Marilù Oliva – Musica sull’abisso

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Editore HarperCollins Italia
Anno 2019
Genere Thriller
396 pagine – brossura e epub


Musica e abisso, due termini rappresentativi di questo nuovo capitolo con protagonista Micol Medici, ispettore di polizia, alle prese con un’indagine piena di mistero.
La musica ha e può avere sfaccettature diverse a seconda dei momenti della nostra vita che attraversiamo. È quella compagna instancabile e sempre presente ogni volta che ne abbiamo necessità, ogni volta che vogliamo sognare, riflettere, ballare, ricordare una persona, un luogo, una determinata situazione. Quelle canzoni che ci rubano l’anima perché in quel momento ci rappresentano, parlano proprio di noi, è come specchiarsi, è come vedersi attraverso parole non scritte da noi ma che ci descrivono come se le avessimo stilate di nostro pugno, le parole di altri che ci aiutano a descrivere i nostri sentimenti.
E Micol tra le pagine del libro sarà accompagnata da diverse canzoni, rappresentative del suo stato d’animo, ascoltate in cuffia, pausa necessaria tra indagini e inquietudini e per metterci in stand-by dal mondo e guardarci dentro.
Ma la musica può essere anche una danza di morte, assenza di luce, ricerca del nero e del buio. E quando questa danza di morte viene desiderata e voluta da un gruppo di adolescenti, allora davvero c’è solo spazio per un grande senso di inquietudine, paura che buona parte del mondo vada a rotoli e che diventi sempre più difficile frenare quel rotolare.

Un gruppo di adolescenti che – per una serie di motivi – sceglie il buio al posto della luce, la fine anziché l’inizio, l’abisso anziché la superficie.
L’abisso visto sotto due aspetti: come luogo vero e proprio, una location dove mettere in atto i propri progetti macabri, un posto che al riparo da occhi indiscreti fa da involucro all’interno del quale applicare un programma pianificato. E l’abisso dell’animo umano, quello ben nascosto, ma forse quello più pericoloso, quello che ci induce a compiere atti nefasti, senza via d’uscita. Atti compiuti da una mente lucidissima, il risultato ottenuto è quello voluto, desiderato con ogni fibra del corpo e della mente, ad ogni costo, nonostante tutto. La ricerca di una vendetta frutto di un dolore fortissimo che trova il suo unico sbocco nella crudeltà e nella ferocia, sangue chiama sangue, un circolo che non avrà mai fine.

L’autrice evidenzia in particolar modo, attraverso dei capitoli a loro dedicati, le voci delle vittime, le quali hanno il peso maggiore e ci parlano attraverso quei capitoli, si raccontano e ci raccontano i loro pensieri prima di lasciare per sempre questa terra, consapevoli di star attraversando una linea che una volta superata decreterà la fine. La fine di tutto. Dei loro sogni, dei loro progetti, della loro vita. Guardare la fine, dritta negli occhi, senza possibilità di scampo.
L’importanza di dar loro una voce, una voce che arriva dall’abisso, un abisso che non hanno scelto ma è stato stabilito per loro. Chi decide che non hanno più diritto di rimanere su questa terra? Perché viene deciso?
In fondo chi ha preso questa decisione ha ancora diritto di parola, può ancora esprimere le sue idee se pur febbrili e devastanti. Ma chi non c’è più? Chi non c’è più si perde nell’oblio. Allora chi scrive utilizza il proprio strumento, quello della parola attraverso le pagine di un libro, parola che può esistere oltre l’oblio, strumento che trasmette emozione in chi legge scorrendo con lo sguardo il senso struggente di quelle parole.
E poi c’è Micol, che di corporatura esile e minuta deve combattere.
Deve combattere in ambito lavorativo.
Il sovrintendente Iacobacci non la vede di buon occhio, è una donna, ispettore – quindi di grado superiore – ma pur sempre donna, quindi non meritevole del suo rispetto. Non la guarda neanche negli occhi quando le parla, il massimo del disprezzo possibile. Un uomo che non considera una donna, convinto che sia di un livello inferiore.
Virginia – medico legale e cara amica di Micol – le dice a proposito di Iacobacci: “Se il tuo collega è cortese e scostante è un problema suo. La maleducazione è un problema di chi la porta avanti, non di chi la subisce. Chi la riceve deve soltanto farsela scivolare via, come se fosse uno straccio puzzolente che non vuole tenere in mano.”
Deve combattere in ambito familiare.
Sua madre, Donatella, è una presenza molto forte nella sua vita. Le manda continuamente sms e pretende che le risponda subito, la chiama spesso mentre sta svolgendo il suo lavoro e Micol cerca di rispondere comunque alle sue chiamate cercando però di chiudere frettolosamente, aumentando la delusione in sua madre. Le richieste riguardano commissioni da svolgere, inviti a cena, e sono davvero continue. E se al momento Micol non può soddisfare le sue pretese, presa poi dal senso di colpa interviene per accontentare sua madre. Deve combattere nel campo dell’amore.
Non perché la sua storia con Roven proceda male, anzi. Roven la ama così com è, anche se non si trucca, anche se non veste alla moda, ama anche la sua cicatrice e per Micol è importantissimo.

Dopo “Le spose sepolte” che vede Micol svolgere le sue indagini a Monterocca, la ritroviamo con “Musica sull’abisso” trasferita presso la Sezione Omicidi di Bologna. La nuova indagine si rivelerà molto impegnativa e ricca di insidie. Una serie di morti che prese da sole non darebbero adito a nessun dubbio, ma collegate tra loro da un filo che arriva dal passato dimostrano invece che il dubbio è forte e potente.
Le sue capacità intuitive e investigative saranno il suo punto di forza a dimostrazione della sua intelligenza e capacità, checchè ne dica quella figura poco simpatica di Iacobacci.
In questo nuovo capitolo ritroviamo le tematiche tanto care a Marilù Oliva.
Il puntare il dito contro il sessismo e la denigrazione delle donne e il dare voce alle vittime perché non finiscano nell’oblio.
Tematiche per le quali si deve continuare a combattere senza mollare un attimo, proprio come combatte Micol che grazie alla sua sensibilità sfodera una grande forza, non è affatto semplice, ma mollare mai.

Cecilia Dilorenzo


La scrittrice:
Marilù Oliva, nata a Bologna, insegna Lettere alle Superiori. Autrice di due trilogie noir, ha vinto il Premio dei Lettori Scerbanenco con Questo libro non esiste (2016). Si occupa da sempre di questioni di genere. Ha curato le antologie Nessuna più – 40 autori contro il femminicidio e Il mestiere più antico del mondo? entrambe patrocinate da Telefono Rosa. È caporedattrice di Libroguerriero.it e cura un blog su Huffington Post.