcuni morti, un po’ cupa perché tutti i protagonisti sono alle prese con momenti difficili della loro esistenza, le svolte che appaiono all’improvviso non portano niente di buono, e tanti lettori condivideranno la sensazione del commissario, che non osa confessarla neanche a se stesso, quella di non meritare tanto dolore, di avere già dato con la sofferenza, e invece qualcosa può sempre peggiorare. Ma poi ci sono anche tanti momenti divertenti e più leggeri, soprattutto riguardanti la sua squadra, un gruppo squinternato e pasticcione sempre allineato con il capo, e l’affetto smisurato e incondizionato di Gilda gildina, la fedele bassotta bionda sempre in sua compagnia, che curiosamente nelle copertine è però a pelo nero.
In questa nuova avventura, Bova si trova a dover indagare nel mondo dell’arte, di artisti chiacchierati e di opere ambigue, un po’ come i rapporti umani tra i diversi soggetti coinvolti che via via incontra, come lui lontani da serenità e relazioni stabili.
L’ambientazione è meravigliosa, un piccolo tour del Piemonte con particolare attenzione alle Langhe, con sconfinamenti però anche in altre regioni e addirittura all’estero, dove il commissario, controvoglia, porta il suo corpo massiccio e pesante, la sua pancia grossa, le sue spalle leggermente curve e le sue braccia un po’ corte, la sua curiosità, le sue intuizioni geniali e i suoi metodi poco ortodossi, ma anche la sua, di malinconia, a cui la madre, colleghe e colleghi cercano di porre rimedio per quanto possibile.

Un personaggio singolare questo Pinguino, a cui guardare con tenerezza e affetto, inquieto e testardo, alla ricerca di un senso, che ha fatto dell’amore non ricambiato il suo vessillo fino a quel momento, perché sa che è la forma di amore più stabile che ci sia, la più facile e prevedibile, scevra di gioie ma anche di grandi scossoni.
Un uomo che mi piacerebbe avere occasione di frequentare, perché ha molte caratteristiche che apprezzo negli amici: ironico e leale, generoso e schietto, anticonvenzionale, riservato ma estroverso quando si lascia andare. Magari non gli farei compagnia nei suoi pranzi pantagruelici e disordinati, ma stapperei con lui un’altra bottiglia di buon vino per brindare alle sorprese della vita, raccontandoci aneddoti buffi, lui sicuramente di quando era custode alla Tate Britain, ricordandoci insieme che “Non è la vita l’antidoto contro la morte. Ma vivere. Due cose assai diverse”.

recensione
nuova stagione
libro quarto
un altro parto

Mauro Cremon


Lo scrittore:
Orso Tosco, scrittore e sceneggiatore, è nato a Ospedaletti nel 1982. E’ autore di racconti, romanzi e poesie. Per Rizzoli ha pubblicato L’ultimo pinguino delle Langhe, il primo capitolo della serie noir con protagonista il commissario Bova, con cui ha vinto il Premio Scerbanenco 2024. Nel 2025 è uscito il secondo capitolo della serie, La controra del Barolo. Entrambi i titoli sono disponibili in BUR.