Andreas Fulda – Se la Cina attacca. Uno scenario

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Editore Marsilio / Collana Nodi
Anno 2026
Genere Thriller politico
160 pagine – brossura e ebook
Traduzione di Francesco Peri


È il 2029, un attimo nel futuro adesso che è chiaro che la storia non si è per nulla fermata. Tanti eventi accadono nel 2029 nella fiction fantascientifica e postapocalittica ma non è quel 2029, è un altro evento, un’altra storia, qualcosa che potrebbe succedere proprio domani, senza novum, previsto, prevedibile.
La trama di questo anno memorabile si svolge non in un racconto o un romanzo d’inventiva; creatività e fantasia vanno ponderati e limitati, il realismo non è sufficiente e serve ulteriore prossimità al reale, verso un prodotto in cui fiction e non fiction tende ad essere indistinguibile. A questo fine serve uno strumento narrativo dove parametri e regole non letterarie sono importanti quanto la narrazione, un modo di elaborare il futuro di solito utilizzato nei war games, nei documenti di sicurezza nazionale, nei rapporti sul cambiamento climatico: lo scenario.
2029, Stretto di Formosa, il mondo come lo conosciamo e come lo stiamo vivendo, il solito balletto tra piloti taiwanesi e della Repubblica popolare cinese, una coreografia da Guerra fredda che continua e si ripete a tempo scaduto, questa volta, finisce male.

Wu è infastidito dalle parole di quel sinologo occidentale. Sembra non essersi mai curato dell’ideologia politica del partito o della cultura strategica dell’Esercito popolare di liberazione. Eppure ora quel signore dai capelli radi si sente in diritto di pronunciarsi sulle ambizioni geopolitiche della Cina. I sedicenti «esperti» non lo hanno mai convinto. Altro che cigno…, pensa Wu: già che ti intervistano in televisione, non era meglio parlare di un elefante nero? È come il proverbiale elefante invisibile al centro della stanza. Una volta un esperto di Singapore ha descritto così il fenomeno: «l’elefante nero è un problema sotto gli occhi di tutti, ma del quale nessuno vuole occuparsi, per cui si fa finta che non ci sia. Poi, quando il problema esplode, tutti si meravigliano. Sono sorpresi, scioccati, parlano di cigni neri».

Se la Cina attacca di Andreas Fulda svolge alcuni mesi dell’emersione di questo “elefante nero”: l’invasione, la conquista da parte della Cina comunista della democratica Taiwan. Politici da una parte all’altra dello Stretto, spie, diplomatici, ufficiali delle forze armate sono i personaggi di questa non fiction novel che si affannano, lottano in quello che sembra un appuntamento con la Storia in cui quasi tutti arrivano impreparati, sorpresi, sotto choc da un cigno grigio per cui avrebbero dovuto essere pronti. Come un’altra non fiction novel, Nuclear war a Scenario di Annie Jacobsen, il libro di Fulda è una parabola sulla fine del paradigma della deterrenza e un romanzo d’allarme sulle conseguenze terribili del denial. Fulda dedica, con merito, poco spazio all’invasione come operazione militare e mette in scena tattiche ed espedienti solo quando queste mettono in evidenza le fragilità che contano: le crepe nel centro di gravità (COG) di Taiwan e dei suoi alleati. I capitoli sono brevi così come tutto il libro e a tratti il potenziale è certamente non sviluppato appieno ma evocazioni, rimandi e coordinate sono tutte svolte in modo esauriente almeno per la lettrice e il lettore che segue la cronaca delle vicende internazionali e ha la possibilità di orientarsi sulla storia moderna della regione. Il libro sembra scritto principalmente per il pubblico tedesco e questo è un limite anche se non serve molta fantasia per immaginare le conseguenze dello scenario di Fulda per l’Italia e tutta l’Europa. Allo stesso tempo un merito della scrittura di Fulda è una sorta di dieta speculativa e immaginifica. Non inventa silver bullet o congegni magici come in 2034, a novel of the next world war di Ackerman e Stavridis, non inserisce nuovi Churchill, ignora roboanti e misteriose minacce di ammiragli americani. Fulda svolge lo scenario in modo chiaro, essenziale, senza ricorrere ad artifici emotivi. L’invasione non è rappresentata come la fine del mondo ma il chiaro inizio di un regno di incertezza e caos.

Mentre il leader dell’opposizione dà in escandescenze, i presenti studiano le reazioni di Lin. Che cosa ne pensa l’anziano statista? A volte si direbbe assopito. Ma in realtà ascolta, e con molta attenzione. Cala il silenzio. I politici del KMT attendono un pronunciamento sui fatti delle ultime settimane. Gli è tornato in mente un libro che da ragazzo ha letteralmente divorato, dice: Il romanzo dei Tre Regni. Il discorso di Lin è breve. Ringrazia il direttivo del partito per averlo invitato. Ormai è un uomo di una certa età, per cui non gli capita spesso di confrontarsi con i colleghi più giovani. Quindi cita l’inizio di quel classico: «Il mondo sotto il Cielo, dopo un lungo periodo di divisione, tende a unificarsi».

Anche se stringato e forse troppo disciplinato, il libro di Fulda riesce meglio di altri a mostrare il futuro prossimo della fine dell’ordine mondiale come lo conosciamo con grande lucidità, uno scenario realistico di macroguerre regionali, quasi un superamento del concetto stesso di “guerra mondiale” in cui sfere d’influenza si consolidano e collassano e il pianeta si riempie di scontri tra piccole e grandi potenze. Un mondo, proprio il nostro, in cui istituzioni, consuetudini e fronti interiori indeboliti lasciano che il cambiamento accada e in cui operazioni cinetiche e militari sono solo l’ultimo momento prima di fait accompli che appaiono inevitabili. Questa inevitabilità, questo virus narrativo, è motivo per cui, per quanto a tratti non brillante, il libro di Fuldas rimane interessante e importante. Non crediamo a uno sciame di IA o alla guerra nucleare o all’invasione di Taiwan come non crediamo a un’apocalisse zombie. Questa negazione è di per sé un rischio, è cosa buona provare a scuoterla sussurrando a chi legge: questo può davvero accadere.

Non accendete fuochi: in questa stagione anche fiamme che si suppongono controllabili causano disastri.

Antonio Vena


Lo scrittore:
Andreas Fulda, esperto delle relazioni tra Cina e Unione Europea, è professore associato di Scienze politiche presso l’Università di Nottingham. Collabora con quotidiani e riviste internazionali, tra cui «FAZ», «WirtschaftsWoche», «NZZ» e «Foreign Policy».