Giorgio Ballario – Le nebbie di Massaua

1819

Editore Edizioni del Capricorno
Anno 2018
Genere Noir
352 pagine – brossura e ebook

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Giorgio Ballario torna in libreria con il suo nuovo romanzo. Siamo nel luglio del 1936, nell’Africa Orientale Italiana. Il protagonista del romanzo è Aldo Morosini, Maggiore dei Carabinieri, già noto ai lettori di Ballario per esser presente nei suoi precedenti romanzi. Qui si ammala di malaria ed è costretto a seguire le indagini da un letto di ospedale, affiancato dal fedelissimo maresciallo Barbagallo e dal fidato Tesfaghì ( scium-basci eritreo arruolato nell’arma, indigeno al servizio degli italiani con un grado corrispondente al maresciallo). Il caso da risolvere riguarda la morte, apparentemente suicida, dell’ingegnere Cacciavillani, trovato impiccato nella propria villa poco fuori Massaua, affacciata sulla spiaggia di Gurgussum. Si tratta davvero di un suicidio come sembra?

La vicenda ha qualche punto oscuro ed il Maggiore Morosini vuole vederci chiaro, eliminando ogni dubbio ed incertezza, seppur le sue condizioni di salute non gli rendano agevole il lavoro. Si scopriranno verità spiazzanti, nulla è come sembra, una persona apparentemente schiva e abitudinaria può custodire un segreto che capovolge le carte in tavola. Altri personaggi si susseguono: uno di questi è Mario Gramsci, fratello del famoso Antonio Gramsci, paradossalmente fascista, a differenza del fratello ben più noto per ideologie politiche precisamente opposte; il secondo, nonché co-protagonista, è Henry de Monfreid, personaggio bizzarro che ama la libertà e viaggiare per i mari fumando sigari indonesiani, senza responsabilità e il cui motto di vita è: “La vita è ben poca roba:nasci, cresci, fai alcune cose, invecchi e muori. L’unica differenza tra un uomo e un altro sta nelle cose che ha fatto o che non ha fatto”; ultima, non per rilevanza, è Suor Gianna, donna dal cuore apparentemente duro ma che nasconde tanta generosità e solidarietà.

Ballario è un maestro nella descrizione dei luoghi in cui si svolgono le vicende, tra villaggi e capanne, odori e sapori che si mischiano, colori e suoni, veri e propri “campi della fame” nell’indifferenza di cristiani e musulmani, bianchi e neri. Un libro che tocca vari temi tra cui quello della sofferenza dei bambini malnutriti, le malattie causate dalla scarsa igiene, la povertà… Tutti problemi che a distanza di quasi un secolo restano ancora lì, irrisolti. Non di poco conto è lo sfruttamento della manodopera da parte delle compagnie europee di estrazione mineraria; d’altronde “Dietro quale ricchezza non si nasconde un’azione illegale?”

La narrazione scorre velocemente, lo scrittore usa un linguaggio sempre essenziale, la scrittura è semplice e scorrevole, condita da dialoghi e soprattutto riflessioni. Proprio queste ultime occupano uno spazio importante nella dinamica del romanzo. Il protagonista Morosini porta sempre con sé il “De tranquillitate animi” di Seneca di cui vengono riportati dei passi interessantissimi sull’esistenza umana, sull’accettazione stoica della propria condizione, sulla ricerca del poco di buono che c’è intorno a noi senza lamentarsi, spesso infatti “è causa di morte la paura di morire”. I libri diventano un’ancora di salvataggio dalla quale non ci si può più separare, Mark Twain diceva che “sono per la gente che spera di essere altrove”, riempiono lo spazio vuoto della solitudine con cui ognuno di noi deve fare spesso i conti.

Gli eventi che si susseguono sono ricchi di avventura e portano al crollo del grande sogno dell’Africa Orientale italiana, proprio come un castello di carta. L’epilogo richiede coraggio, Cicerone calza a pennello con la sua massima “Summum ius, summa iniuria”, che tradotto significa “Una giustizia assoluta è un’assoluta ingiustizia”. In conclusione, questo romanzo è un mix perfetto di finzione letteraria all’interno di una cornice storica realista, con personaggi di fantasia e figure realmente esistite che danno luogo ad una storia assolutamente da leggere.

Vincenzo Stamato

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Lo scrittore:
Giorgio Ballario, è nato a Torino nel 1964, è giornalista e lavora a La Stampa. Ha pubblicato racconti in svariate antologie giallo-noir, tra cui, per Edizioni del Capricorno, Porta Palazzo in noir (2016) e Il Po in noir (2017), e sei romanzi: Morire è un attimo (2008), Una donna di troppo (2009), Il volo della cicala (2010), Le rose di Axum (2010), tutti appartenenti al ciclo del maggiore Morosini; Nero Tav (2013) e, per Edizioni del Capricorno, Il destino dell’avvoltoio (2017). Nel 2010 ha vinto con Morire è un attimo il Premio Archè Anguillara Sabazia e nel 2013 il Premio GialloLatino con il racconto Dos gardenias, pubblicato da Segretissimo Mondadori. Con Vita spericolata di Albert Spaggiari, biografia di un famoso ladro francese degli anni Settanta (2016), è stato finalista al Premio Acqui Storia. Fuori dal coro (2017) è una galleria di personaggi irregolari e controcorrente del Novecento. Dal 2014 è presidente di Torinoir, sodalizio di scrittori torinesi malati di noir.