Editore Feltrinelli / Collana Narratori
Anno 2018
Genere Noir
267 pagine – brossura e ebook
Traduzione di Emiliano Bussolo
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Pubblicato da varie case editrici, Charles Willeford approda ora in Feltrinelli con Tempi d’oro per i morti. Uscito nel 2004 per Marcos Y Marcos, il cui titolo originale è New hope for the dead e tradotto da Emiliano Bussolo, il romanzo fa parte della “quadrilogia di Miami”, divenuta famosa per essere stata un’ottima serie di romanzi noir con Hoke Moseley come protagonista e anche per aver visto morire l’autore a distanza di poche settimane dall’uscita dell’ultimo capitolo, “Come si muore oggi”, nel 1988, all’età di 69 anni. Ironia della sorte, si potrebbe dire.
Un autore il cui viso, sulla seconda di copertina, ricorda molto Charles Bukowski o Derek Raymond, con un’autostrada di rughe a ricordare la vita complicata che ha vissuto, dall’aver perso i genitori sin da piccolo e vissuto con la nonna, all’arruolamento nell’esercito a 16 anni, ad aver svolto tante attività per sbarcare il lunario, approdando poi alla scrittura.
CAOS è l’acronimo per definire la città di Miami: C come corsie, A come Autostrade, O come ostacoli e S come svincoli.
Ma “caos” è anche Hoke Moseley, detective della squadra Omicidi il quale, insieme alla collega Ellita Sanchez, cerca di combattere la criminalità a Miami, anche se la vita privata ogni tanto prende il sopravvento. Ha un sacco di rogne: è divorziato, vive in uno dei sobborghi di Miami, è sempre senza soldi e all’improvviso si ritrova anche due figlie da accudire, visto che la ex moglie decide di rifarsi una vita e la prole non è compresa.
Se questo non bastasse, è in sovrappeso e il suo capo alla centrale decide che ci sono troppi cold cases che devono essere risolti. Anche Ellita Sanchez, di origine cubana, giovane e prorompente, si porta appresso il suo bagaglio di guai: ha superato da poco i trent’anni e vive ancora con i genitori. Un rapporto difficile con il padre la costringe a rivedere le priorità e il suo ruolo di figlia.
E mentre Hoke deve mettersi alla ricerca di una nuova casa dove poter vivere con le sue figlie, in un quartiere benestante della città, viene ritrovato il cadavere di un ragazzo, all’apparenza morto di overdose. Di droga ne gira tanta a Miami, ponte di collegamento della cocaina e del crack per tutti gli Stati Uniti, ora come nel periodo in cui si svolge la storia e molti giovani purtroppo ne fanno uso, ma quella che sembra una morte come tante non convince, soprattutto quando Hoke incontra la matrigna del defunto…
Strano personaggio, quello di Hoke, nato in sordina con il romanzo Miami Blues e sbocciato in questa storia, che da un lato accosta pensieri maschilistici quando parla delle donne e nel contempo ne è circondato: la collega, la ex moglie, le due figlie, la matrigna della vittima.
“Per una donna la migliore carriera è il matrimonio. (..) Come femmine, avete due possibilità. O lavorate, o sposate qualcuno che vi mantenga.”
I suoi metodi poco ortodossi mi ricordano il classico elefante che cerca di entrare in una cristalleria. E lo fa mentre spiega alle figlie come si vive a Miami, lo fa con la collega pensando che avrebbe potuto far guidare anche a lei l’autopattuglia ogni tanto, anche se deve guidare l’uomo, non la donna. Lo è anche quando con fare ironico parla dei cubani come a un popolo del Terzo Mondo, un coacervo di spagnoli, indios e neri, genericamente scuri.
Hoke ha la dentiera, è squattrinato, un marpione incallito con ancora qualche prurito da soddisfare sebbene prossimo alla pensione, ma anche padre e collega premuroso. Non è un eroe, non è infallibile. E’ un uomo che porta addosso tutti i difetti del genere umano. Ma proprio per questo molto più credibile. L’effetto sul lettore è di venire accompagnato da Charles Willeford a una gita scanzonata a Miami, come a voler sdrammatizzare una situazione irreversibile di corruzione e criminalità.
E tra ironia e mal di vivere, l’autore ci presenta cadaveri e assassini, forse entrambi vittime di una città ormai devastata fino all’anima, nella quale si ha l’illusione che oltre alle palme e al sole non ci sia più nulla che valga la pena di essere salvato.
Cecilia Lavopa
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Lo scrittore:
Charles Willeford nasce in Arkansas nel 1919 e muore a Miami nel 1988. A otto anni, rimasto orfano, si trasferisce a Los Angeles dalla nonna. Trascorre l’adolescenza vagabondando per l’America sui treni merci e a sedici anni finisce per arruolarsi nell’esercito. Durante la Seconda guerra mondiale si distingue come comandante nella 10ª Divisione corazzata e ottiene numerose decorazioni. Ha fatto l’allenatore professionale di cavalli, il pugile, l’annunciatore alla radio e il pittore. Autore di venti romanzi, è conosciuto soprattutto per la sua tetralogia di Miami che vede come protagonista il detective Hoke Moseley: Miami Blues (Feltrinelli, 2017), Tempi d’oro per i morti (Feltrinelli, 2017), Tiro mancino (Feltrinelli, 2018), Come si muore oggi. Dalle sue opere sono stati tratti numerosi film e sono inoltre servite da ispirazione a Quentin Tarantino per Pulp Fiction.












