Editore Hodder & Stoughton General Division
Anno 2017
Genere Thriller
736 pagine – rilegato e ebook
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Una premessa: questa recensione si basa sulla lettura della versione originale, in inglese, del libro, già peraltro uscito da diversi mesi in italiano per la Sperling & Kupfer con la traduzione del sempre ottimo Giovanni Arduino.
Siamo a Dooling, una cittadina della Virginia Occidentale, colpita come tutte dalla crisi. Lo sceriffo, Lila Norcross, è chiamata sul luogo dell’apparente duplice omicidio di due spacciatori e produttori di metanfetamine. Lila è distratta da un problema che ha con il marito, il dottor Clint Norcross, psichiatra impiegato dal carcere femminile che sorge ai margini di Dooling, il quale a sua volta ha sospetti sul conto di Lila.
Nella zona del delitto Lila trova Evie, una bellissima donna seminuda che non ha alcun documento né sembra in grado di identificarsi correttamente. La porta quindi, in maniera provvisoria, al carcere, dove Clint e Janice Coates, la direttrice del penitenziario, stanno affrontando un problema con un secondino che ha abusato sessualmente almeno una prigioniera.
Nel frattempo, la vita a Dooling sembra proseguire normalmente.
Presto, però, qualcosa nel mondo comincia ad andare storto: quando una donna si addormenta, qualunque donna, di qualunque età, il suo viso si copre di una specie di ragnatela bianca, un bozzolo. Sono tutte chiaramente vive, respirano, ma non si svegliano. Il tentativo di rimuovere la ragnatela porta a conseguenze terribili per chi lo compie. Le donne dormono.

Man mano che tutte le donne di Dooling (e del carcere) si addormentano nonostante gli sforzi che alcune fanno per restare sveglie, gli uomini prendono in mano la situazione. Clint si ritrova costretto, suo malgrado, a gestire la prigione, mentre il vice di Lila, Terry, si dimostra inadeguato e si attacca alla bottiglia, lasciando in pratica la gestione delle forze dell’ordine a Frank, un accalappiacani irascibile. Presto, giunge a Dooling la voce che, nel penitenziario, Evie non si è addormentata come tutte. Anzi, che Evie dorme, ma anche che si sveglia normalmente.
La storia, raccontata così, è piuttosto interessante. Ma devo confessare di aver trovato le oltre 700 pagine di questo romanzo pesanti e difficili da leggere, tanto da aver impiegato oltre un mese a finirlo, pur essendo di solito un lettore abbastanza rapido oltre che un appassionato di Stephen King da ormai quasi trent’anni – anzi, un “Lettore Costante”, come King stesso definisce i suoi fedelissimi. Il problema non è l’incredibile numero di personaggi, che nei romanzi di King senior è quasi una costante (si vedano “The Dome”, “Cell”, ma anche il capolavoro “L’ombra dello scorpione” e il vecchio “La lunga marcia”), ma una sensazione che il brodo sia fin troppo allungato, che ogni episodio avrebbe potuto essere raccontato più brevemente. Si tratta della stessa sensazione che ho provato leggendo “Siamo tutti nella stessa barca”, la raccolta di racconti d’esordio di Owen King. Intuisco pertanto che si tratti di una caratteristica della prosa del più giovane tra i figli di Stephen.
Sia chiaro, “Sleeping Beauties” non è un brutto romanzo. A raccontarlo, è avvincente e interessante. Sarebbe di certo una serie televisiva molto interessante (e infatti pare che una sia in fase di sviluppo). Le continue sorprese mantengono il finale imprevedibile, ma manca qualcosa. I personaggi sembrano evolversi poco, molto meno di quanto siamo abituati a notare nei romanzi di Stephen King, e certi avvenimenti sono scollegati dal resto della storia. Ho ritrovato in questo “Sleeping Beauties”, tutte le caratteristiche che non mi hanno fatto piacere la narrativa di Owen, non stemperate a sufficienza da quelle che invece mi fanno amare Stephen.
A mio parere, “Sleeping Beauties” è un romanzo trascurabile. I “Lettori Costanti” vorranno leggerlo, ma moltissimi di loro, come posso notare anche dalle opinioni che trovo nei forum di discussione internazionali, rimarranno alla fine delusi, anche se non disgustati. Non è un libro brutto, non è una schifezza: è semplicemente un romanzo che la tira fin troppo in lungo, un romanzo che non sembra essere (e probabilmente non è se non in minima parte) opera di Stephen King.
Marco A. Piva
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Gli scrittori:
Owen Philip King, nato a Bangor nel 1977, è il figlio minore di Stephen King. Autore di due raccolte di racconti (la prima delle quali pubblicata da Frassinelli con il titolo Siamo tutti nella stessa barca) e di un romanzo, ha ricevuto diversi premi letterari per il suo lavoro. È sposato con la scrittrice Kelly Braffet.
Stephen King vive e lavora nel Maine con la moglie Tabitha. Le sue storie sono clamorosi bestseller che hanno venduto centinaia di milioni di copie in tutto il mondo e hanno ispirato registi famosi come Brian De Palma, Stanley Kubrick, Rob Reiner e Frank Darabont. Accanto ai grandi film, innumerevoli gli adattamenti televisivi tratti dalle sue opere. King, oggi seguitissimo anche sui social media, è stato insignito della National Medal of Arts dal presidente Barack Obama.












