Editore E/O Collana Dal Mondo
Anno 2026
Genere Noir
240 pagine – brossura e ebook
Traduzione di Giovanni Zucca
Questo è il secondo “Stavros” pubblicato in Italia da e/o ma differisce dal primo per un maggiore impegno nella descrizione della Grecia in trasformazione dopo la crisi del 2008.
Sophia Mavroudis è laureata in Scienze Politiche, ha una Specializzazione in relazioni internazionali e conflitti europei e mette a disposizione del romanzo questa sua formazione. La Grecia viene descritta come un Paese di accoglienza, di filoxenìa abitato da un popolo di immigrati e di diaspore che ha subito guerre, crisi e occupazioni. L’esilio, la perdita e lo sradicamento fanno parte della sua cultura e sono iscritti nei geni della popolazione.
Stavros contro Golia è dunque il secondo episodio della saga noir della scrittrice e ha come protagonista lo stesso commissario Nikopolidis, uomo forte e robusto ai limiti del sovrappeso con un BMI di 24.
Stavros ama il suo Paese, ama la sua cultura e si crogiola negli scritti del suo poeta preferito, Kavafis. Si fida dei suoi uomini nel cui petto batte un cuore greco. L’antagonismo e la rivalità con la confinante Turchia fa trapelare negli scritti che l’unico turco buono è quello morto e da lì si percepisce la profonda immedesimazione dell’Autrice con la cultura greca grazie alla competenza che le permette di capire i meccanismi perversi legati alle migrazioni e alle accoglienze in Europa.
Il Neonazionalismo dello Stato turco e le provocazioni da parte di Ankara rendono tesi i rapporti con Atene facendo capire quanto la Turchia laica, democratica ed europea sia ormai morta e sepolta. Attraverso la narrazione fluida e scorrevole vediamo una Grecia non ancora uscita del tutto dalla crisi: è una nazione esausta e si sta a malapena riprendendo dagli shock subiti negli ultimi anni dove economia e sanità pubblica sono state devastate. Non solo, ma la Grecia è nell’occhio del ciclone: milioni di rifugiati che si trovano in Turchia potrebbero cercare di raggiungere l’Europa attraverso lo Stato ellenico ed è soprattutto la vicina Turchia che incoraggia queste migrazioni rovesciando un sentimento nazionale in cui l’esilio dei greci non è più quello della partenza ma diventa un esilio interiore, là dove si sentono a disagio dinanzi al cambiamento: diventano cittadini estranei a loro stessi nel loro Paese.
“Se va avanti così l’Europa non avrà vita lunga” dice un personaggio del romanzo. “L’Europa è già morta” risponde il collega.
La trama – attualissima – ruota intorno all’accoglienza dei profughi cercando di filtrare quelli realmente in difficoltà da quelli appartenenti a fazioni terroristiche che usano i corpi inconsapevoli dei migranti per trafugare senza scrupoli armi, denaro e organi umani. La Grecia viene descritta come una nazione sotto assedio, impegnata a controllare i suoi confini mentre gli europei e il resto del mondo contano su di loro mantenendosi rigorosamente a distanza. Stavros e i suoi colleghi si trovano così a cercare di evitare una o più stragi in Europa e a impedire alla Turchia di destabilizzare la piccola nazione mandando terroristi e migranti a ritmi insostenibili. Questa umanità sfilacciata diventa un’arma di ricatto nei confronti dell’Unione Europea che la Grecia – tramite Nikopolidis – deve gestire da sola. Le similitudini con l’Italia e la Spagna, altre Nazioni esposte geograficamente ai flussi epocali sono evidenti.
L’autrice vuole sottolineare che il mondo ellenico non ha una cultura del dominio, della sottomissione, del rifiuto e della xenofobia perché ha integrato e assorbito tutte le altre culture con moto in espansione e non coloniale, mantenendo al suo interno divisioni e ferite oltre al dialogo. Elementi questi assenti in una certa “altra” cultura che sta cercando di imporsi in Occidente su basi religiose con le migrazioni.
La Grecia è evidenziata come ostaggio di Ankara a causa degli accordi tra Europa e Turchia già che quest’ultima minaccia di aprire le porte ai migranti ogni volta che si crea una tensione diplomatica.
La trama del romanzo è semplice e lineare: i personaggi sono descritti in maniera nitida permettendo di individuarne immediatamente la psicologia. La scrittura è veloce e coinvolgente nonostante i numerosi rimandi a frasi e citazioni in lingua originale e permette di immedesimarsi in un Paese mediterraneo che sta gridando al mondo l’angoscia della sua progressiva scomparsa. Una moltitudine di abitudini, ricette, tic rassicuranti e culture stanno affondando nelle acque dell’Egeo nella burocratica indifferenza europea che evita di essere islamofoba per accontentare criminali animati da istinti di sopraffazione e turisti alla ricerca di affitti a basso costo.
Alla sua seconda uscita Stavros non è ancora una serie ma ha tutte le carte per diventare tale e pure di livello.
Rinaldo Picciotto
La scrittrice:
Sophia Mavroudis, nata a Casablanca nel 1965 da padre greco e madre francese, è cresciuta in Grecia, paese che continua ad amare. Di sé dice di avere una doppia cultura, e una doppia sensibilità. Laureata in Scienze politiche con specializzazione in relazioni internazionali e conflitti europei, è stata insegnante, ricercatrice e consulente. L’autrice ha concepito il progetto seriale delle inchieste del commissario ateniese Stavros Nikopolidis, con il poliziesco e il noir come chiave per raccontare la Grecia, in magmatica trasformazione dopo la crisi economica del 2008. Il primo romanzo della serie, Stavros, pubblicato in Francia da Jigal nel 2018, è stato finalista ai premi Premier Roman Dora-Suarez 2020 e Lion Noir 2020. Sono finora seguiti Stavros contre Goliath (Jigal, 2020) e Stavros sur la route de la soie (Jigal, 2021).












