Editore Corbaccio
Anno 2018
Genere Giallo
320 pagine – brossura e ebook
Traduzione di Werner Menapace
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“Toni aveva quello sguardo nei suoi occhi, lo sguardo che ti rimane, talvolta per sempre. Lo sguardo che rimane a coloro che hanno visto qualcosa di spaventoso e indimenticabile. Qualcosa che ti si imprime nella memoria, nell’anima, nella mente.”
Siamo in Val Senales, Alto Adige, sul ghiacciaio sopra la località di Maso Corto, dove i turisti si godono piacevoli giornate di vacanza in attesa del Natale. E’ notte e una tormenta sorprende, nella sua area, il guardapiste Toni che è costretto a cercare rifugio in una delle baracche vicino agli impianti di risalita.
Toni ama il suo lavoro. Ama passare il suo tempo lassù, lontano da tutto e tutti, ma niente poteva prepararlo a quello che stava per succedergli. Mentre si trova al riparo e sta per appisolarsi, gli sembra di cogliere un baluginio nella tormenta che si avvicina pericolosamente al crepaccio. L’istinto lo guida fuori. Qualcuno lo tramortisce e gli ruba il gatto delle nevi per fuggire. Quello che sente dopo, è un forte odore di sangue e lo spaventoso contatto con una pelle fredda. Poi fugge in preda al panico in cerca di aiuto.
Il commissario Grauner e l’ispettore Saltapepe si trovano ad indagare su un caso complicato. Nel ghiacciaio c’è il cadavere di un uomo che da tempo si era ritirato a vivere in solitudine in una grotta. Ucciso, sembra, da una freccia conficcata nel collo. Molti i punti interrogativi che si celano dietro questa morte, soprattutto per le analogie della vittima con Otzi, il celebre cadavere del Neolitico, ritrovato in quello stesso luogo e nelle medesime condizioni diversi anni prima, e ora conservato nel Museo Archeologico dell’Alto Adige a Bolzano.
Sin dalle prime pagine sono stata trasportata dentro al libro. L’autore ha saputo dosare il giusto mix di suspence e atmosfera capaci di stuzzicare la mia curiosità. Inoltre, ha creato personaggi con particolarità che mi hanno coinvolta in questa storia ambientata nel presente, ma che deve parte del suo fascino al passato del genere umano ma anche di un luogo, con il suo bagaglio di tradizioni e cultura.
La figura del commissario Grauner, contadino all’alba e commissario per il resto della giornata, appassionato di musica classica, padre di una figlia nel periodo difficile dell’adolescenza, marito di Alba, “la pietra angolare della famiglia e della vita di Grauner”. Al suo fianco Claudio Saltapepe, trasferito da Napoli, amante del caffè e del calcio. Dopo diversi mesi, ancora non proprio a suo agio in questa nuova realtà dove si trova a vivere e lavorare, per le numerose differenze con il luogo dove è nato e cresciuto, ma soprattutto dove ha deciso di diventare poliziotto, luogo depositario di nostalgia ma anche di tristi ricordi.
Grauner e Saltapepe sono diversi, ma riescono a sfruttare questa diversità nel portare avanti le indagini da opposti punti di vista, in modo da escludere il meno possibile eventuali dubbi e sospetti. I due poliziotti si muovono in un paese che vive dei prodotti della terra e del turismo, dove tutti si conoscono da una vita e dove il sindaco è lo stesso da trentanove anni, il quale gradisce poco la loro intrusione preferendo risolvere la questione in proprio. Una cosa che invece li accomuna è il fatto di conservare, nel loro passato, il doloroso ricordo di qualcosa, che noi non sappiamo, ma che ha inevitabilmente modificato il corso delle loro esistenze. La vittima, Peppi Sattler, riesce ad essere protagonista anche da cadavere, in quanto tutta la sua vita, ma in particolare gli ultimi anni, è stata dettata da scelte non sempre comprensibili e per niente facili che lo avevano isolato in un ritorno alle origini.
Gli altri personaggi che troviamo implicati nell’indagine non sono mai completamente scagionabili, ma ambigui, con ombre a creare incertezza, quindi siamo portati a divorare i capitoli l’uno dopo l’altro per capire. Capitoli brevi, che si alternano ad altri più lunghi, dandoci il tempo di allentare il fiato, ma senza smorzare il ritmo dell’indagine dalla quale non ci sentiamo fuori fino a quando sarà certo chi sia stato ma, soprattutto, perché lo abbia fatto.
“A volte gli sguardi non dicono niente. A volte dicono quasi tutto. E infine sono i passi a svelare il resto.”
Federica Politi
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Lo scrittore:
Lenz Koppelstätter è nato nel 1982 a Bolzano ed è cresciuto in Alto Adige. Dopo gli studi di scienze politiche a Bologna e di scienze sociali a Berlino ha frequentato la scuola di giornalismo a Monaco. Ha collaborato con testate come «Tagesspiegel», «Zeit Online», il settimanale «Zitty» e altre riviste. «Omicidio sul ghiacciaio» è il suo primo romanzo.












