Yrsa Sigurðadóttir – Il tempo della vendetta

2392

Editore Mondadori / Collana Omnibus Stranieri
Anno 2018
Genere Thriller
324 pagine – brossura e ebook
Traduzione di S. Massaron

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Una curiosa sensazione di tepore leggendo una scrittrice nordica che più nordica non si può. Yrsa, che oramai da un po’ chiamo con la familiarità di un’amica di lunga data, ottiene sempre da me non solo completa attenzione, ma assoluto amore nel suo modo di scrivere e di portare la realtà – e l’irrealtà – nelle pagine di un racconto. La concitazione di questi giorni, dove in tanti si sono prodigati a mettere bastoni tra le ruote e magari anche qualcosa d’altro, non mi ha impedito di trovare il tempo per lei: nei ritagli, negli attimi, nelle pause, nel silenzio notturno o del preludio all’alba. Tutto per riuscire ad arrivare a compimento di questo suo secondo romanzo del ciclo della “Casa dei bambini” e per pascermi del suo mondo di ghiaccio, che così di ghiaccio non è proprio per nulla. Apro il freezer, giusto per mettervi a temperatura, e procedo.

Come dicevo, siamo al secondo dei libri della serie della “Casa Dei Bambini” e se potevamo temere che iniziare una nuova serie potesse “abbassare” o “rallentare” Yrsa, beh veniamo subito sbugiardati: c’è molta più oscurità e coinvolgimento di quanto non ci fosse in “Mi Ricordo di Te”, il che è tutto dire. Come dicevo, più oscurità, ma anche maggior approfondimento psicologico perché la serie porta con sé l’approfondimento dell’eredità duratura del trauma infantile. Sebbene ogni storia affronti il ​​concetto di trauma da una diversa angolazione, qui c’è una corrente sotterranea comune. Attraverso questa serie, Yrsa presenta ai lettori casi in cui un male del passato, quello per cui la giustizia non è forse mai stata servita in modo appropriato, deve essere considerato nel presente. È una messa a fuoco incredibilmente d’effetto per una serie e ben si presta alle narrazioni oscure e contorte che l’autrice ricama soprattutto quando si tratta di storie di vite segnate in modo indelebile dalla violenza.

Il racconto vi lega alla sedia perché vi avviluppa nella sua tenebra che permea passato e presente. Nel passato, verrete condotti a seguire il caso inquietante di una ragazza che è andata a casa di un compagno di classe per usare il telefono e non è più tornata; nel presente, invece, seguirete i protagonisti Huldar e Freyja mentre indagano su una tremenda serie di scoperte: membra straziate che vengono rinvenute dove – ovviamente – non sarebbero dovute essere e senza alcuna traccia del corpo a cui appartengono… Fedelissima al suo status di scrittrice noir, Yrsa permea il tutto con una continua ed inesausta critica contro coloro che occupano gli scranni del potere e che si rifiutano di credere o sostenere che i bambini subiscano abusi nelle loro case, nelle loro famiglie. Anche quando la violenza è descritta o lasciata – volutamente –  fuori dalla pagina, sarete disgustati dalla depravazione della natura umana, ma non avrete mai una sola scena gratuita o usata per il semplice gusto di provocare uno shock al lettore. Come in altri casi sarete sempre più empatizzati da questa violenza a volere cercare giustizia per le vittime, rimanendo incollati alle pagine.

Nel caso non riuscisse quanto sopra, Yrsa intavola una trama superba, una storia con uno sviluppo narrativo ed investigativo che si danno man forte: Huldar, il detective della task force, e Freyja, la psicologa infantile con cui Huldar condivide un passato romantico. Huldar si ritrova ben presto coinvolto in una rete di segreti di lunga data ed Yrsa svolge un lavoro magistrale intrecciando una serie di trame diverse per creare un arazzo ricco e inquietante. L’autrice, metodicamente, mette insieme numerosi fili disparati per creare una rivelazione finale coerente e scioccante. Huldar e Freyja formano una squadra investigativa eterogenea: sono abbastanza spesso in conflitto tra loro, e il loro battibeccare – che definisce il loro rapporto di lavoro – è un momento di respiro in tutta quella gravità. Il loro non essere mai d’accordo, praticamente su tutto, e la loro dinamica alquanto opposta, aggiunge un tocco di umorismo e leggerezza a una storia altrimenti pesante. Grazie Yrsa. Buona lettura. (P.S. non dirò nulla sul fatto che il titolo c’azzecca come i cavoli a merenda rispetto a quello originale, ma lo sapete già, vero?).

Michele Finelli

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La scrittrice:
Prima di dedicarsi alla scrittura Yrsa Sigurðardóttir lavorava come ingegnere civile. Il cacciatore di orfani è stato primo nelle classifiche islandesi e ha vinto l’Icelandic Crime Book of the Year Award.